Lo Slalom del 7 giugno | Cosa leggere, sapere e vedere

 

   

 

 

   

Quanno ‘o mare è calmo, ogni strunzo è marenaro

Proverbio napoletano

     

►  JANNIK SINNER  si è qualificato per la finale del Roland-Garros battendo in tre set Novak Djokovic. Troverà Carlos Alcaraz che ha eliminato Lorenzo Musetti per ritiro. Sara Errani e Jasmine Paolini si sono qualificate per la finale del doppio femminile.

◇  La Nazionale di calcio ha cominciato il girone di qualificazione per i Mondiali con una sconfitta per 0-3 in Norvegia. Ma tanto è stato compilato il calendario per la prossima Serie A e c’è Juventus-Inter già alla terza giornata, il derby di Milano alla 12esima. Chivu sta per diventare l’allenatore dell’Inter, la Roma ha annunciato Gasperini e l’Atalanta ha preso Juric: va tutto bene. Tutto male per Ange Postecoglou: il Tottenham lo ha licenziato ma i giocatori minacciano una rivolta

◇  Dopo un anno in Turchia, Victor Osimhen ha accettato l’offerta dall’Arabia Saudita. Ora l’Al-Hilal deve trovare l’accordo con il Napoli. Jorginho è tornato in Brasile e giocherà il Mondiale per club con il Flamengo. Cellino invece a Brescia non ha pagato gli stipendi per l’iscrizione al campionato. 

◇  Al Golden Gala di atletica a Roma, Nadia Battocletti ha battuto il record italiano sui 5.000, scendendo addirittura di 8 secondi sotto il suo limite e chiudendo in 14:23.15. Secondo Mattia Furlani nel salto in lungo con 8,13 alle spalle di un Adcock da 8,34.

◇  Primo Marc, secondo Alex. I fratelli Marquez sono stati di nuovo i più veloci, anche nelle pre-qualifiche del GP di Aragon. 

◇  La Nazionale femminile di pallavolo ha vinto la terza partita di fila in Nations League battendo anche la Corea del Sud dopo le USA e la Germania

 

   

Né Spalletti, né la difesa: qual è il vero problema della Nazionale

  Desiderosi di apocalisse, alla fine siamo stati accontentati. Anche la pioggia di Oslo ha assecondato la suggestione di un diluvio universale sull’Italia del pallone. Quello che poteva andare male è andato peggio. È la sesta partita su 14 che la Nazionale ha perso nel mese di giugno negli ultimi quattro anni. Insieme con lo 0-5 subìto dall’Inter in Baviera contro il PSG la settimana scorsa, insieme con le altre tre finali di Champions smarrite dalle squadre della serie A fra 2017 e 2023 [Barcellona-Juventus 3-1, Real Madrid-Juventus 4-1, Manchester City-Inter 1-0], potrebbe perfino essere un indizio di verità sulle energie che restano nel serbatoio per chi gioca a pallone in Italia.

Dagli Europei di Roberto Mancini a oggi, in Norvegia hanno perso una volta la Lazio e due volte la Roma per un complessivo 10-2. Eppure viene sempre la tentazione di presentare certe sconfitte come delle nuove Coree. Non lo sono. Sono cadute comuni. Sono normali perfino contro squadre che non si chiamano Germania o Spagna, che non vanno ai Mondiali dal 1998. 

Il mondo gioca, il mondo è cresciuto. In questi ultimi tre anni la Germania ha perso con l’Ungheria e con l’Austria, l’Inghilterra è stata battuta dalla Grecia e dall’Islanda, la Spagna è caduta in Scozia, la Francia perfino contro l’Italia. Tutti sanno tutto. Di preparazione atletica, di organizzazione di gioco, ci sono una trasmissione dei saperi e una circolazione delle competenze impensabile fino a soli 10 anni fa. La Giordania si è qualificato per il suo primo Mondiale con un commissario tecnico marocchino. 

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La partenza migliore l’ha avuta il Bologna 

Prima o poi bisogna affrontarle tutte, ma certe volte è meglio poi che prima. Il Bologna è la sola squadra che nelle prime-10 giornate della prossima serie A non dovrà giocare contro le quattro qualificate alla Champions. Sembra un invito a prendersi un vantaggio. Provarci. Al Napoli ne toccherà una [l’Inter] solo all’ottava, le due romane non ne incrociano nessuna nelle prime sei giornate. A Torino e Cremonese ne sono capitate invece tre nello scorcio iniziale. “Una super serie A esulta finalmente la Gazzetta dopo tutta la malinconia per la Nazionale.

