La prima semifinale delle Matildas. Hanno superato il mito di Cathy Freeman

Dov’eri alle 20 del 12 agosto 2023, quando Cortnee Vine segnò un calcio di rigore e segnò un momento che rimarrà impresso per sempre nell’immaginario collettivo sportivo dell’Australia? In nome di tutto il mondo pop, lo chiede Emma Kemp ai lettori di The Age e al resto del paese, adesso che la nazionale di calcio femminile, le Matildas, sono per la prima volta nella storia alle semifinali dei Mondiali. Come la Spagna, l’altra squadra che non ce l’aveva mai fatta prima. Svezia e Inghilterra hanno confermato invece il loro risultato di quattro anni fa. Era da vent’anni che una squadra di casa [gli Usa] non arrivava così lontano. 

La serie dei rigori ha battuto il record di ascolti nella storia della tv australiana. Resisteva dai giorni delle Olimpiadi di Sydney, quando Cathy Freeman vinse l’oro per sé, per la sua comunità di aborigeni nativi, per la bandiera che aveva sempre sventolato nel resto del paese. Portava sul braccio una frase tatuata, because I’m free, perché sono libera. La prima donna che aveva acceso la fiamma olimpica in una cerimonia inaugurale.

 

REWIND Il simbolo Cathy Freeman

Partì, arrivò, vinse. Era la sua corsa, il suo paese, il suo pubblico. Fece una cosa umile: stette lì inginocchiata sulla pista, davanti a 112.524 spettatori. Finalmente non era più prigioniera, ma simbolo di un paese, di una riconciliazione, di un futuro. Aveva la bocca e la lingua secca, e un body integrale che la faceva sembrare una crociata fuori posto. Invece Cathy Freeman era al posto giusto: prima nei 400 metri, primo oro aborigeno e prima atleta, ultima tedofora, ad avere successo. Era lei che aveva acceso il braciere di Sydney nel Duemila, era lei ora che accendeva uno stadio impazzito.  Cathy non correva sola: ma per lei, per loro. Per i quattrocentomila aborigeni rimasti (una volta erano due milioni), per i 57 anni di età media di vita contro i 79 del resto della popolazione, perché basta restare indietro. Ma se la tua corsia è piena di rivendicazioni è chiaro che si è in troppi: ogni spazio, ogni angolo è imbottito

di emanuela audisio, la Repubblica

 

Qualcosa è successo, se le Matildas adesso uniscono più di Cathy, oppure così pare di poter dire a noi, dal nostro divano sistemato quaggiù. Jack Piton racconta per il Guardian da Brisbane: Prima del calcio d’inizio, le tv l’hanno definita la più grande serata di sport degli ultimi 20 anni. Pochi possono essere all’altezza di un tale livello di aspettative”

Lo è stata Cortnee Vine, dice il Guardian, l’esterna entrata al posto di Raso, la realizzatrice del decimo rigore, decisivo. Gioca nella A-League Women per il Sydney FC. Sul retro della porta della sua camera da letto, tiene scritti i suoi obiettivi per la carriera. Di certo ha bisogno di una macchina nuova. Quella vecchia, la modesta Kia Picante esibita come un feticcio nella docuserie della Disney sulle Matildas, si è rotta davanti alla telecamera. È stata rottamata in aprile [sempre dal Guardian]. Dopo la partita, Vine ha detto di non ricordare un’altra occasione in cui le hanno chiesto di tirare un rigore decisivo. È stata all’altezza Mackenzie Arnold, la portiera che ha parato tre rigori. Ha un problema agli occhi, si arrossano e diventano irritabili. Eppure. Era perfino andata a tirare lei il quinto rigore che poteva chiudere la serie. Ha preso il palo. Arnold la chiama la partita più pazza di sempre. Il ct francese Hervé Renard dice che si sono scontrate con una portiera di lusso. Louise Cedib-Cadamuro, ex numero 10 della Francia, ha spiegato a L’Équipe che la squadra è caduta nella trappola delle avversarie, non ha insistito abbastanza nel gioco corto. Comunque sia, rilancia il quotidiano francese, i pensieri sono tutti rivolti all’oro olimpico da vincere a Parigi tra un anno. 

|   Intanto? Intanto, l’Australia è cambiata e continuerà a cambiare dice il Guardian, mentre Steph Yang lo chiama un punto di svolta nella newsletter Full Time legata a The Athletic. Penso che sia un bene per costruire il calcio in questa regione, sia in Australia sia in Oceania in generale. Penso che vedere le padrone di casa andare lontano nel torneo, dopo aver fatto un investimento per ospitarlo, incoraggerà altri paesi. Il capo della federazione giapponese ha detto di volersi candidare per il 2031 o il 2035. Questa squadra non è solo Sam Kerr. C’è molto talento. È nelle prestazioni di Kyra Cooney-Cross, Mary Fowler, Raso, Caitlin Ford, Steph Catley, Arnold, un vero lavoro di squadra. Emily Olsen, sempre nella newsletter di The Athletic, parla dell’attaccante Hayley Raso, non è difficile da individuare. È la ragazza con il nastro, un accessorio che la identifica sin dai tempi del calcio giovanile. Ha persino scritto un libro per bambini a riguardo. Quando era più giovane, nonna Patricia gliene regalava perché lei li abbinasse al kit indossato. Ha fatto lo stesso per la Coppa del mondo.

Tutto questo calore che s’alza da un paese e soffia nelle vele della squadra, comincia a inquietare l’Inghilterra, dove non sono rimasti impressionati finora dalla qualità delle prestazioni della Nazionale campione d’Europa. Dopo la vittoria per 2-1 sulla Colombia, Jonathan Liew, prima firma del Guardian, ha scritto: Non è così che giocano i campioni. Ma è così che vincono. Laddove Germania, Francia, Giappone e Stati Uniti non sono stati all’altezza, l’Inghilterra ha resistito, ha superato i momenti difficili, ha sfruttato al massimo la fortuna, ha scambiato i lividi di domani con i trionfi di oggi. I tre giorni di riposo prima della resa dei conti con l’Australia saranno cruciali per il recupero e la riflessione. Perché le sfide, d’ora in avanti, diventano più sanguinose

 

in tv martedì ore 10 Rai Sport: Spagna-Svezia | mercoledì ore 12 Rai Sport: Australia-Inghilterra

 

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