Il mago Allegri e il derby del sorpasso
Paolo Condò sul Corriere della sera considera che “gli episodi hanno recitato un ruolo enorme, ma dal portiere ritrovato ai difensori accesi, dai tempi sospesi di Modric al coltellino svizzero Saelemaekers, alla puntualità in area di Pulisic, Allegri ha costruito un meccanismo che sa interpretare i momenti del match, e questa è una forma di sensibilità collettiva che porta lontano”.
Luigi Garlando sulla Gazzetta fa notare che il Milan ha vinto tre scontri diretti (Napoli, Roma, Inter), l’Inter ne ha persi tre (Juve, Napoli, Milan). “E su questo Chivu dovrà riflettere molto. Mai nella storia recente i nerazzurri avevano calciato così tanto verso la porta del Milan (20 tiri) senza segnare un gol. Due pali, tante occasioni, il 60% abbondante di possesso. Ma è inutile dominare se non si porta a casa nulla. Non è la prima volta che succede. La sensazione di essere più forti degli avversari, confermata anche ieri, è gratificante e alla lunga dovrebbe pagare, ma Chivu deve trovare il modo per far fruttare tanta qualità di gioco. Ieri, hanno tradito Lautaro, sostituito, Sommer e Calha, rigore sbagliato a parte. Ma, in generale, negli snodi più caldi, in questa stagione, come in quella scorsa, non si sono mai visti occhi da tigre”.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera celebra, omaggia e vanoneggia: “Mani grandi, mani senza fine. Mani milaniste sul derby che saluta nel prepartita Ornella Vanoni sulle note dell’Appuntamento: a sbagliare tante volte è l’Inter, che rimbalza su Maignan, decisivo nel primo tempo e poi ancora pararigori, stavolta su Calhanoglu, un altro specialista del settore dopo Dybala. A portieri invertiti chissà come sarebbe finita, perché sull’unico tiro nello specchio milanista, Sommer va giù troppo lento sul rasoterra di Saelemaekers, dando la ribattuta corta in pasto al piranha Pulisic, che anticipa Akanji”.
Sebbene, giudica Tomaselli, “ridurre il problema a Sommer sarebbe troppo semplice, perché il «gioco dominante senza perdere l’equilibrio» ricercato da Chivu non è ancora entrato nella testa di una squadra che giocava con la linea difensiva più bassa e impostava la manovra in modo meno rischioso ma ugualmente efficace. Senza Dumfries a destra e Mkhitaryan mezzala sinistra, l’Inter in particolare non riesce a esprimere né le sue geometrie né la sua potenza sulle fasce, che restano la sua specialità. Il supporto di Sucic a Dimarco da una parte e la fluidità delle giocate a destra di Augusto, riadattato, sono insufficienti”.
Il giocoliere Il falsissimo nove di Gasperini
Poiché il calcio si diverte a prendere in giro le nostre certezze, la prima Roma di Gasperini con più di due gol segnati è arrivata nella domenica in cui al centro dell’attacco stava non un falso nove come Dybala, ma un falsissimo nove come Baldanzi, uno cresciuto vivendo nei mezzi spazi, dove il gioco cambia direzione e le difese perdono equilibrio. Baldanzi potrebbe essere un falso-10 e una falsa-ala perché porta delicatezza dove nel calcio c’è frenesia e porta la frenesia nei luoghi della delicatezza. Il miglior Baldanzi visto – quello dell’Empoli – era un calciatore che rendeva la squadra più intelligente. Molte volte gli è bastata una torsione del busto per far cambiare umore alla partita. Un amico romanista di Slalom dice che gli ricorda David Silva, e noi agli amici vogliamo bene comunque anche quando esagerano e si mettono a parlare di Baldanzi che andrebbe impiegato alla Valderrama [sì, in certe giornate accade anche questo]. Comunque sia. Dopo aver rigenerato Thiago Motta al Genoa e De Ketelaere all’Atalanta, Gasperini ci prova con lui. “Ha dimostrato che c’è un altro modo per fare il centravanti: pregevole nelle rifiniture, essenziale nelle giocate, geniale nel vedere autostrade dove altri avrebbero forse intravisto sentieri. Unica pecca l’autonomia: la sua batteria si è esaurita al 60’” scrive Giorgio Marota nella sua pagella per il Corriere dello sport-stadio. Cosa sarà di lui, della formula e dell’attacco della Roma: si vedrà.
Paolo Condò sul Corriere della sera nel frattempo sottolinea che “la Roma è lì con la miglior difesa del campionato, e per la prima volta ha segnato più di due gol mandando un segnale di accresciuta efficacia. Ma soprattutto la Roma a Cremona ha mostrato una direzione di marcia precisa, il palleggio tecnico e verticale, sempre più veloce e sempre più preciso, stavolta sì in stile con la storia di Gasperini, che fin qui aveva comandato adeguandosi a parametri diversi dai classici suoi. Così l’agile berlina di Ranieri si è evoluta nella compatta jeep di Gasperini, e la loro fusione corrisponde alla sempre più brillante capolista dell’anno solare 2025 (76 punti, secondo il Napoli con 66). Esistono certamente picchi di valore individuale superiori a quelli della Roma, che nella formazione ideale del torneo piazzerebbe al momento N’Dicka e Soulé: ma se guardiamo ruolo per ruolo tutti i giallorossi sono fra i primi tre, il che descrive una squadra vera. E naturalmente sì, a quasi un terzo di campionato chi dà queste risposte è destinato a lottare per tutto”.