Come Djokovic è diventato persona non gradita in Serbia

    

Come Djokovic è diventato persona non gradita in Serbia

Era un eroe, adesso è una persona non gradita. Quando alzava le tre dita in faccia alle folle ostili, Novak Djokovic era corpo, anima e rappresentanza della Serbia. Per lui il governo andò a uno scontro diplomatico con l’Australia [se ne parlava qui] e lui è stato a un certo punto una voce politica rilevante nella nuova crisi dei Balcani del dicembre 2021 [qui]. 

Tutto finito. La casa nuova di Nole è Atene e Simon Briggs sul Telegraph racconta questo nuovo capitolo della vita del campione, sospeso tra il disincanto politico e il desiderio di mettere radici da qualche parte. Tutto comincia da una confessione inaspettata, durante un’intervista con il canale YouTube Piers Morgan: «L’uomo che ha toccato i cuori delle persone» dice Djokovic quando gli chiedono quale frase vorrebbe un giorno sulla sua tomba. Poi aggiunge: «Penso di aver capito cosa voglio. Grazie. Mi avete aiutato a capirlo» 

Briggs descrive un Djokovic che si esprime con toni concilianti, che parla di fato e famiglia — il suo primo incontro con Jelena è stato destino — e dietro questa serenità si nasconde il cambiamento profondo del trasferimento ad Atene, dopo anni passati tra Monte Carlo e Marbella. Ufficialmente, la scelta è legata alla scuola britannica dei figli e al clima. Ma, scrive Briggs, c’è una questione più ampia: la trasformazione improvvisa di Djokovic da eroe popolare serbo a persona non grata agli occhi del presidente Aleksandar Vučić

Il Telegraph ricostruisce allora la frattura e che cos’è successo. Dopo aver ricevuto onori di Stato per l’oro olimpico, Djokovic ha cominciato a sostenere le proteste studentesche contro il governo. «Come uomo che crede profondamente nella forza dei giovani e nel loro desiderio di un futuro migliore, penso sia importante che la loro voce venga ascoltata», aveva scritto su X. Un gesto moderato, ma sufficiente a farlo diventare bersaglio dei media filogovernativi, che lo hanno definito “una disgrazia, un falso patriota che ora fugge in Grecia”.

Briggs intreccia il presente sportivo — la vittoria nel nuovo Athens Open organizzato dal fratello — con il sottotesto politico. E suggerisce che il trasferimento possa avere risvolti futuri: Molti pensano che Djokovic possa ambire un giorno alla presidenza della Serbia, come Imran Khan in Pakistan. La conclusione unisce mito e politica: Non scommettete contro di lui. Non solo potrebbe toccare i cuori delle persone, ma anche cambiare le loro vite

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