IL TEMA
La differenza che passa tra una pioniera e un’eccezione non si capisce in tempo reale. È la stessa che esiste tra una cometa e una meteora. Bisogna sedersi e aspettare. In Cina sono delle eccellenze in questo campo. Hanno atteso una decina d’anni e adesso lo sanno. Na Li era una caposcuola. La sua scia era una traccia, non il bagliore di un momento. Sei giocatrici del paese si trovano adesso fra le prime-100 al mondo. Qinwen Zheng è a una partita di distanza dalla semifinale di Melbourne e virtualmente numero #11. Dietro di lei ci sono Lin Zhu, Xinyu Wang, Xiyu Wang, Yue Yuan, Zhuoxuan Bai e Yafan Wang. Quasi tutte sono state formate all’estero grazie ad accordi internazionali, decisamente tutte hanno avuto Na Li come modello.
Dieci anni fa Gianni Clerici giunse a considerarla – scrisse – “l’autentica n. 1 del mondo in un momento nel quale Serena e Sharapova latitano”. L’aveva ribattezzata Li-Na – all’italiana – dicendosi affascinato da lei sin dai tempi in cui aveva interrotto per un paio di anni la sua carriera per laurearsi, “ciò che appare quasi incredibile – scrisse su Repubblica – in un mondo ormai vittima del muscolo”. Aveva poi destinato i suoi premi alle vittime di un terremoto a Yushu e infine decise di licenziare il suo coach per assumerne un altro, una pratica del tutto comune se il coach mandato via non fosse stato suo marito. Lei spiegò che Jiang Shan rimaneva il capo-famiglia, così disse, per carità, ma le decisioni sulla tecnica e sulla tattica – ecco – quelle le avrebbe prese da sola. «Adesso spero che il nuovo allenatore mi insegni il rovescio a una mano» rispose e sorrise, spiritosa com’era.
La nuova Cina è arrivata. A Qinwen Zheng si è dedicato il giornale spagnolo El Pais perché si fa allenare da Pere Riba, catalano, convinto che nel tennis i riferimenti siano essenziali per creare una scuola. La Cina non aveva una storia o una tradizione fino a Na Li, tornata in questi giorni a farsi vedere in tribuna a Melbourne Park. Le immagini di quella sua lontana finale sono state viste e riviste, imparate a memoria da Qinwen Zheng. Ha cominciato a lavorare con Riba prima che compisse 18 anni, prima che cioè arrivasse Cori Gauff a mettere in dubbio il loro accordo.
C’è la multinazionale IMG dietro Zheng, rovescio a due mani, 1 metro e 78 d’altezza. La sua storica base di lavoro è in Florida, ma di recente si è trasferita a Barcellona. L’anno scorso ha vinto i trofei di Palermo e di Zhengzhou, oltre i Giochi Asiatici. È stata votata dalla WTA rivelazione dell’anno. È la affilata punta di penetrazione del tennis sul mercato asiatico, dove gli uomini fanno ancora un po’ fatica a farsi strada con una racchetta in mano. Peter McNamara, ex doppista campione Slam e un tempo coach di Qiang Wang, una volta ha detto che «in Cina gli uomini che stanno bene sono viziati, le donne invece lavorano con uno spirito di abnegazione pazzesco. I maschi ti dicono un giorno no e l’altro sì: coach sono stanco, non mi va di allenarmi. È un problema di cultura».
