IL TEMA
Ora che l’attesa è finita, ora che la Cina è tornata con una sua ragazza in una semifinale a Melbourne, viene da chiedersi sotto traccia che cosa voglia fare il tennis di questo mondo, se usarlo come bacino commerciale, se accoglierlo dentro il perimetro ampio delle nuove gerarchie, se aiutarlo a crescere. Quel che la WTA nel frattempo ha già deciso è la fine dell’età del respingimento, la breve stagione dell’intransigenza, la messa al bando di un paese per il caso di Peng Shuai. Il circuito lasciò sul tavolo un pacco di milioni in nome di un principio, salvo rinunciare al principio quando ha fatto due conti e ha scoperto di non poterne fare a meno.
Qinwen Zheng aveva 11 anni quando Na Li vinse il torneo di Melbourne. Girano foto sui social [sotto]. Ha raccontato di aver visto e rivisto quella finale molte volte. Si è presentata in Australia come testa di serie numero #12. Ha vinto nove delle ultime 10 partite, l’ultima in rimonta contro Anna Kalinskaya. Lunedì farà il suo debutto nella Top-10, comunque vada a finire la partita contro l’ucraina Dajana Yastremska, arrivata a sorpresa con un lungo tragitto dalle qualificazioni. Nell’enfasi della celebrazione, poco conta che Zheng non abbia dovuto affrontare nessuna giocatrice fra le prime-50. Non accadrà eventualmente prima della finale [Sabalenka o Gauff]. Le sue avversarie hanno avuto una classifica media numero 78.8. Nel nuovo secolo è la terza giocatrice a spingersi in semifinale all’Australian Open senza aver battuto una testa di serie. Prima di lei ci soono riuscite Viktoria Azarenka nel 2013 e Sofia Kenin nel 2020. Tutt’e due alla fine alzarono la coppa. È ora la quarta giocatrice asiatica, uomini compresi, a poter giocare una semifinale prima di aver compiuto 22 anni, nell’elenco ci sono Kazuko Sawamatsu, Hyeon Chung e Naomi Osaka.
A lei, alla sua storia, alla sua storia nel contesto politico del paese, si è interessata la rivista culturale New Yorker ricordando che da tre anni in Cina non esiste il tennis femminile.
Gerlad Marzorati si domanda: “Ci sarà mai più? Il boom era una bolla? La Cina ha cambiato le sue politiche covid e si sta riaprendo al mondo, ma non vi è ancora alcuna indicazione che sia pronta, o desiderosa, di organizzare eventi sportivi internazionali”.
Qinwen Zheng non si allena lì. È cresciuta in Florida, si è trasferita a Barcellona con il suo allenatore catalano Pere Riba [“con l’obiettivo di migliorare il suo gioco di gambe sulla terra rossa spagnola”, si è costruita “un diritto scivoloso in topspin, penetrante. È longilinea e aggressiva, quando mette la prima di servizio è formidabile. Nella partita di primo turno contro la lettone Jelena Ostapenko agli US Open della scorsa estate ha chiuso con 21 ace”.
Vero. Lei è fantastica, ma “la Cina doveva essere il luogo in cui il tennis sarebbe cresciuto di più nel ventunesimo secolo, dove si sarebbero svolti nuovi eventi del tour, con le aziende cinesi pronte a sponsorizzarli generosamente, il posto dove racchette e scarpe da ginnastica sarebbero state vendute in quantità tale da rivaleggiare con il mercato statunitense, dove le migliori ragazze sarebbero diventavano stelle globali del gioco”.
Questo si domanda allora il New Yorker. Se esiste ancora un futuro brillante per la Cina o se stiamo guardando una luce che brilla intorno al capo di una ragazza sola.
IL TORNEO
Dayana Yastremska e la questione ucraina
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Il bello delle semifinaliste-shock in un torneo dello Slam è che una volta in semifinale non sembrano più così scioccanti. Lo scrive papele-papele Steve Tignor sul magazine Tennis a proposito di Yastremska, l’ucraina 93esima in classifica passata dalle qualificazioni. Non ci sono precedenti tra lei e Zheng.
“Yastremska colpisce con una potenza piatta e un ritmo iper-penetrante, Zheng usa più slice, ma le piace condurre il gioco. Zheng sembra un’atleta migliore, Yastremska un’attaccante più pura”.
