Le critiche del Telegraph dopo l’espulsione
Certe volte la realtà diventa più ridicola della finzione. Se ne dice sicuro Simon Briggs sul Telegraph ripensando alla partita del Portogallo in Irlanda del nord, la partita del primo cartellino rosso in nazionale per Cristiano Ronaldo. Briggs si diverte a paragonarlo al Competitive Dad del Fast Show: quell’adulto che umilia i figli in ogni sport come se stesse giocando una finale mondiale. Solo che Ronaldo, ricorda l’autore, le finali le ha davvero giocate — e vinte — e questo rende ancora più surreale il fatto che a 40 anni continui a comportarsi come un dodicenne.
La partita di Dublino è stata il teatro ideale di questa regressione. Di fronte a Dara O’Shea, difensore dell’Ipswich con una carriera normale, Ronaldo si è infuriato per le marcature strette, ha perso la testa e gli ha assestato una gomitata che la VAR ha trasformato in rosso diretto. La reazione è stata ancora peggiore: le mani finte sugli occhi in stile bambino che fa i capricci, l’applauso sarcastico, la camminata offesa verso gli spogliatoi. Per Briggs l’immagine perfetta della seconda fanciullezza di cui parlava Shakespeare, quel ritorno all’infantilismo che segna l’ultima curva dell’età adulta.
Eppure Ronaldo non molla. Continua a inseguire il suo grande sogno finale, il Mondiale — l’unico trofeo che gli manca — come se il tempo non lo riguardasse. Eppure agli Europei dell’anno scorso sembrava lento, goffo, inutile; nonostante ciò Roberto Martínez non ha avuto il coraggio di sostituirlo. È questo il punto su cui Briggs affonda il coltello: Ronaldo è diventato troppo grande per fallire, o quantomeno troppo grande per essere messo da parte. La sua presenza schiaccia la squadra, ne altera gli equilibri, blocca l’ascesa della nuova generazione. Paradossalmente, la sua probabile squalifica per tre partite potrebbe essere un regalo per il Portogallo. Non perché Ronaldo non sia più capace di segnare, anzi: Briggs ricorda che pochi giorni fa ha segnato due gol all’Ungheria. Ma perché la squadra forse ha bisogno, più di ogni altra cosa, di respirare senza il peso del suo ego.
La conclusione è una stoccata: Ronaldo continua a inseguire il Mondiale e il traguardo dei mille gol come se fosse ancora un dominatore assoluto del gioco. Ma a forza di ignorare ciò che il corpo ormai gli dice, rischia di rendersi ridicolo. Un pensiero che, suggerisce Briggs, dovrebbe pesare molto per un uomo che ha sempre curato la propria immagine come un’opera d’arte.