Cosa volete che sia una palla break quando hai dormito in carcere – La ripartenza di Becker coach di Rune

Il primo giovanottino che va allo scontro con Djokovic al Masters è quel danese che qualche tempo fa azzardò una spacconata, promise di battere il record di Roland-Garros di Rafa Nadal. So’ ragazzi. Ha messo il suo futuro nelle mani di Boris Becker, tornato in campo per allenare a un anno dalla sua scarcerazione. Con Anne-Sophie Bourdet de L’Équipe Magazine Boris ha fatto una lunga chiacchierata in pantaloni neri da jogging, berretto in testa, pareva quasi in incognito. Non aveva troppa voglia di parlare dei mesi passati in prigione, dove si è messo a insegnare filosofia stoica agli altri detenuti. «Marco Aurelio – dice – fu uno dei suoi ultimi rappresentanti. Il principale consigliere dell’imperatore romano era uno schiavo disabile, Epitteto. Marco Aurelio gli diceva sempre di sentirsi depresso, arrabbiato, insoddisfatto. Eppure era il re del mondo. Epitteto, che non aveva nulla, sorrideva. Questo è il cuore dello stoicismo: possiamo controllare solo ciò che è nella nostra mente. E se ci riusciamo, otteniamo un potere inestimabile. Tutto il resto – l’amore, il lavoro, gli aerei, le partite – è impossibile da tenere a bada e può farti impazzire. Se capisci lo stoicismo, non diventerai mai pazzo. Rafforzi la tua mente e prendi il potere».

La televisione può aiutare. In carcere Boris aveva la BBC e poteva guardare Wimbledon, mentre Djokovic era «così gentile da regalare i biglietti alla mia fidanzata e ai miei figli, così ho potuto vedere anche loro in tv, sullo schermo, ai quarti di finale e in semifinale». L’ex detenuto A2923EV della prigione di Wandsworth vuole riprendersi il tempo perduto. Il Caso fa giri enormi e per la prima partita al Masters del suo nuovo giovane allievo gli mette di fronte il vecchio.

«Con Novak siamo stati tre anni insieme, abbiamo vinto tutto, ripetutamente. Diciamo che separarsi era scritto da qualche parte. Penso che a un certo punto lui fosse stanco, si è preso una pausa e ne ho presa una anch’io. La storia d’amore perfetta stava per finire. Non è successo nient’altro. Sono diventato direttore tecnico del tennis in Germania. Ho passato molto tempo con il giovane Zverev, con la squadra di Coppa Davis». 

Becker ha detto di sì a Rune perché «mi piacciono le personalità forti. Penso che il tennis abbia bisogno di giocatori con carattere, che esprimano le proprie emozioni. Se sanno coinvolgere il pubblico o l’arbitro è una cosa buona. Se Holger non rispetta le regole, pagherà una multa, come è successo a me. La cosa peggiore che può succedere nel mondo del tennis è avere giocatori che restano sempre zitti. Il pubblico vuole azione, non solo un bel servizio o uno scambio, vuole personalità che si rimproverano a vicenda e che talvolta battibeccano pure con le persone che li circondano. Di Holger mi piace l’aggressività. Anch’io ero un giocatore aggressivo. Mi piace come si esprime in campo, un vero combattente, una testa calda. A volte tenta l’impossibile. E poi c’è la sua passione viscerale per il gioco: nessuno deve implorarlo di allenarsi. È più facile per un allenatore. Per essere molto bravi bisogna essere anche un po’ pazzi, questo è vero».

Il Becker allenatore non è il Becker tennista, «penso che i due siano molto diversi. Giocavo serve and volley ma le persone si sbagliano se pensano ch’io insegni il serve and volley. La mia strategia è trovare la strada che porterà il mio giocatore alla vittoria. Se si tratta di scambi lunghi da fondo campo, saranno scambi da fondo campo. Come con Novak. Se si tratta di venire in rete, allora andremo in rete. Non importa come giochi, basta giocare per vincere. Questo è il mio stato d’animo e i giocatori lo apprezzano. Non sono mai soddisfatto di un posto in finale. Non mi accontento mai del numero 2. I giocatori vedono in me questa ambizione e questa energia. Conosco il tennis e so come si vince».

Sa come si vince, sa cos’è lo stoicismo, sa che certe urgenze non sono poi tali. «Non dimenticherò mai la mia prima notte in carcere. Quando sento i giocatori lamentarsi della pressione che subiscono durante una palla break – ha detto Becker a l’Équipe Magazine – mi viene da ridere. Quando sento i giocatori lamentarsi della qualità del cibo nella lounge, rido. Quando sento i giocatori lamentarsi delle condizioni di allenamento in campo, rido. Non ti impressiona più niente, quando sei stato in prigione. La prima notte in prigione non dormi, non più di quanto dormi l’ultima notte».

 

in tv domani ore 14.30 Rai Sport, Sky, Supertennis: Sinner vs Tsitsipas | 21 Djokovic vs Rune | lunedì ore 14.30 Alcaraz vs Zverev | 21 Medvedev vs Rublev 

 

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