Contro Alcaraz la prima volta in una finale Slam
C’è un dato che impressiona, un dato che enfatizza l’importanza di quei famosi tre match point salvati da Sinner contro Djokovic nella semifinale di Coppa Davis del 2023. Il punto di rottura per Novak, il punto di svolta per Jannik. Da quella sera vicina e lontana, ogni maledetta volta in cui si sono incontrati, Sinner non ha mai concesso una palla-break. Nemmeno una in due anni, nemmeno una in 40 turni di servizio giocati contro il detentore del maggior numero di Slam.
Così eccolo diventare il primo tennista che raggiunge otto finali consecutive fra Slam e Masters 1000 dieci anni dopo il Novak Djokovic del 2015, il più giovane a riuscirci dai tempi di Ivan Lendl nel 1982, il primo tennista negli ultimi 15 anni a battere Djokovic per quattro volte di fila. Quarantanove anni dopo Adriano Panatta, l’Italia ha un giocatore in finale al Roland-Garros, il più giovane a infilare tre finali di Slam consecutive da quando ci riuscì Pete Sampras a 22 anni e 158 giorni, fra Wimbledon 1993 e Melbourne 1994. Quando ieri sera Jannik ha messo da parte il secondo set, i database hanno sputato fuori la sentenza. Era fatta. Nella storia delle semifinali giocate a Parigi nell’era Open, per 73 volte un giocatore era andato avanti di due set e per 73 volte aveva vinto la partita. Sinner è il 74esimo.
Domani per la prima volta nella storia due giocatori nati negli anni 2000 si giocheranno un titolo dello Slam. È certamente la fine di un’era, forse l’inizio di un’altra. L’uno e il due al mondo in finale. Come nel torneo femminile con Aryna Sabalenka e Cori Gauff. Due finali insieme con tutta la crema possibile c’erano state l’ultima volta agli US Open di 12 anni fa: Djokovic-Nadal tra gli uomini, Serena Williams-Azarenka tra le donne, ma per trovarne sulla terra rossa di Parigi bisogna tornare alla gloriosa estate del 1984, con Lendl-McEnroe alla domenica, Navratilova-Evert il giorno prima. A proposito di quei tempi, solo Bjorn Borg e John McEnroe hanno raggiunto 70 vittorie in partite dello Slam giocandone meno di Alcaraz [81 a 82]. Carlitos è risalito dalla fossa di un set di svantaggio con Musetti come aveva fatto l’anno scorso con Sinner, e come aveva fatto Roger Federer con Nalbandian nel 2006, con Del Potro nel 2009.
Musetti stava giocando un tennis incantevole. Il tie-break perduto nel secondo set ha spalancato le porte a uno 0-6 nel terzo e all’idea di farsi da parte in anticipo, tornando negli spogliatoi con il pensiero a Wimbledon, dove dovrà difendere i punti della semifinale 2024. Non è la prima volta che Musetti sente tutta la fatica e tutto il dolore quando si trova con le spalle al muro. Aveva lasciato il campo sempre al Roland-Garros contro Djokovic dopo essere stato rimontato di due set, di nuovo è successo al Foro Italico con Atmane una volta perso il primo, al Queen’s nel 2022 con Bublik per le conseguenze di una caduta, a Madrid con Zverev per la coscia. A Monte-Carlo ha scelto di restare in campo e prendere uno 0-6 da Alcaraz nel set decisivo. Secondo Piero Valesio su Domani “si può dire che il talento puro ha un costo: quello che Musetti paga potrebbe avere un’origine mentale nel senso che sostenere quel tipo di gioco soprattutto contro giocatori di pressione superiore è faticoso assai. E se bisogna restare sopra il livello per ore, onde evitare di essere travolti, allora può darsi (può darsi) che il corpo diventi più fragile e tenda all’infortunio”.
Sinner contro Alcaraz, insomma. Gabriele Romagnoli su Repubblica scrive che “adesso tutti vogliono il loro duello finale. Tra qualche tempo non ne potranno più e cominceranno a sognare la sorpresa, quello che arriva dalle profondità della classifica con la bombola a ossigeno, oppure il vecchio leone spelacchiato che riscopre il vizio. Già esiste un’Italia che avrebbe voluto arrivare in fondo con Musetti: meglio uno che bestemmia in italiano di uno che parla tedesco con i genitori. […] Sinner e Alcaraz hanno punti in comune, accentuati dallo stesso fornitore di abbigliamento che ci tiene a farli sembrare due bambinoni: uno con la polo verde prato, l’altro con la maglietta a righe. Sono entrambi cortesi e, per quanto consentito, schietti. Non si amano, ma si rispettano. C’è in Alcaraz un’allegria sconosciuta a Sinner. È la differenza che ancora vediamo tra Messi e Cristiano Ronaldo, tra l’esprimere un talento e spremerlo”.
LA FINALE FEMMINILE
Il Roland-Garros è lo Slam femminile che ha avuto la maggior dose di finaliste a sorpresa negli ultimi anni: Lucie Safarova, Marketa Vondrousova, Anastasia Pavlyuchenkova, mettiamoci pure Jasmine Paolini un anno fa. Secondo la rivista Tennis anche la prima apparizione di Cori Gauff nel 2022 fu un’autentica rivelazione.
Quest’anno no, quest’anno le sorprese sono finite con l’uscita di scena di Loïs Boisson in semifinale, la francese partita dal numero #361 al mondo, da oggi al primo giorno della sua nuova vita [L’Équipe]. Tutto è andato secondo le gerarchie di partenza in tabellone: Sabalenka avanti fino in fondo da una parte, Gauff dall’altra. Si sono affrontate 10 volte e sono cinque pari. Gauff ha vinto il match più importante di tutti, la finale degli US Open di due anni fa. Secondo Tennis il conto è sorprendente perché “Sabalenka ha un netto vantaggio in termini di potenza e i suoi colpi sembrano fatti su misura per mettere pressione a Gauff sul suo dritto, a volte instabile. Ma Gauff è riuscita a sfruttare la velocità di Sabalenka contro di lei, a farle colpire più palle di quante ne volesse. In quella finale degli US Open, ha mandato Sabalenka fuori di testa, fino a farle spaccare la racchetta. Quei crolli emotivi sono diventati più rari e una Sabalenka più resistente dal punto di vista emotivo ha vinto tre delle sue quattro partite contro Coco”.
Gauff è la giocatrice più giovane ad aver raggiunto le finali di Madrid, Roma e Roland-Garros nello stesso anno solare, Sabalenka è diventata quella con il maggior numero di finali Slam del decennio, adesso sono 6 – una in più di Iga Swiatek