Il silenzio di Florentino che ha tolto autorevolezza a Xabi Alonso

Avete voglia di citare il Leonard Cohen di Anthem – quello che canta: “C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce”. È arrivata pure sulla bocca di Diego Abatantuono in La vita va così. Avete voglia di citarlo, ma certe volte la vita va veramente così e dalle crepe entrano solo grandissimi casini. Il Real Madrid, per esempio. Quel gran cuore così blanco di Jorge Valdano ne scrive stamattina su El País, lanciandosi in una riflessione — filosofica come sempre, ma anche molto concreta — sul momento che vive Xabi Alonso, e su come una ferita pubblica abbia alterato gli equilibri interni.
Valdano parte dall’episodio che ha cambiato tutto: la rabbia di Vinícius al momento della sostituzione nel Clásico. In una notte in cui il Madrid aveva spezzato una striscia di quattro sconfitte consecutive contro il Barça, le luci si sono spostate sul brasiliano e sulla sua sfida aperta all’allenatore. Il suo rifiuto di uscire non è stato solo un gesto: per Valdano ha indebolito l’autorità di Xabi, ha distratto la squadra in mezzo alla battaglia e ha tolto valore al trionfo.
Il club, nota Valdano, non ha reagito. Ha preferito evitare di irritare Vinícius invece di proteggere il proprio allenatore. E quel silenzio ha avuto un costo: dopo il Clásico sono arrivati risultati peggiori e, diversamente da quanto accade a Londra, Monaco o Napoli a Madrid la colpa è ricaduta subito su Xabi.
Così dice Valdano e poi allarga lo sguardo. L’irregolarità del Madrid non è un mistero, dice: la squadra domina nella normalità, soffre contro l’élite. E forse — questa è la domanda centrale del pezzo — il problema non è l’allenatore, ma la struttura della rosa. Anche con il miglior portiere e il miglior attaccante del mondo, le grandi partite si giocano in mezzo, dove servono ordine, ritmo e strategia. Lì, oggi, il Madrid “pensa lento”. Senza la scienza di Modric e Kroos, ciò che era semplice è diventato complicato: manca un regista, un cervello. Valdano analizza il centrocampo sovraffollato ma senza un vero stratega: Tchouameni inamovibile, Bellingham affidabile, Valverde da riportare nel suo ruolo, Güler in crescita, Mastantuono boh, più Camavinga, Rodrygo, Brahim, Ceballos. Tante soluzioni, nessuna che garantisca un’identità collettiva. Il compito dell’allenatore, conclude, è rendere competitiva la squadra con ciò che ha. “Ma non si fa in cinque minuti”.