La fine degli allenatori manager
Sulla panchina del Chelsea sta arrivando un bel tipo
Liam Rosenior sta lasciando Strasburgo e arriva oggi a Londra per discutere il contratto con il Chelsea. Liam Rosenior è quel tipo al quale hanno chiesto qualche volta che potere abbia un allenatore oggi, e lui risponde che quasi nessuno. Lo dice sul serio, senza ammiccamenti: se tratti male un giocatore, quello chiama l’agente, l’agente chiama il club e tu hai perso lo spogliatoio. Fine.
A Strasburgo questa idea l’ha portata fino in fondo. Niente regole fuori dallo spogliatoio, niente elenchi di divieti. All’inizio i giocatori lo prendevano per pazzo. Poi hanno capito che la responsabilità, se non la imponi, devi guadagnartela. È diventata una delle realtà più giovani e interessanti di Ligue 1, un laboratorio evidente per il Chelsea con cui condivide proprietà, dirigenti, strategie, al punto che i tifosi alsaziani parlano apertamente di succursale. Rosenior oggi è in mezzo a questa ambiguità. Da un lato lo Strasburgo che cresce, dall’altro Stamford Bridge che chiama.
Rivista Undici ne restituisce un ritratto bizzarro. Ha 42 anni, l’aria da studente più che da ex difensore di Premier, una venerazione ossessiva per lo studio. Durante la gavetta ha preso appunti su tutto, fino a costruire una presentazione PowerPoint da 450 pagine. “Non ha decisamente non il dono della sintesi. Anche l’aspetto – faccia pulita e occhiali da nerd – riflette la particolarità dell’approccio: nel segno dell’empatia, della sfera psicologica all’interno del rapporto allenatore-giocatori. E di un notevole bagaglio intellettuale, calcistico e non”.
Soprattutto: scrive. Per il Guardian. Editorialista. Analisi sportive, riflessioni sociali, persino una lettera aperta a Donald Trump nel 2020 dopo la morte di George Floyd. È stato un calciatore onesto, niente di più.Ha fatto il vice di Wayne Rooney, prima di trovare spazio vero nella B inglese e regalarsi il salto in Francia. A Strasburgo ha centrato una qualificazione europea e all’inizio della stagione ha mandato in campo una formazione composta interamente da giocatori nati dopo il 2000. Un gesto simbolico, ma non casuale.
“Liam Rosenior è tutto fuorché un profilo banale. Ha curriculum che giustifica il grande balzo verso un top club come il Chelsea? Certo che no – si risponde Rivista Undici – fatti alla mano. Eppure siamo a gennaio, Rosenior conosce l’ambiente e anche la rosa dei Blues è parecchio giovane – con alcuni nuovi acquisti provenienti proprio dall’Alsazia. Per la società è dunque una comoda scelta low-cost. Per lui la classica grande occasione: dovesse davvero andare bene, prepariamoci a un’impennata di Power Point nei centri di formazione. Magari pure a Coverciano”.
Cosa non aveva capito Maresca
Ma questo ennesimo cambio in panchina diventa l’occasione in Inghilterra per chiarire un equivoco: la fine dell’esperienza di Enzo Maresca non è la prova che il progetto del Chelsea sia un fallimento, né che il club sia entrato in una spirale ingestibile. È piuttosto la conferma di un modello che rifiuta l’uomo solo al comando e difende una struttura condivisa, anche a costo di decisioni impopolari.
Il Chelsea, spiega Jacob Steinberg sul Guardian, non costruisce attorno all’allenatore come fanno altri club inglesi. Ha scelto un sistema con più direttori sportivi e una distribuzione del potere che impedisce a chiunque di accentrare tutto su di sé. Ma è questa architettura che oggi viene messa sotto accusa dopo l’uscita di scena di Maresca, quinto tecnico dopo l’era Abramovich. L’idea che basti questo per parlare di caos è una lettura pigra, dice il Guardian.
“È esagerato sostenere che il rapido naufragio dell’era Maresca dimostri che il Chelsea sia diventato ingovernabile o privo di stabilità per competere ai massimi livelli”. L’Arsenal ha impiegato sei anni per tornare in Champions League, il Chelsea solo due. E non molto tempo fa veniva descritto come una possibile candidata al titolo. “La narrazione cambia in fretta”, aggiunge. Dentro il club, insiste Steinberg, non c’è panico. La separazione da Enzo Maresca non comporterà una rivoluzione strutturale. Anzi: il mercato era stato modellato sulle sue richieste, dagli esterni puri come Garnacho e Neto fino all’attaccante Delap. Questo rende ancora più chiaro il punto centrale: Maresca non è stato un allenatore ostacolato dalla proprietà, ma un allenatore che ha provato a spostare gli equilibri voluti dalla proprietà.
“Maresca è cambiato, non il Chelsea” scrive il Guardian. Secondo fonti interne citate da Steinberg, la svolta è arrivata dopo il trionfo al Mondiale dei club contro il PSG: da lì in avanti è stato percepito un diverso atteggiamento, culminato nella richiesta di un contratto migliore per interrompere il flirt intervenuti con altri club. Il manchester City e la Juventus. Una mossa che ha sorpreso e irritato.
Il Guardian racconta un episodio rivelatore della filosofia del club. Ai direttori sportivi viene chiesto se sappiano condividere responsabilità e circondarsi di figure forti, non se sappiano accentrare. È l’opposto della logica dell’allenatore-padrone. In questo quadro, Maresca avrebbe oltrepassato una linea rossa quando ha parlato di mancanza di supporto, che in realtà – si sostiene – riguardava il divieto di ignorare il parere dello staff medico su alcuni titolari. “Il club sa che interferire nella scelta della formazione sarebbe una linea da non oltrepassare”. Non tattica, dunque, ma governance.
Steinberg non assolve del tutto il progetto. Ammette che questo Chelsea, senza un portiere di prima fascia e un centravanti spietato, somiglia più a una squadra da coppe che a una vera candidata al titolo. Affidarsi troppo ai dati – scrive – può far perdere quei guadagni invisibili che solo i grandi allenatori, con il loro ego e la loro durezza, sanno garantire nei momenti decisivi. “I migliori allenatori sono per natura esigenti, difficili, con ego ingombranti: vogliono talento pronto e potere”. Il Chelsea, però, guarda anche ai disastri prodotti altrove da questa concentrazione assoluta di controllo. Non arretrerà dal suo modello, continuerà a investire su profili giovani e a concedere tempo. Se toccherà a Liam Rosenior, scrive Steinberg, sarà messo nelle condizioni di lavorare. Con una rosa che comprende Reece James, Moisés Caicedo, Cole Palmer ed Estêvão Willian, ci sono lavori decisamente peggiori.