
L’Italia giovane di Sinner è quasi l’opposto dell’Italia giovane di Panatta. Quella di Adriano era una gioventù che entrava nella storia con un rumore drammatico, con appartenenza fisica, le piazze, le sezioni, i collettivi, le molotov, i processi al costume, il sesso che diventava ribellione e libertà. Una gioventù che chiedeva di contare e faceva paura.
L’Italia giovane di Sinner è più difficile da vedere. Si muove in un’altra forma. Si vede sui voli low cost, nelle chat, nelle ansie. Il tasso di disoccupazione giovanile a marzo 2026 era ancora al 18,1%, mentre l’occupazione complessiva italiana regge molto meglio. Un buon riassunto di un Paese dove gli adulti sembrano più protetti dei ragazzi.
Sinner è un eroe perfetto per questa Italia giovane, disturbata dai conflitti e da tutto ciò che mina il benessere mentale. Non incendia, non proclama, lavora, sta zitto. Migliora. Risponde poco. È il campione di una generazione alla quale è stato chiesto di non fare troppo casino e di essere eccellente.
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