Il divismo precoce di Lamine Yamal

Nella schiera dei fenomeni in pericolo di deriva, Marca aggiunge Lamine Yamal. Forse entra nella lista perché è nel gioco [spagnolo] delle parti alimentare a questo modo la faida quotidiana politico-mediatica con Barcellona. Lo scetticismo ovviamente non riguarda quello che sa fare in campo, ma la sua gestione caratteriale, definita da comportamenti da viejoven – scrive Amalio Moratalla – un vecchio giovane, un buono cattivo. Sta prendendo una precoce piega da diva, dice Marca, e i punti di allarme includono le reazioni negative alle sostituzioni, come nel caso della partita contro il Levante, oltre a un eccesso di egocentrismo evidenziato da lamentele in campo e scarsa generosità.

È una sorta di allarme pedagogico per un diciottenne che rischia di bruciare la sua grandezza. Il punto non è il cosa ma il come Yamal sta gestendo il suo status di divinità precoce. Viejoven è il neologismo che caratterizza l’intervento. Marca accusa Lamine di avere dei tic da veterano navigato e viziato, pur essendo quasi un bambino – o come si dice in Partenope la bocca che puzza ancora di latte. Lancia sguardi di rimprovero ai compagni se il pallone non arriva, fa gesti di insofferenza, sono atteggiamenti che gli spagnoli chiamano tonterías, stupidaggini, ma che sommate tutte insieme rischiano di trasformarlo in un giocatore antipatico e isolato, prima ancora di aver compiuto 20 anni.

Uscire all’88° minuto sul 3-0, ed essere il calciatore con più minuti in rosa, non giustifica per Marca la sceneggiata vista col Levante [che avete da dire sulla sceneggiata?]. Il fatto che Flick debba poi andare in conferenza stampa a giustificare la sostituzione di un ragazzino è considerata un’inversione pericolosa dei ruoli.

Moratalla dice che Yamal sta imboccando la strada del personalismo – è diventato troppo grande troppo presto” – e se non impara a essere più compagno, accorcerà la sua carriera. Chiusa parentesi.

 

 


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