Per la terza volta c’è un’Inter-Lazio in Supercoppa. Dopo, comunque vada, avremo una finale del Napoli diversa dalle altre: ha sempre e solo avuto la Juventus per avversaria. L’Inter ha vinto 7 volte il trofeo, la Lazio 5, il Napoli 2. Della seconda semifinale Paolo Tomaselli sul Corriere della sera: sottolinea il fatto che “all’Olimpico l’Inter reduce da un lungo tour de force (e senza Pavard e Dumfries sulla destra) ha gestito e vinto una gara nella quale la Lazio ha condotto per 40’ il gioco, venendo punita da un assist involontario di Marusic a Lautaro e poi da un gol di Thuram su altra leggerezza difensiva. Rispetto a quella prova di maturità Inzaghi sta ritrovando una squadra di nuovo brillante. Il campionato è distante, quindi l’Inter scenderà in campo con i titolarissimi (ballottaggio Darmian-Dumfries a destra e Barella-Frattesi a centrocampo). La partita con l’Atalanta verrà recuperata il 28 febbraio e la Juve rischia di presentarsi allo scontro diretto a San Siro del 4 febbraio in veste di «ladro», cioè avanti in classifica”
| Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio parla di una partita che sarà governata dall’istinto e dall’ispirazione dei due allenatori. Nello stadio di saudita, Inzaghi e Sarri si sono già incrociati nel 2019. Il trofeo lo vinse l’interista che però era laziale. “Fisicità e talento – dice il quotidiano romano – nerazzurri favoriti. Mau conta sugli effetti speciali”.
Nel suo commento Alberto Polverosi scrive che “il pronostico sarebbe stato un po’ meno nerazzurro se la Lazio avesse potuto contare sul miglior Immobile e non su un giocatore che sta ancora cercando il meglio di se stesso. L’Inter quel giocatore ce l’ha, è il capocannoniere del campionato, Lautaro Martinez, che con 18 gol sta quasi doppiando il suo primo inseguitore Giroud. Per la Lazio è un trofeo che conta e che può dare alla stagione un’immagine brillante, di sicuro l’arricchisce non poco. Per l’Inter invece è solo una coppa in più. Vale più per Inzaghi che per il club. Con i successi nelle coppe nazionali, Simone ha salvato la sua panchina nelle ultime due stagioni, ma quest’anno per andare oltre ha bisogno dello scudetto”.
| Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport pensa che “la strategia del Comandante parte da qui: dalla necessità della partita perfetta, da una concentrazione feroce e dalla massima pulizia tecnica, specie in difesa. Ma, in questo senso, la Lazio delle 5 vittorie di fila è cresciuta parecchio. Per dire: 7 gol subiti nelle prime 4 di campionato (3 perse), solo 2 nelle ultime 4 tutte vinte. Anche Sarri potrebbe esercitare la sua forma di rispetto davanti alla mediana più forte d’Italia, sacrificando Luis Alberto per una linea più muscolare: Guendouzi, Cataldi, Vecino. Contro l’Inter, 4 volte su 5, il Comandante ha lasciato in panchina lo spagnolo. Anche in questo campionato. In quello scorso, Luis Alberto entrò e segnò il gol più pesante. La grande tentazione dell’ultima ora è Ciro Immobile subito, nonostante i soli 11 minuti di rodaggio col Lecce. Nel caso Felipe Anderson torna a destra. Nessun falso 9 in casa del bomber più vero del mondo: CR7. Lautaro contro Immobile: super”.
I duelli previsti dalla Gazzetta: Lautaro-Romagnoli, Dimarco-Lazzari sulla fascia, Calhanoglu-Cataldi in regia, Pavard-Zaccagni, Mhitaryan-Guendouzi.
La prima semifinale
A Napoli sono finiti nei paraggi di Totò che vende la Fontana di Trevi. Nei panni del Principe della risata: Walter Mazzarri. La Fontana di Trevi è la Grande Bellezza di Luciano Spalletti. Deciocavallo è il signore che si è fatto fotografare a Riad come uno sceicco. Riassunto delle puntate precedenti. Dopo dieci anni trascorsi per metà senza una squadra e per l’altra metà a farsi esonerare, Walterone si auto-candida alla panchina del Napoli mentre Rudi Garcia ancora la occupa attraverso influenti amici giusti, si fa intervistare, mette in giro la voce che conosce a memoria il 4-3-3 dell’attuale cittì, ha visto tutte le partite, sottinteso: datemi il Napoli e vi farò rivedere quel gioco là. Consegna il suo curriculum in questa maniera buffa, chissà come funziona, si fa prendere e appena può – zac – si rimette a tre dietro, che significa difesa a cinque e contropiede. Ora cosa dice? «Non si può replicare Spalletti». Un bel remake calcistico di Totò Truffa. Che a questo modo abbia battuto la Fiorentina per 3-0 nella semifinale di Supercoppa italiana è rilevante stamattina. È nei titoli e Walterone è un eroe. Al prossimo 0-0 in casa, alla prossima sconfitta senza tiri in porta, diventerà il suo peccato mortale.
| Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio sottolinea: “La sera in cui Mazzarri, in uno slancio d’orgoglio ha rifatto se stesso, gli dei l’hanno premiato”. Solo che gli dei ogni tanto si distraggono. Hanno pure i fatti loro a cui badare. Certe volte perfino si indispettiscono delle fortune altrui.
| Alessandro Barbano, sempre sul Corriere dello Sport-Stadio, sintetizza: “Beata sincerità. Quando non hai più nulla da perdere, tanto vale essere se stessi. E basta con questo 4-3-3 a cui hai giurato fedeltà in un’intervista a Ivan Zazzaroni che pure ti è valsa, in qualche modo, la panchina azzurra. Basta inseguire l’eredità, o piuttosto il fantasma di Spalletti. Mazzarri torni a essere Mazzarri, il più datato, il più tradizionale, ma anche uno dei più esperti allenatori del campionato. Quindi: 3-4-3, che dopo il primo gol diventa 5-4-1. E giochiamo come sappiamo giocare. Con prudenza tattica e coraggio agonistico, senza strafare, coperti dietro come non mai, con più libertà per Lobotka, che se la prende e torna a dettare legge a centrocampo, e con il contropiede che torna a essere la spina del Napoli. Un decennio è passato d’emblée: Mazzarri imbriglia la Fiorentina nella sua gelatinosa tela del ragno, poi la colpisce con Simeone, imbeccato da uno stupendo corridoio di Juan Jesus. E poi si mette in trincea, in attesa del novantesimo che prima o poi arriverà. È bello? No. È giusto? Neanche. Funziona? Sì, funziona”.
Intanto intorno a De Laurentiis succedono cose.
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