Un pesce di nome Gregor. Le metamorfosi di Paltrinieri

Che cosa avremmo perso, se una mattina Gregor Samsa non fosse diventato uno scarafaggio, se qualche secolo addietro Lucio non si fosse trasformato in asino. Quando più nature si mescolano e mutano, i romanzieri la chiamano metamorfosi, i musicisti crossover, il nuoto lo chiama Paltrinieri – che in fondo di nome fa Gregor pure lui, ma è un magnifico pesce, mica un insetto. Nel pieno della gloria, era il 2020, decise che l’acqua intorno a lui stava diventando troppo placida, era acqua conosciuta, rischiava di farsi pantano. Trovò il coraggio di parlarne a Stefano Morini, l’allenatore che dal centro federale di Ostia lo aveva guidato fino all’oro olimpico proponendogli una vita da asceta e sedute durissime. Non ce la faccio più, gli disse, separiamoci. La maggior parte degli analisti si domandò perché, chi glielo facesse fare, se aveva un senso correre il rischio di smuovere le certezze, guardarono “che cosa avesse rischiava di perdere, in pochi si sforzavano di capire cosa avrebbe guadagnato” scrisse Arianna Ravelli sul Corriere della sera. Paltrinieri cambiò perché voleva aggiungere il nuoto in acque libere al nuoto in piscina. Pensava che un esercizio avrebbe aggiunto qualcosa all’altro. Pensava per addizioni, laddove in genere tendiamo a immaginare che un cambiamento porti una sottrazione. Aveva ragione lui.

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