La partita al San Paolo, chi se la ricorda. Era finita come molte volte sulla spiaggia d’estate, con un colpo da biliardo, anzi da biliardino, non si sa bene se per merito di Valverde o della schiena di Meret.
Un tifoso guarda e dice: sfortuna. The Athletic guarda e dice: succede ovunque.
Quando Emiliano Martínez ha ritirato il Trofeo Yashin, in sostanza il Pallone d’oro per il miglior portiere, aveva appena segnato un autogol comico alla stessa maniera contro il Luton Town. Il colpo di testa del suo compagno Ezri Konsa aveva colpito la traversa, la palla è sbattuta sulla sua testa ed è finita in porta. Una carambola ininfluente sul punteggio, ma neppure la prima dell’anno per l’argentino. Qualcosa di simile gli era capitato a febbraio contro l’Arsenal, quando un tiro di Jorginho aveva preso la solita traversa e la traiettoria della palla aveva fatto il solito percorso.
Gli autogol dei portieri spesso vanno in scena così. The Athletic ha raccolto i dati delle ultime 24 stagioni di Premier League. Nel primo pacchetto da dodici ce ne sono stati in media 1,6, nel secondo pacchetto siamo saliti a 3,3. Alla stessa maniera di Meret contro il Real e di Martínez sono arrivati quello di Jordan Pickford dell’Everton contro lo Sheffield United e di Wes Foderingham dello Sheffield United contro il Fulham.
È un incredibile scherzo del Caso o esiste qualche ragione?
Secondo The Athletic non sono estranei il peso dei palloni moderni e la potenza di tiro aumentata. In secondo luogo, spiega il magazine, i portieri sono più bravi a coprire l’intera larghezza della porta rispetto ai decenni passati. Sono più alti in generale, si allenano meglio, fanno esercizi specifici, hanno addestrato l’esplosività. Anche quando non riescono a raggiungere certi tiri si trovano con il corpo in quei paraggi, forse una volta avrebbero rinunciato a buttarsi oppure non ci sarebbero arrivati.
Oggi sono più a rischio di deviazione e un esempio è l’autogol di Illan Meslier del Leeds contro il Wolverhampton due stagioni fa. Tutto succede a una velocità elevatissima e secondo i dati Opta esiste anche una crescita marcata dei pali e delle traverse rispetto a una ventina d’anni fa. Insomma – secondo The Athletic – nella maggior parte dei casi, un portiere fa autogol senza farlo. Nel senso che è quasi uno spettatore casuale della carambola che gli capita. Anche se alla fine noi ce la prendiamo con lui.
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L’ultima volta che Walter Mazzarri è stato all’estero il covid non c’era ancora e non c’era nemmeno Slalom. Nell’agosto del 2019 accompagnò il Torino sul campo del Wolverhampton per i preliminari di Europa League e se ne tornò mesto nmesto, mogio mogio, battuto 2-1 ed eliminato. Le cose sarebbero precipitate. Una volta ha preso 7 gol dall’Atalanta, un’altra volta 5 dall’Udinese e guarda come va la vita, stasera siede su una panchina del Santiago Bernabéu. Nella sua carriera ha incrociato trenta volte la Fiorentina, due volte la Puteolana e la Palmese, eppure mai il Real Madrid.
Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio la chiama una data da cerchiare d’azzurro per un giovanotto di 62 anni contro un avversario di 64 [Ancelotti]. Mazzarri rimette piede in Champions dopo 11 stagioni e stasera potrebbe perfino trovarsi qualificato agli ottavi, come gli accadde quando aveva Lavezzi e Cavani. Qualunque cosa accada a Madrid, il Napoli passa se l’Union Berlino gli fa il regalo di andare a vincere in Portogallo. Oppure basterà pareggiare col Braga al San Paolo all’ultima giornata.
Francesco De Luca sul Mattino ricorda l’ultimo viaggio del Napoli a Madrid,. Quando De Laurentiis uscì furioso dagli spogliatoi. “Presi tre gol dal Real che avrebbe vinto poi la Champions, De attaccò frontalmente Sarri, sì proprio lui, l’allenatore della Grande bellezza che nella successiva stagione sarebbe arrivato col Napoli allo storico e imbattuto traguardo dei 91 punti. Parole dure sul gioco contro i Galacticos. Difficile capire cosa si aspettasse di più il presidente in un confronto ovviamente impari”.
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