Pam. Ace. Pam. Ace. Pam. Ace. Cinque giocatrici ne hanno messi in campo dai 10 in su durante il primo turno a Melbourne. Caroline Garcia è arrivata a 13. Venti giocatori del tabellone maschile sono andati dai 17 in su. Dodici di loro si sono spinti oltre i 20, Hugo Grenier ne ha segnati 31 e Alejandro Tabilo 34, più di tutti a Melbourne. Alejandro è nato da genitori cileni in Canada. Cinque anni fa ebbe problemi di sovrappeso, arrivò a quasi 100 chili e soffriva di dolori alla parte bassa della schiena. Sprofondò intorno all’800esimo posto. Cercò un rimedio, ma non era quello giusto. Calò drsaticamente fino a 65 chili e non aveva più muscoli, aveva perso anche la potenza. Dovette fermarsi per quattro mesi e prepararsi, dovette dare al corpo un equilibrio. Ora che Tabilo pesa intorno ai 75 chili, al servizio è diventato un pericolo pubblico.
Quando servi, non c’è nulla che non dipenda da te stesso. Negli anni Novanta i grandi battitori diventarono una specie di nemico pubblico da contrastare. A ogni pioggia di ace di Goran Ivanisevic o di Pete Sampras, spuntavano petizioni e richieste per alzare la rete, appesantire le palle, accorciare il campo. Un giorno la tendenza si è invertita. Quasi senza che ce ne accorgessimo, sono andati al potere i giocatori grandi alla risposta. I Rafa Nadal, gli Andy Murray, i Novak Djokovic. La faccenda è diventata misteriosa. Quando sei al servizio, hai tutto il tempo per organizzarti. Hai il tempo di visualizzare la scena e di scegliere con quali parametri giocare. La direzione, la velocità, la forza. Quando sei in risposta, non c’è nulla che tu possa fare per primo, se non ri-organizzare la scena, riscriverla. Cominciando dal distinguere il tempo di reazione dal tempo di esecuzione. Il primo misura quel momento in cui raccogli informazioni sullo spettacolo che si tiene nei paraggi. È il tempo impiegato per innescare un movimento. Il secondo è l’istante della contro-azione. Più o meno.
Sei decimi di secondo. Questo è approssimativamente il tempo che un servizio da 200 km orari impiega per coprire la lunghezza di un campo da tennis. È anche il tempo in cui chi ribatte deve mettersi in condizione di vedere la palla, arrivarci, colpirla, e per giunta colpirla bene. A leggerla così pare impossibile. Eppure succede. All’arte di questa meravigliosa impresa L’Équipe ha dedicato un servizio, ricordando l’esistenza di “testimonianze e studi scientifici che hanno contribuito a svelare il mistero”. Caroline Martin, esperta di biomeccanica, sottolinea l’importanza della lettura dei gesti e dei movimenti anticipati. Julien Benneteau, ex top-30 e bronzo ai Giochi di Londra, sostiene che abbiano un ruolo anche la memoria corporea e l’immaginazione. L’Équipe cita il saggio Stratégies visuelles et initiation du mouvement au retour de service. Le tennis dans la société de demain – un classico del genere a cura di Lionel Crognier ed Emmanuel Bayle.
È sorprendente scoprire che esistono oltre sessanta studi di questo tipo, come hanno svelato gli spagnoli Carlos Avilés, José A. Navia, Luis M. Ruiz e Óscar Martínez de Quel in un’analisi pubblicata nel luglio 2019 sulla rivista Psychology of Sport and Exercise. Li hanno sfogliati tutti e a loro volta sostengono come dopo quarant’anni di ricerche non è stata ancora trovata la prova che i giocatori di tennis più esperti sappiano muoversi in anticipo, prima che la palla venga colpita. L’azione della risposta si basa soprattutto sugli elementi che si dispiegano attorno alla battuta e al primo tratto di strada fatto dalla palla in volo. Sempre che si possa parlare di strada per un viaggio che si tiene in aria.
Comunque. In questi primi tre giorni a Melbourne, Hubert Hurkacz è arrivato a servire a 226 km orari e Cori Gauff a 198 grazie al suo nuovo consulente Andy Roddick. Dieci uomini sono andati sopra i 220, tredici donne sopra i 190. Il migliore nella risposta a una prima di servizio è stato Jason Kubler [47 punti in cinque set contro il colombiano Galan], seguito da Hugo Grenier con 42 punti. Chi ha risposto meglio tra le donne è stata Ekaterina Alexandrova, con 37 punti sulla prima di servizio altrui, Lucia Bronzetti dietro di lei è arrivata a 36.
