Il centravanti era lo spazio, e lo spazio come centravanti ti faceva sembrare fico. È stato tutto vero, tutto bellissimo e forse presto lo sarà di nuovo. Non ora, non in questa estate, non su questo calciomercato dove girano cifre d’altri tempi per numeri nove d’altri tempi. Esattamente come accadde a suo tempo con il falso nove, tutte Europa rincorre Pep Guardiola e le sue intuizioni. Se lui allarga l’orizzonte delle proprie vedute fino a comprendere Erling Haaland, ecco che i cani da caccia seguono la pista. L’Arsenal si è svenato per Viktor Gyökeres, tutti telefonano al Newcastle per avere notizie di Isak, il Liverpool ha aggiunto alla rosa Hugo Ekitiké. “Gli attaccanti centrali, con una gamma di attributi più ampia rispetto ai loro predecessori, sono improvvisamente tornati di moda, mentre il calcio entra in una nuova era”ha scritto lo storico del calcio Jonathan Wilson sul Guardian.
Naturalmente, gli attaccanti puri non erano mai scomparsi del tutto. I quattro migliori marcatori della Premier League nel 2014-15 sono stati Sergio Agüero, Harry Kane, Diego Costa e Charlie Austin. Mauro Icardi e Luca Toni hanno vinto la classifica marcatori in Italia anche dopo Cesc Fàbregas e Thomas Müller da falsi nove. Cristiano Ronaldo ha segnato più gol di tutti sia in Spagna sia in Italia dopo la sua conversione in centravanti. Eppure sempre è esistita la sensazione, dice Wilson, “che il calcio più intelligente – il calcio più avanzato – richiedesse un attaccante centrale che fosse lì per fare dei movimenti e per la sua capacità di collegare il gioco, non solo per la sua spietatezza nel concludere. Il fenomeno dei giocatori di fascia che segnavano tanti gol – come Messi al Barcellona, Arjen Robben al Bayern o Eden Hazard al Chelsea, un ruolo oggi assunto da Mohamed Salah, Kylian Mbappé e Raphinha – ha fatto sì che i gol provenissero da una gamma più ampia di fonti”.
Ma Guardiola ha indicato una nuova via, ridisegnando il City e il suo stile di gioco intorno al cyborg norvegese, uno che neppure nei peggiori incubi sogna di abbassarsi a centrocampo o allargarsi sulla fascia. La critica più comune all’ultimo Arsenal di Arteta era che gli mancasse un centravanti vero.
“Dovevano sempre giocar bene per vincere, perché non avevano un giocatore in grado di cogliere al volo una mezza occasione per rubare la vittoria in una partita sporca”. I 27 anni di Gyökeres soddisfano questa condizione, ma a Wilson pare pure che sia un rischio, perché è “stato davvero prolifico solo nelle ultime quattro stagioni – due in Championship con il Coventry e due in Portogallo con lo Sporting”. Nel frattempo risponde a un’esigenza specifica, almeno finché “le preoccupazioni sul fatto che impieghi troppo tempo per tirare in certe situazioni di gioco concitato si riveleranno infondate”. È arrivato in una squadra dove il numero 9 l’ha fatto Kai Havertz, dunque va bene così, il resto si vedrà.