È stata la peggiore visita di Guardiola al Bernabéu, sintetizza El Mundo. Da che mundo è mundo. Pep è arrivato con un’aria di sicurezza e se ne è andato con “un revolcón de Arbeloa”, una specie di ribaltone inatteso – scrive Miguel Riaño, colpito da una specie di presagio arrivato nei primi minuti, quando il 18enne Thiago Pitarch ha recuperato un pallone, ha gestito un rimpallo, ha aperto di esterno verso la fascia e ha acceso lo stadio. Un gesto minimo, ma sufficiente a scatenare l’immaginazione dello stadio. Lo stadio ha pensato in quel momento di «volere undici thiagitos», calciatori – scrive El Mundo – “coraggiosi, raulisti e populisti nello sforzo, a testa alta e con orgoglio primitivo”. Raulisti nel senso con lo spirito di Raúl.
Federico Valverde, il capitano criticato a inizio stagione, ha incarnato tutto quel che sono le grandi notti europee del club nell’immaginario collettivo. In una squadra senza centravanti vero, contro l’ideologo dello spazio come numero 9, Valverde è uscito come un cannoniere inatteso dalla pelle di un Real Madrid camaleontico. Guardiola è caduto nella trappola che aveva inventato.