Qualche decina di righe più su, Grenier era quello dei 31 ace. Viene dalle qualificazioni. Povero Auger-Aliassime che se lo deve trovare di fronte.
IL TORNEO
Com’è crudele un ritorno
Sembra il titolo di una canzone di Franco Califano. E invece si tratta del tema del tennis in questo inizio di 2024. Il ritorno di Rafa Nadal è durato tre partite. Le ha consumate tutte a Brisbane, a Melbourne non è mai arrivato, così di ritorno ce ne proporrà ancora un altro. Delle otto mamme al rientro dopo il parto si è detto in abbondanza. Denis Shapovalov è rientrato dopo sei mesi di sosta per uno strappo al tendine rotuleo. Amanda Anisimova è stata fuori diversi mese per prendersi cura del suo benessere psicologico. Emma Raducanu ha dovuto operarsi a due polsi e una caviglia. Andy Murray ha perso il conto delle volte che si è fermato e poi è ripartito. L’istituzione della classifica protetta è un contrappeso di ATP e WTA alla crudeltà del tennis, “un gioco che essenzialmente punisce i giocatori per il tempo trascorso lontano dai campi. I punti in classifica scompaiono. Non esiste una tutela del lavoro come accade a un atleta di uno sport di squadra. Non ci sono partite d’assaggio in un campionato minore per facilitare il rientro. Soprattutto va messa in conto la sofferenza, lunghi mesi fatti più di sconfitte che di vittorie, cercando di riscoprire il tocco, il tempismo e la libertà di giocare senza doversi preoccuparsi del fatto che il prossimo tiro potrebbe essere di nuovo l’ultimo”.
Così ha scritto Matthew Futterman in un pezzo di The Athletic sui molti rientri visti a Melbourne in questi giorni. Shapovalov avrà bisogno di otto-nove partite per risentirsi sé stesso. Sebastian Korda ha detto lunedì che sta reimparando a giocare, dopo l’infortunio al polso. Naomi Osaka ha confessato di essersi presentata a Melbourne con una vocina nella testa che sfidava la sua fiducia, la sua idea che sarebbe arrivata sulla Rod Laver Arena per alzare la coppa. Invece, “per gran parte della partita – ha scritto Futterman – Caroline Garcia ha fatto a Osaka quello che Osaka faceva a tutti le altri, prendendo l’iniziativa, con i piedi dentro il campo, costringendola ad affrontare quel tipo di potenza e di ritmo che spingono a indietreggiare. Ci sono stati momenti in cui Osaka è stata all’altezza della prova, eguagliando Garcia in potenza, ma non abbastanza, non ancora. I ritorni sono duri e il tennis raramente fa del sentimentalismo”.
Naomi sbrigati
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Forse è sentimento, forse è una forma di Realpolitik di cui scrive Gerald Marzorati sul New Yorker, quando dice che Naomi Osaka torna al tennis proprio quando il tennis ha bisogno di lei.
“Il gioco è diventato ancora più atletico durante la sua assenza, la velocità e il movimento esplosivo non sono mai stati i suoi punti di forza. Osaka è stata più di una campionessa. Quando ha vinto il suo primo Australian Open, nel 2019 era sulla buona strada per diventare un’icona globale. La sua disinvoltura sui social media, il suo senso della moda alto-basso, la sua sensibilità erano emblematici di una generazione. Si descriveva come timida ed esprimeva disagio nell’essere intervistata”, eppure – dice Marzorati – riusciva a rispondere in modo delizioso. Era sincera, era ironica. “Essere multirazziale aggiungeva del fascino. Quando ha deciso di comprare una casa, non si è stabilita in Florida, dove vanno molte tenniste, ma a Los Angeles, dove ci sono le pop star. Non sembrava a disagio con la celebrità”.
Dopo – è andata come è andata. Il New Yorker dice che “quel momento è svanito, ma il potere da star di Osaka rimane, e il tennis femminile potrebbe trarne vantaggio. Nessuna giocatrice attuale trascende lo sport come lei. Ha un senso acuto dell’intrattenimento globale e un talento nell’attrarre giovani di tutto il mondo verso il tennis femminile. Si spera che il prossimo ceo della WTA la veda come una risorsa inestimabile. Promuovere la salute futura del tennis femminile non è uno degli obiettivi dichiarati di Osaka, ma il suo ritorno in campo non potrebbe arrivare in un momento migliore”.