Shang Juncheng è il nome nuovo su cui la Cina confida per cambiare panorama e prospettive anche nel circuito maschile. A Melbourne è stato eliminato da Carlitos Alcaraz, diventando il primo avversario più piccolo mai affrontato dallo spagnolo nella sua carriera. Shang ha 18 anni, occupa la posizione 139 al mondo, è il terzo miglior giocatore del suo paese. Il numero 1 rimane Zhizhen Zhang – da lunedì prossimo nei top-50 al mondo. Cristian Sonzogni su Supertennis ha scritto che la Cina è fatta di un miliardo e 400 milioni che ancora conoscono il tennis poco e male, mentre continuano a rivolgere le loro attenzioni quasi completamente al tennis tavolo. Juncheng si preannuncia “come prossima vera star del circuito. Non presenza folcloristica, bensì capace di puntare ai bersagli più prestigiosi”. A guardare le classifiche spicca come il secondo migliore al mondo tra gli Under-19 ditero il ceko Mensik, tra gli Under-20 è nei primi cinque. Supertennis si chiede se da solo può cambiare un movimento. Risposta: “Sì, sarebbe non soltanto possibile ma anche probabile, perché la società cinese ha particolarmente bisogno di leader, in ogni settore. Di qualcuno che indichi la strada. I trionfi di Li Na, una decina di anni addietro, furono seguiti con una certa curiosità ma anche con distacco dalla maggior parte della popolazione. Eppure, provocarono un boom del tennis femminile, con tante richieste di accesso alle scuole, che tuttavia permanevano (come del resto sono ancora oggi) molto care e certamente non alla portata di tutti”.
Zhizhen Zhang non è bastato. Non è un ragazzino, “a 27 anni è difficile che si possa portare con sé dei sogni di gloria assoluta. Shang, invece, riassume tutte le caratteristiche che servono: è giovane, è forte, è cinese fino al midollo anche se poi per farsi tennista professionista ha dovuto prendere altre strade, finendo in America, a Bradenton”. È figlio dell’ex calciatore Shang Yi e dell’ex giocatrice di tennistavolo Wu Na. Se davvero sarà l’equivalente di Na Li si vedrà. Bisogna sedersi e aspettare.
quando alle 9,15 di mercoledì mattina: Kalinskaya vs Zheng [quarti di finale]
IL TORNEO
Le ore piccole sono un problema
Sessismo. Questo è stato. Quando gli organizzatori dell’Australian Open hanno chiesto ad Aryna Sabalenka di trasferirsi su un campo più piccolo, nel pieno di un’altra giornata di caos nella programmazione, si sono presi una libertà che con un uomo non avrebbero osato immaginare. Lo hanno detto due uomini, Tim Henman e John McEnroe, commentando su Eurosport la proposta di far traslocare la partita della bielorussa campionessa in carica dalla Rod Laver Arena, dove le due partite precedenti erano durate più di tre ore e dunque si cominciava a tenere di finire di nuovo oltre le tre del mattino. Sabalenka e la sua avversaria Barbora Krejcikova si sono rifiutate di passare alla Margaret Court Arena da 7.500 posti.
Il Telegraph racconta che le trattative sono cominciate quando Fritz e Djokovic cominciavano a tirare per le lunghe. Un primo game da 16 minuti, un primo set da 84. Quando è iniziato il terzo, la partita aveva già toccato le due ore e mezza. Sabalenka ha spiegato di aver semplicemente risposto vediamo come va. Ma quando Novak ha vinto 6-2 il set, ha pensato che non fosse il caso di andarsene su un altro campo per far entrare Sinner e Rublev. Sabalenka racconta che casomai potevano chiedere a Sinner e Rublev di spostarsi, era quella l’ultima partita. L’aggiustamento, uno qualunque, avrebbe comunque richiesto un rimborso parziale del biglietto ai tifosi. Le condizioni di vendita prevedono che la sessione notturna abbia in programma due partite. McEnroe fa notare che se avessero spostato Sinner-Rublev e il match di Sabalenka fosse finto 6-0 6-1 si sarebbe scatenato l’inferno.
Nonostante l’impegno e le promesse degli organizzatori, la programmazione di Melbourne è rimasta un problema. Sinner e Rublev hanno iniziato a giocare alle 22 e 45. Hanno finito all’una e mezza. I primi sette giorni degli Australian Open 2024 si sono conclusi tutti dopo mezzanotte. Medvedev è stato un caso limite, ma anche Felix Auger-Aliassime ha finot all’1.40. Nessuno ha eguagliato il traguardo delle 4.05 toccato da Andy Murray l’anno scorso, né le famigerate 4.38 di Lleyton Hewitt e Marcos Baghdatis nel 2008.