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La prima scelta

Pare di aver capito che le cose sono andate così. L’Inter voleva tenersi Inzaghi, era la prima scelta – dicevano le cronache – ma Inzaghi desiderava andar via. Allora hanno pensato a Fabregas, anche lui era la prima scelta, ma il Como non lo ha lasciato partire. Il Como è di proprietà di alcuni produttori di sigarette aromatizzate ai chiodi di garofano, venuti a ricordarci che i contratti non sono fumo e il denaro non sempre odora. D’altra parte il Como aveva detto di no per Fabregas anche alla Roma. Dove era la prima scelta. Così la Roma si è buttata su Gasperini fingendo che fosse la prima scelta fin dall’inizio, ma poi lo è diventato, sebbene inizialmente Ranieri lo avesse dichiarato fuori dalla lista, ma siamo noi che non avevamo capito, ci abbiamo creduto faccia di velluto, era un bluff, il calcio è pieno di burloni. Oh l’Inter invece a un certo punto si è buttata su Cristian Chivu, diventata in certi tioli la prima scelta. Del resto il povero Marotta che può fare, se non giurare adesso che Chivu non è un ripiego: ottima formula linguistica che tiene insieme tutto. 

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Il licenziamento di Postecoglou al Tottenham

    Il calcio è proprio brutale. Ange Postecoglou ti porta il primo trofeo dopo 17 anni, il primo titolo in Europa in quattro decenni, la qualificazione al bancomat della Champions League e tu lo cacci. Capolinea. In effetti in campionato gli Spurs hanno chiuso quella che gli analisti di Opta definiscono una delle stagioni più sconcertanti che si possano mai vedere, un campionato chiuso al 17° posto, uno solo sopra la zona retrocessione. Il loro peggior risultato nell’era della Premier League e il peggiore in qualsiasi stagione serie A dal 1976-77, l’ultima retrocessione. La parata con il trofeo a Londra aveva fatto immaginare un cambiamento di prospettiva. Non nel presidente Daniel Levy, convinto che la squadra abbia fatto dei passi indietro. 

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Sinner-Alcaraz, la prima volta contro in una finale Slam

C’è un dato che impressiona, un dato che enfatizza l’importanza di quei famosi tre match point salvati da Sinner contro Djokovic nella semifinale di Coppa Davis del 2023. Il punto di rottura per Novak, il punto di svolta per Jannik. Da quella sera vicina e lontana, ogni maledetta volta in cui si sono incontrati, Sinner non ha mai concesso una palla-break. Nemmeno una in due anni, nemmeno una in 40 turni di servizio giocati contro il detentore del maggior numero di Slam. 

Così eccolo diventare il primo tennista che raggiunge otto finali consecutive fra Slam e Masters 1000 dieci anni dopo il Novak Djokovic del 2015, il più giovane a riuscirci dai tempi di Ivan Lendl nel 1982, il primo tennista negli ultimi 15 anni a battere Djokovic per quattro volte di fila. Quarantanove anni dopo Adriano Panatta, l’Italia ha un giocatore in finale al Roland-Garros, il più giovane a infilare tre finali di Slam consecutive da quando ci riuscì Pete Sampras a 22 anni e 158 giorni, fra Wimbledon 1993 e Melbourne 1994. Quando ieri sera Jannik ha messo da parte il secondo set, i database hanno sputato fuori la sentenza. Era fatta. Nella storia delle semifinali giocate a Parigi nell’era Open, per 73 volte un giocatore era andato avanti di due set e per 73 volte aveva vinto la partita. Sinner è il 74esimo. 

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LA FINALE FEMMINILE

Il Roland-Garros è lo Slam femminile che ha avuto la maggior dose di finaliste a sorpresa negli ultimi anni: Lucie Safarova, Marketa Vondrousova, Anastasia Pavlyuchenkova, mettiamoci pure Jasmine Paolini un anno fa. Secondo la rivista Tennis anche la prima apparizione di Cori Gauff nel 2022 fu un’autentica rivelazione. 

Quest’anno no, quest’anno le sorprese sono finite con l’uscita di scena di Loïs Boisson in semifinale, la francese partita dal numero #361 al mondo, da oggi al primo giorno della sua nuova vita [L’Équipe]. Tutto è andato secondo le gerarchie di partenza in tabellone: Sabalenka avanti fino in fondo da una parte, Gauff dall’altra. Si sono affrontate 10 volte e sono cinque pari. Gauff ha vinto il match più importante di tutti, la finale degli US Open di due anni fa. Secondo Tennis il conto è sorprendente perché Sabalenka ha un netto vantaggio in termini di potenza e i suoi colpi sembrano fatti su misura per mettere pressione a Gauff sul suo dritto, a volte instabile. Ma Gauff è riuscita a sfruttare la velocità di Sabalenka contro di lei, a farle colpire più palle di quante ne volesse. In quella finale degli US Open, ha mandato Sabalenka fuori di testa, fino a farle spaccare la racchetta. Quei crolli emotivi sono diventati più rari e una Sabalenka più resistente dal punto di vista emotivo ha vinto tre delle sue quattro partite contro Coco

Gauff è la giocatrice più giovane ad aver raggiunto le finali di Madrid, Roma e Roland-Garros nello stesso anno solare, Sabalenka è diventata quella con il maggior numero di finali Slam del decennio, adesso sono 6 – una in più di Iga Swiatek 

 


     

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