Dayana porta l’Ucraina a due partite da un titolo che sarebbe storico. Sarebbe la 31esima nazione nuova a mettere la propria bandiera nell’albo d’oro degli Slam, la 14esima nel dopo-Serena.
Matthew Futterman su The Athletic ha raccontato il clima emotivo nel quale giocano le ragazze ucraine alle soglie del secondo anniversario dell’invasione dell’esercito di Putin. Dice che alcune di loro, come Kosyuk e la stessa Yastremska, hanno provato per più di un anno a darsi uno scopo più alto, “mettere la gloria dell’Ucraina in primo piano nei loro pensieri, quando entravano in campo ogni settimana. Amano il loro paese. Hanno amici in prima linea. Controllano i loro telefoni ogni mattina non appena si svegliano, per leggere aggiornamenti sulla guerra e assicurarsi che i familiari siano al sicuro. Aiutano a raccogliere fondi. Ma entrambe hanno scoperto che inseguire una palla gialla che vola veloce, servire nei momenti cruciali, è già abbastanza difficile da fare senza altri pensieri. Farlo sopportando psicologicamente il peso di una nazione devastata dalla guerra era francamente troppo”.
Non è stato facile accorgersene e accettarlo. Sono dovute venire a patti con i loro limiti emotivi, sapendo però che a casa c’è un popolo che esige da loro fermezza di fronte alle avversarie di Russia e Bielorussia. Quando la 16enne Kotliar è andata a stringere la mano alla sua giovanissima avversaria russa, il suo papà si è affrettato a scusarla.
Parlando a Melbourne, Kostyuk ha detto che all’inizio della guerra sentiva di «voler salvare tutti da tutto. Ma non puoi farcela. Quel che probabilmente ho imparato di più da tutto questo è che prima bisogna aiutare sé stessi». Così Kostyuk ha cominciato a giocare le sue partite senza pensare alla nazionalità dell’avversaria. La stessa Yastremska ha dovuto superare Viktoria Azarenka, bielorussa. Aveva un vestito a strisce gialle e blù, “ma a differenza del passato – scrive The Athletic – ha cercato di far sì che fosse semplicemente una partita di tennis”. È originaria di Odessa. Quando era a Brisbane per il torneo all’inizio del mese, un razzo è caduto sulla casa di sua nonna.
Nel passato di Yastremska ci sono un paio di vicende controverse. Nel 2020 era stata sospesa per alcune tracce di una sostanza vietata presenti in un test delle urine. La federazione internazionale ha revocato la squalifica sei mesi dopo, un tribunale indipendente aveva appurato l’assunzione involontaria di un metabolita del mesterolone. Una seconda volta ha ricevuto delle critiche per aver pubblicato una foto in cui metà del suo corpo era dipinta di nero, nel tentativo di trasmettere quello che secondo lei era un messaggio di uguaglianza.
Sabalenka vs Gauff
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Era dal 2008 che tutte le semifinaliste dell’Australian Open non avevano meno di 26 anni. L’altra volta si chiamavano Maria Sharapova, Ana Ivanovic, Jelena Jankovic e Daniela Hantuchova. È un torneo sorprendente, allora? Sì e no, come fa notare l’account Telegrammi di Tennis: “Il tabellone WTA dal caos più puro negli ottavi ha ritrovato un suo ordine per le semifinali: la vincitrice dell’ultimo slam, la campionessa in carica, la più forte delle nuove leve e ancora un elemento di follia, che ci sta sempre bene”.
Il magazine Tennis sostiene la tesi: “Con le teste di serie n. 2, 4 e 12 tra le quattro semifinaliste, l’ordine è stato ampiamente ristabilito. Ma chi fermerà Cenerentola?”.
La partita più nobile è la riedizione della finale giocata a New York qualche mese fa. Sabalenka è arrivata in semifinale in tutti gli ultimi tre Slam senza mai portare a casa il trofeo. Per due volte, al Roland Garros e a Wimbledon, si è fatta rimontare. Secondo Tennis Cori Gauff Gauff dovrà giocare meglio di quanto abbia fatto nella sua ultima partita, quando ha avuto qualche difficoltà col dritto.
in tv giov 25 ore 9.30 Eurosport: Gauff vs Sabalenka | a seguire: Yastremska vs Zheng