Il quarto di finale dell’Irlanda è andato male. La scena del rugby è spiazzata dall’uscita di scena della formazione numero #1 nel ranking mondiale. Ne ha scritto anche Jonathan Liew, firma di punta del Guardian. “Se non ora quando? Le domande perseguiteranno l’Irlanda dopo questa sconfitta straziante. La migliore squadra al mondo ha fatto praticamente tutto bene, tranne nei momenti decisivi. Se non ora quando? È la domanda che consumerà Caelan Doris, quando rivedrà salire la palla del 72esimo minuto, una presa che avrebbe potuto normalmente effettuare a occhi chiusi e che invece non lo farà dormire. È la domanda su cui rifletterà Johnny Sexton quando ripenserà al calcio che ha tirato fuori dai pali nel secondo tempo. Forse se la porrà Conor Murray, nell’immaginare Jordie Barrett con la coda dell’occhio, sentirà il fantasma di un braccio che interferisce sulla sua spalla e tenterà disperatamente di evitarlo”.
Tira un’aria ineluttabile. Il cittì Andy Farrell parla di ciclo chiuso, con un pugno di niente in mano. Johnny Sexton va verso l’addio. C’è una clip che lo mostra con suo figlio in campo, mentre il bimbo gli dice: – Sei ancora il migliore, papà.
Adrien Corée su L’Équipe ha raccontato il passaggio più folle della partita, sei minuti con 37 fasi di gioco: la resistenza disperata degli All-Blacks contro l’ultima offensiva irlandese. “La storia del rugby – ha scritto – è piena di azioni brillanti, di gemme collettive passate ai posteri per la loro grazia e la loro importanza. L’ultima sequenza di questa antologica Irlanda-Nuova Zelanda [24-28] non avrà forse l’eleganza delle azioni memorabili di un tempo, ma rimarrà fuori concorso nel pantheon di chi ama il rugby col filo spinato”.
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