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Interpreti
La scelta di LeBron, un assist per spezzare un record

Così, una sera all’improvviso, LeBron James ha sentito che il suo record era a rischio. Il record di almeno 10 punti segnati per 1.297 partite consecutive, come sdire sempre sempre sempre ogni volta che ha messo piede in campo negli ultimi 18 anni. Il record era a rischio e non gli è importato niente. La giocata giusta in quel momento era passare la palla, e così ha fatto. Per venire a capo della partita con i Toronto Raptors, per arrivare a vincere 123-120, bisognava servire un assist per la tripla di Rui Hachimura allo scadere del tempo. James avrebbe potuto provare ad allungare la striscia nell’ultimo possesso, invece ha visto Hachimura libero nell’angolo sinistro e per sé ha scelto il ruolo di quello che esulta. Statistica finale: 8 punti per lui. «Bisogna sempre fare la giocata giusta» ha detto alla fine. «È così che mi hanno insegnato il gioco. L’ho fatto per tutta la mia carriera».
Secondo coach JJ Redick, LeBron è perfettamente consapevole di quanti punti ha segnato in ogni momento. Quel pallone lo ha passato di proposito. Era arrivato a sei punti con tre tiri su 15. Ha segnato a 1:46 dalla fine per pareggiare la partita e ha sbagliato un tiro da quattro metri e mezzo a 1:01 dalla fine, il tiro che lo avrebbe portato di nuovo in doppia cifra. Non ne ha tentato un altro, avrebbe potuto. «Se fai le cose giuste – dice Redick – gli dei del basket tendono a premiarti».
La striscia vincente di James era iniziata il 6 gennaio 2007, di gran lunga la più lunga nella storia della NBA. Michael Jordan si fermò 866 partite consecutive con un punteggio a doppia cifra, Kareem Abdul-Jabbar a 787 e Karl Malone a 575.
Dan Woike su The Athletic si domanda se la fine del record non sia però un segno di qualcosa. “James – scrive – ha iniziato la partita con un ritmo incerto, mandando il suo primo tiro in sospensione ben oltre il ferro. Verso la fine del primo tempo, altri due tiri sbagliati sono volati via dal tabellone senza raggiungere il ferro. James teneva le mani incollate ai fianchi o tirava il colletto della maglia sul viso per nascondere il respiro corto. Finalmente dimostra la sua età. Dopo sei partite della sua 23esima stagione, James non è disposto ad ammetterlo. Il ritmo, dice, è dovuto al suo inizio di stagione tardivo. Non aveva mai saltato un intero ritiro o un pre-campionato, figuriamoci le prime 14 partite dell’anno. Ma quest’anno, un’irritazione al nervo sciatico ha costretto i Lakers a iniziare – e vincere – senza di lui”. «Ho ancora del lavoro da finire – dice – ogni dannato giorno penso a quando dovrò smettere. Mentirei se dicessi che non lo faccio. È inevitabile che prima o poi succederà».