sole sul tetto dei palazzi in costruzione La trasformazione dell’Inter senza Dumfries
Paolo Tomaselli racconta per il Corriere della sera un’Inter che comanda la classifica senza ostentazione, solida ma non trionfalistica, “vince con regolarità e ogni tanto si inceppa. È senza mezze misure, capace di reagire sempre alle sconfitte nei big match, che però restano un piccolo tarlo”. Con un allenatore che sta cercando di togliere etichette più che di aggiungerne. Il punto non è tanto il primato, quanto il modo in cui Cristian Chivu sta costruendo una squadra capace di trasformare dubbi esterni e rumori di fondo in un collante interno. Una squadra che produce molto, ma che a Genova ha scelto di non forzare sugli esterni, attirando pressione per liberare gli inserimenti delle mezzali e dare centralità a Lautaro e Zielinski. “Anche la posizione di partenza di Pio Esposito è stata sempre molto bassa, nel cuore del campo, per fare da perno al gioco offensivo grazie alla sua protezione del pallone”. Tomaselli mostra come dietro la continuità dei risultati ci sia un lavoro di adattamento costante, fatto di dettagli, ruoli modulati e sperimentazioni mirate. È un’Inter dominante nelle intenzioni, ancora in cerca di equilibrio nei momenti chiave, ma chiaramente in evoluzione, anche mentre l’emergenza Dumfries costringe Chivu a pensare già alle prossime mosse.
e neve e polvere che tira vento Le citazioni di Zappi
Il presidente dell’associazione italiana arbitri, Antonio Zappi, andrà a processo con l’accusa di aver fatto dimettere i disegnatori della serie C e della serie D con una serie di pressioni e portandoli a rinunciare anche alla retribuzione. “È successo dopo una serie di telefonate fatte proprio dal presidente Zappi, che voleva — come poi è avvenuto — sostituirli con Daniele Orsato e Stefano Braschi, nonostante il contratto in essere” spiega Matteo Pinci su Repubblica. Il processo si farà carico di giungere a qualcosa che sia un’ipotesi di verità e una sintesi di giustizia, nel frattempo Zappi ha deciso di stupire sentendosi Winston Churchill di fronta alla minaccia nazista, addirittura. «È l’ora più buia» ha detto. E poiché non gli pareva abbastanza ha aggiunto: «Ci sarà un giudice a Berlino». Verrà un giorno, a questo punto.
il cuore pieno di paura Ian Rush è tornato a casa
Ian Rush è stato dimesso dall’ospedale dopo aver trascorso due giorni in terapia intensiva la scorsa settimana a causa di una influenza. L’ex attaccante del Liverpool e del Galles è stato ricoverato al Countess of Chester Hospital con difficoltà respiratorie. Ha risposto alle cure ed è potuto tornare a casa ieri. Rush è il miglior marcatore di sempre del Liverpool con 346 gol in 660 presenze, divisi in due periodi. Il Liverpool ha ringraziato l’ospedale per aver fornito “le migliori cure possibili alla nostra leggenda e ambasciatore del club”. Oggi Rush ha 64 anni. Ha vinto cinque volte il campionato e due Coppe dei Campioni con il Liverpool, mettendo insieme 73 presenze con la nazionale. Ha anche giocato un anno con la Juventus [1987-88], appena 7 gol, una delle più clamorose crisi di rigetto della serie A.
l’allenatore sembrava contento Perché Maresca rischia l’esonero
In questo caso l’allenatore sembra in pericolo. Per quanto paradossale sia, Enzo Maresca rischia di perdere il posto al Chelsea. Dopo una Conference League, un Mondiale per club, una qualificazione alla Champions, il quarto posto in Premier. Jacob Steinberg sul Guardian analizza il cortocircuito comunicativo in cui l’allenatore si è infilato dopo le sue enigmatiche dichiarazioni successive alla vittoria sull’Everton. Steinberg ricostruisce come l’allenatore del Chelsea, parlando de «le peggiori 48 ore» vissute al club senza mai spiegarle davvero, abbia finito per alimentare sospetti e confusione all’interno e all’esterno di Stamford Bridge.
Il punto non è tanto lo sfogo in sé, quanto il fatto che Maresca non ha fatto nulla per chiarire una situazione che lui stesso ha creato, lasciando intendere frizioni con la proprietà o con la dirigenza sportiva senza mai nominarle apertamente. Quando gli è stato chiesto di precisare, si è rifugiato in frasi evasive — «viviamo in un’epoca in cui tutti possono dire quello che vogliono» — insistendo in modo quasi paradossale sul fatto che le sue parole fossero «abbastanza chiare».
Deve trattarsi di un evidente caso di lost in translation – nel senso che Maresca ha adoperato dei codici italiani di comunicazione in un contesto che quei codici non li comprende. L’allusione, il messaggio, la frase a mezza bocca nel luogo in cui solo pochi giorni fa Salah si è presentato davanti ai microfoni e ha detto quel che ha detto.
Steinberg sottolinea dunque come questo atteggiamento abbia lasciato il Chelsea spiazzato: il club non è in crisi, non ha messo Maresca sotto pressione e considera il suo lavoro complessivamente positivo. Proprio per questo, l’uscita pubblica appare sproporzionata e rischiosa. “Maresca non stava parlando da una posizione di forza”, scrive il Guardian, evidenziando come il tecnico abbia aperto inutilmente un fronte di tensione in un ambiente che funziona su un modello dichiaratamente collaborativo. Più che un atto di ribellione, quello di Maresca è stato un errore di gestione del momento. “Si è infilato da solo in un buco” e ora ogni ulteriore segnale di malcontento rischia di pesare sul suo futuro al Chelsea, dove i progressi contano, ma il controllo resta sempre della struttura dirigenziale.
il portiere lo fece passare Gli 8 gol di United vs Bournemouth
Non il portiere, ma i portieri. Tutti e due. Senne Lammens da una parte, Djordje Petrovic. E non lo fece passare, ma li fece passare. Otto volte, otto palloni, otto gol. Manchester United vs Bournemouth è finita 4-4 e il Guardian racconta la partita come se ce ne fossero state tre diverse dentro la stessa, un caos natalizio di ribaltoni e difese horror.
Lo United ha dato l’idea iniziale di avere il controllo totale della serata con il pressing, il ritmo, le occasioni. Nel secondo tempo, sul 2-1, la partita è esplosa come coriandoli a febbraio. Il giudizio del Guardian è che da una parte lo United di Amorim dà segnali di crescita [Jackson cita che ha perso una sola volta nelle ultime 10 occasioni], dall’altra dietro è un disastro. Ha segnato 30 gol come l’Arsenal ma ne ha subiti 26 come il Fulham. Ha un attacco vivo ma solidità zero.
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«Un rimpianto da calciatore? Non essere andato alla Roma con Totti»
FABIO CANNAVARO intervistato da Monica Scozzafava, Corriere della sera