La Macchina Sinner è composta da una spalla che ruota di 142 gradi quando serve, da gambe e braccia che spingono alla velocità di un giocatore di cricket, dalla testa di uno svedese anni Ottanta, il sinonimo perfetto di ragazzo normale. I dati fisici arrivano da un’analisi biomeccanica a cura dell’intelligenza artificiale: ne ha scritto Scott Spits su The Age. La suggestione sulla psicologia e il controllo mentale arriva da chi di svedesi anni Ottanta se ne intende, Mats Wilander, sette titoli dello Slam fra 1983 e 1988 venendo da Växjö, la città del museo di psichiatria.
Se a uno dei migliori ribattitori nella storia del tennis non lasci nemmeno una palla-break, ci deve essere qualcosa di speciale nel servizio, diventata una delle specialità preferite da Jannik. Quando a Djokovic hanno chiesto in cosa gli paresse migliorato Sinner, non ha avuto incertezze. Colpisce più forte la palla col dritto sulla diagonale di rovescio, ma è soprattutto il primo colpo che impressiona, la rimessa della palla in gioco. Curva in maniera differente. Serve in maniera più precisa e più veloce. Prima della finale contro Medvedev, la percentuale di game al servizio vinti da Jannik era del 98 percento. Solo Hubert Hurkacz e Andrej Rublev col 91 gli sono rimasti nei paraggi. Sinner non aveva avuto la migliore percentuale di prime di servizio [60%], ma poteva vantare un 78% di punti conquistati con quelle messe dentro. Numeri che sono stati spiegati con la mutazione nel movimento.

LA MECCANICA
La rotazione della spalla
The Age ne ha parlato con Machar Reid, responsabile dell’innovazione di Tennis Australia, responsabile dello studio dei dati attraverso una tecnologia di tracciamento scheletrico, utilizzata a Melbourne per la prima volta nel tennis professionistico. È lo strumento grazie al quale sono giunti alla conclusione che la spinta delle gambe di Sinner e i parametri di velocità del braccio sono all’altezza di un grandissimo giocatore di cricket. Siamo in Australia. Forse negli USA avrebbero parlato di baseball. Comunque. Reid sottolinea che «nei momenti importanti Sinner trova sempre una buona prima di servizio. Si vede che è passato da una tecnica di battuta con il piede indietro, a un’altra con il piede in alto. Quando i tennisti professionisti cambiano, lo fanno con l’obiettivo di ottenere una maggiore spinta verticale delle gambe». La velocità di esecuzione di Sinner è stata misurata a 1.9 metri al secondo. Viene dopo quella di Carlos Alcaraz [2.2 m/s] e Holger Rune [2.1 m/s]. Nella giornata di venerdì, in semifinale contro Djokovic, Jannik era arrivato a 2.09 metri al secondo. «Quando si muove un passo avanti con il piede posteriore verso quello anteriore, viene generata più spinta nelle gambe. Da un punto di vista meccanico – spiega Reid – il gesto allunga i muscoli della spalla in una sorta di azione-reazione. L’inerzia della racchetta e della parte superiore del braccio consentono di ruotare la spalla in modo più aggressivo».
La nuova tecnologia genera dati da 12 telecamere puntate su una trentina di punti dello scheletro di un giocatore per leggere meglio i movimenti. È una specie di VAR che non deve scovare errori o infrazioni, ma serve a capire. A studiare. Questa intelligenza artificiale [funziona nei motori di ricerca] – questa intelligenza artificiale ha scoperto pure una superiore capacità di Sinner nel mascherare il suo servizio. I suoi avversari restano all’oscuro più a lungo che contro altri giocatori. È merito della rotazione della spalla spinta fino a 142 gradi. Più è ampia, più si nasconde il servizio. Il lancio della palla è più centrale rispetto a un anno fa, «più a ore 12 che a sinistra» spiega Reid. Meno male che Medvedev non legge The Age. [Se è per questo non legge nemmeno Slalom].
Cambiamenti tecnici di questo tipo richiedono tempo. Tutto è stato graduale con Jannik e secondo Reid bisogna aspettarsi che si tratti solo della prima fase di un cambiamento, i cui effetti definitivi – sostiene – saranno evidenti quest’estate. [Forse a Wimbledon? – stiamo pensando a Slalom durante la traduzione]. La figura decisiva pare sia Darren Cahill, il coach che in passato ha telecomandato le carriere di Andre Agassi, Lleyton Hewitt e Simona Halep. L’intera squadra è cambiata. Si è messa al lavoro su un top-10 con la consapevolezza che la piattaforma di colpi fosse buona. Bisognava intervenire sulle minuzie, assorbire le novità, interpretarle in maniera naturale. Secondo Simone Vagnozzi, lo stile di Sinner era entrato in modalità monotonia. Giocava in modo sempre uguale.
LA TESTA
La cultura dello sci
Nel primo set della finale di Melbourne ha messo la prima di servizio con il 54% e nel secondo con il 65%. Ha avuto bisogno di salire al 68% del terzo e al 73% del quinto per ribaltare la partita. Una questione di spalla, di braccio, dice Mats Wilander soprattutto una questione di testa. “Non si è mai lasciato prendere dal panico. Questo è molto significativo in un giovane che stava giocando la sua prima finale in uno Slam e che si era ritrovato rapidamente sotto di due set a zero. Non sono sicuro di aver mai visto un’impresa simile da parte di un ragazzo di 22 anni” ha scritto su L’Équipe l’ex campione svedese, oggi commentatore per Eurosport.
“Ha saputo trovare le soluzioni per contrastare Medvedev, a sua volta protagonista di una partita del tutto inaspettata, come gli avevo mai visto giocare prima. Neppure Sinner, se lo aspettava, immagino. È riuscito a dare una svolta alla partita modificando le sue opzioni tattiche iniziali. Si è tirato un po’ indietro, soprattutto sulle seconde palle, un po’ come fa Nadal, si è preso del tempo. Nello scambio ha giocato più dritti in topspin, per respingere l’avversario e non esporsi alle sue contromosse sui colpi piatti. È diventato più pericoloso per Medvedev colpire forte”.
Testa, solo testa, secondo Wilander. “Il cervello di Sinner si è adattato meravigliosamente. Ha messo dei dubbi nella mente di Medvedev. Ha cambiato la sua visione del campo. L’unico momento in cui la partita è tornata alla trama che ci aspettavamo è stato nel quinto set. Medvedev ha sofferto fisicamente, Sinner ha potuto riprendere a pieno ritmo il suo gioco. È rimasto calmo, composto, pur restando determinato”.
E qui gli è scappato il paragone, forse – forse – perfino una specie di auto-proiezione. “In termini di combattività – ha scritto – Djokovic e Nadal non sono gli unici esempi da seguire. Sinner mi ricorda gli svedesi degli anni Ottanta: è un ragazzo incredibilmente normale. Questo gli dà il diritto di giocare con molta libertà. Tutto questo deriva dalla sua educazione. Anche dallo sci. Per i valori che trasmette, penso che la cultura dello sci sia una delle più brillanti nel mondo dello sport».