
A due giorni dalla partita d’apertura della Coppa d’Africa, il Marocco sembra aver ritrovato un po’ di tranquillità. La morte di alcune donne durante il parto all’ospedale Hassan-II di Agadir aveva prodotto un’ondata di rabbia sociale contro il calcio: i soldi per gli stadi sì, i soldi per gli ospedali no [se ne parlava qui]. Una rivolta guidata da GenZ 212: «Ne abbiamo abbastanza di investimenti per il pallone e niente per il resto». Persino alcuni giocatori della nazionale avevano sollevato degli interrogativi.
I Mondiali saranno qui fra cinque anni, la Coppa d’Africa domenica 21 dicembre e un reportage de L’Equipe da Rabat e Casablanca racconta gli sforzi del paese per rendere moderne la rete stradale e ferroviaria, “sforzi compiuti a grande velocità negli ultimi quindici anni, con il più alto livello di investimenti al mondo nel periodo, dietro la Corea del Sud”.
Il calcio del Marocco si è invece regalato un complesso sportivo, il Mohammed VI, che viene definito come una specie di Clairefontaine locale, sul modello della Francia. È stato inaugurato nel 2019 e viene valutato 60 milioni di euro. Si estende su circa 35 ettari, tra campi in erba, in sintetico, uno coperto, uno di futsal, beach-soccer, piscina olimpica, palestra con attrezzature all’avanguardia. La Federazione ha richiamato in servizio l’ex medico capo del Paris Saint-Germain, Christophe Baudot, incaricato di seguire la prima squadra, supervisionare l’intero settore sanitario delle nazionali giovanili e dei centri federali. Senza dimenticare i progetti per una clinica dello sport a Tangeri, un’altra vicino al futuro stadio Hassan-II nella provincia di Benslimane, verso Casablanca, e un centro di riabilitazione africano a Dakhla, nel sud. Il Marocco vuole diventare un attore centrale nella presa in carico degli sportivi in Africa.
L’Accademia Mohammed VI è la base del vivaio del calcio nazionale ed è il primo centro di formazione nella storia del Marocco. Altri nove sono in costruzione nelle diverse regioni per garantire uno scouting migliore: la Federazione si occupa interamente della crescita dei giovani più promettenti, collegando le accademie ai club. L’altra fonte di talenti viene dalla diaspora marocchina in Europa e nelle istituzioni il rimpianto si chiama Lamine Yamal. L’arrivo del genio del Barcellona avrebbe proiettato il Marocco tra le favorite per il prossimo Mondiale.
Il calcio del paese ha preso il bronzo ai Giochi di Parigi 2024 e il titolo di campione del mondo Under-20. Il calcio femminile ha moltiplicato per dieci il budget negli ultimi anni — passando da 6 a 60 milioni. La federazione si è presa in carico gli stipendi dei club. Arrivano capitali. Il Raja Casablanca ha ufficializzato l’ingresso al 60% di Marsa Maroc, primo operatore dei porti commerciali, spingendo anche il WAC ad aprirsi ai privati.
È la volontà del re Mohammed VI espressa nel 2008. L’avvocato d’affari Mehdi Hazguer, vicino a diversi club, spiega al giornale francese che «Sua Maestà ha definito la visione Sud-Sud. Poiché l’Europa chiude un po’ le porte, si è detto: – Aiutiamoci piuttosto tra africani. Il Marocco mette a disposizione infrastrutture a diversi paesi che ne hanno bisogno, propone gratuitamente consulenze a chi vuole costruire stadi, centri di allenamento o accademie. In cambio, molti paesi facilitano l’ingresso di banche marocchine, assicurazioni, cementifici. Questo crea anche posti di lavoro per gli autoctoni. L’idea è costruire una dinamica virtuosa per tutti».
Una dinamica che si iscrive nel ritorno del paese nell’Unione Africana. La diplomazia ha disposto l’esenzione dei visti di ingresso per i cittadini di Senegal e Costa d’Avorio – quelli messi al bando da Trump. L’idea è sviluppare un rapporto paritario. È anche il senso del progetto del gasdotto Nigeria-Marocco, o della costruzione di un enorme porto nel sud per favorire gli scambi con l’Africa occidentale. Un pallone per il mio regno.