La migliore Brignone mai vista

  Non aveva mai vinto in Canada, non aveva mai vinto due gare in due giorni di fila. Ora che gli anni sono diventati trentatré [più quattro mesi] Federica Brignone è l’italiana con più successi [ri-sorpassata Sofia Goggia] e la più anziana nella storia della Coppa del mondo. Ha tolto il primatino ad Anita Wachter [32 anni e 10 mesi] per quello che Claudio Lenzi sulla Gazzetta chiama un capolavoro di classe e coraggio, l’età sembra proprio non sentirla. C’è soltanto da inchinarsi

Secondo Marco Di Marco per la rivista Sciare  la Brignone di quest’anno è forse la migliore mai vista. Sciare in quel modo praticamente al buio trapassa la logica della tecnica. Su un percorso così veloce (4 secondi in meno rispetto alla prima), affrontare in quel modo i dossi è da fuoriclasse assoluta

 

Il buio. Parliamone. È abbastanza unanime il giudizio che Andrea Chiericato su Race Ski Magazine scrive bello-dritto. Non si può certo parlare di una prova regolare, c’è chi ha preso vento, chi visibilità piatta. Ma la classifica è stata validata e quindi brava a chi ha saputo affrontare con coraggio il secondo gigante di Mont Tremblant. Lara Gut-Behrami ha parlato di gara ridicola e pericolosa. Vlhova ha detto che se quel tempo di nebbia e vento avesse avvolto la prima manche, la gara non sarebbe neppure cominciata. È molto probabile. Le ultime 6-7 atlete, compresa Brignone e Bassino, sonp scese in condizioni di pista pericolose. La differenza è che Brignone se ne è infischiata. Un fulmine in mezzo alla tormenta, pochi minuti dopo aver ripensato al mese trascorso in Argentina, dove in più di una occasione si è allenata con il maltempo. In mezzo al vento e alla neve si è fidata dei suoi piedi e della sua esperienza. O tutto o niente, di piazzamento fuori dal podio ce n’era già uno di troppo (quello di Killington), o salta il banco o salto io avrà pensato, secondo Race Ski Magazine

 

vittorie italiane in Coppa del mondo | 23 Federica Brignone [10 giganti, 8 Super-G, 5 combinate], 22 Sofia Goggia  [17 discese, 5 Super-G], 16 Deborah Compagnoni [13 giganti, 2 Super-G, 1 slalom], 15 Isolde Kostner [12 discese, 3 Super-G]

 

Giorgio Pasini su Tuttosport ha scritto: Non dovevano dirle che è la più vecchia vincitrice di gigante in Coppa del Mondo, perché come ogni tigre che si rispetti diventa ancora più pericolosa. L’highlander dello sci, sesta dopo la prima heat, si esalta in una bufera crescente di vento e neve che rattrappiva anche le più coraggiose. Zero remore, full gas anche in curve rese cieche dalla tormenta. Coraggio e carvate. Tigre Fede, insomma. Tutte annichilite

 

Gianmario Bonzi, voce della telecronaca Eurosport, la chiama eroina nella tormenta. Ho perso la voce – ha raccontato sulla sua pagina facebook – una delle emozioni più forti di sempre da quando svolgo questo mestiere. La più grande impresa della carriera per la valdostana? Rimonta epica. Bonzi allarga il ragionamento a Goggia e Bassino, poi avverte: Esultiamo per le loro imprese, diffondiamole, ricordiamole e raccontiamole. Perché dopo Milano-Cortina la possibilità di vivere tempi ben più complicati nello sci alpino femminile (o comunque dopo il ritiro dei fenomeni sopra citati) esiste concretamente

Flavio Vanetti sul Corriere della sera evidenzia che pareva tutto perduto dopo una prima manche nella quale, assieme ad altre, aveva peccato su un passaggio in contropendenza, affrontato in modo troppo allegro. Ma Federica Brignone ha ormai un carattere di ferro e una grinta da tigre: non si ferma, ci prova, attacca sempre

Venerdì torna la velocità, sulla pista di St.Moritz. A casa di Gut-Berhami. Si corrono due Super-G. 

 

  Fermi tutti. Sta succedendo qualcosa dall’altra parte delle Alpi. Sciare sottolinea la prova della francese Clara Direz, che solo ieri aveva un pettorale superiore al 40 ma dal prossimo la vedremo vicina al 20 perché questa atleta scia troppo bene. È forse presto per dirlo ad alta voce, ma la Francia ha trovato una nuova Tessa Worley”

 

  DISCUSSIONI

Il cambiamento climatico e la Coppa impossibile degli uomini

 

Gli uomini non riescono proprio a mandare avanti questa Coppa del mondo. A Beaver Creek sono arrivate la quinta e la sesta gara cancellata su sette, cinque su cinque nella velocità. Troppo vento e trasferta americana inutile, come quella a Zermatt-Cervinia. Ora si confida nella Val d’Isére, dove sabato e domenica sono in programma un gigante e uno slalom, la velocità aspetta di trovare condizioni compatibili in Val Gardena dal 14, con il recupero del Cervino. 

L’uomo non può nulla davanti alle condizioni avverse del meteo, davanti alla natura insomma sottolinea Race Ski Magazine. In realtà l’uomo avrebbe potuto e potrebbe far qualcosa sul cambiamento climatico. In questi giorni a Dubai è in corso la Cop28, la conferenza dell’Onu sul tema. È paradossale che si tenga negli Emirati Arabi produttori di petrolio. Alla guida della conferenza siede il sultano Al-Jaber, una nomina contestata dagli ambientalisti perché ricopre anche il ruolo di amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), azienda statale, tra le più grandi società al mondo del settore. Alla vigilia del vertice la BBC ha ruivelato che Al-Jaber avrebbe usato le riunioni per fare affari con petrolio e gas. Ieri una sua dichiarazione abbastanza definitiva: «Senza petrolio torniamo nelle caverne». 

Non c’è solo quel che potrebbe fare l’uomo [l’umanità]. C’è pure quel che potrebbero fare i burocrati della federazione internazionale: organizzare meglio date e trasferte del calendario. Vento, nebbia, neve a Soelden per il gigante, a Cervinia/Zermatt per le due discese e anche a Beaver Creek. Per Race Ski è stata follia volare in Colorado e tornare senza disputare nemmeno una gara.Qualcuno scherzava sul fatto che ci sarebbe da recuperare la prima fetta di Coppa del Mondo di velocità sulla Saslong

 

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La prima donna macchinista

 

  Manuela Grasser nella Val di Fassa

 

«All’esame l’ingegnere mi disse: “Sei donna e vuoi fare questo mestiere? Meglio se stai a casa a fare le calzette”. C’erano solo maschi, siamo passati in 3 su 46». 

 ➣  Manuela, com’è diventata la prima donna macchinista della Provincia?

«Nel 1996 era aperta una posizione di cassiera agli skipass, avevo fatto domanda e invece mi hanno messo allo skilift del Buffaure. Non avevo mai visto un impianto in vita mia. Passavo i ganci ai bambini e ai principianti. Le stagioni sono state una più bella dell’altra. Si rideva e si scherzava. A carnevale realizzavo le mascherine, che legavamo con gli spaghi degli skipass di cartone. A Natale sistemavo l’albero in pista e i piccoli attaccavano la letterina. Poi il capo servizio mi ha suggerito di ottenere la patente da macchinista, avevo 37 anni e mi misi a studiare».

 ➣  Com’è stato il giorno dell’esame?

«L’esaminatore a Trento era severo e ho svolto il test in mezzo a quaranta maschi che mi guardavano storto. L’ingegnere mi disse quella frase sulle “calzette” e per orgoglio ferito feci tutto giusto. Quando sono uscita con quella carta (la patente, ndr ) ero fiera di me stessa».

 ➣   I colleghi come l’hanno accolta? 

«Con le battutine che si possono immaginare. E non è stato semplice. Vigeva ancora l’idea per cui la donna doveva restare a casa, non sugli impianti. A salvarmi è stato il carattere. Non davo ascolto alle chiacchiere e andavo avanti».

intervista di andrea pistore, Corriere del Trentino

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