Lo Slalom del 27 maggio | Cosa leggere, sapere e vedere

    

   

Quando cammini nel mezzo di una tempesta, tieni la testa in alto e non aver paura del buio

You’ll Never Walk Alone

 

 

#1  giorno alla finale di Conference League

 

La parata del Liverpool: dalla gioia all’orrore

Un’auto ha investito gli spettatori della parata organizzata dal Liverpool per la vittoria in Premier League. Sono rimaste ferite quasi 50 persone, inclusi quattro bambini, 27 sono in ospedale e quattro in condizioni che stamattina vengono ancora definite preoccupanti.

La polizia ha dichiarato di aver arrestato un uomo di 53 anni, britannico, originario dell’area di Liverpool, ma ha anche affermato di non ritenere che l’incidente sia legato al terrorismo. L’uomo è stato fermato sul luogo dell’incidente in Water Street, il cuore della città, dopo la riapertura delle strade.

Quattro persone erano rimaste intrappolate sotto la macchina e sono state liberate dai vigili del fuoco. Quando l’auto si è fermata, alcuni tifosi inferociti si sono diretti verso il mezzo e hanno iniziato a rompere i finestrini, mentre la polizia è intervenuta per evitare il linciaggio dell’uomo alla guida. La polizia ritiene che non ci siano complici. Il primo ministro Keir Starmer rivendica la risposta rapida delle istituzioni a questo incidente scioccante. 

Gli aggiornamenti sono costanti e il Guardian ha aperto un live blog che si può seguire a questo link.

Venticinque minuti prima del fatto, lo Strand era stato il teatro di un’euforia pura racconta il Guardian. Alle 17.41 il pullman era passato davanti al Royal Liver Building e la folla aveva intonato You’ll Never Walk Alone tra fuochi d’artificio e coriandoli in cielo. Da un appartamento sull’isola di Mann, si sono affacciati anche Jürgen Klopp e Kenny Dalglish. Poco dopo le 18 ora d’Inghilterra, le sette di sera da noi, la scena era di devastazione. A tre ore dall’incidente, le ambulanze erano ancora parcheggiate fuori dal municipio di Liverpool. Una trentina di feriti sono stati curati nel ristorante italiano Riva Blu, dall’altra parte della strada.

Il Guardian riporta la testimonianza di un uomo di Birmingham ferito alla schiena e alle gambe. Aveva trascorso la giornata sullo Strand, ma non riuscendo a trovare segnale per inviare foto al gruppo WhatsApp di famiglia, si è portato verso Water Street in cerca di una copertura migliore. Per la parata dei Reds sono arrivati tifosi anche dalla Nuova Zelanda, dall’Australia, dalla Thailandia.

Michael Holdener, 28 anni, ha pedalato con un gruppo di amici per 20 giorni da Unteriberg, Svizzera, passando per Francia, Germania e Paesi Bassi. Ai tifosi del Liverpool e a Klopp era stata negata l’opportunità della sfilata in occasione del 19esimo titolo nel 2020: eravamo in piena epidemia di covid. E adesso questo scrive Andy Hunter.

Arne Slot, primo allenatore olandese di sempre a vincere il campionato in Inghilterra, aveva appena descritto la giornata come la migliore della sua carriera, «il giorno di gran lunga oltre ogni aspettativa, oltre ogni sogno. Ho già vinto diverse cose in passato, sono state bellissime, ma questo non è paragonabile a nulla. Giovani, anziani, persone di ogni età sono qui. Guardi i tifosi negli occhi e vedi tutto. È difficile immaginare che ci siano ancora altri cittadini di Liverpool nelle loro case. Va oltre i mie sogni».  

Il consiglio comunale di Liverpool ha stimato che in tutto ci fosse mezzo milione di persone lungo il percorso della parata, 16 km di strade. Nonostante il maltempo i tifosi hanno iniziato a prendere posto dalle 8 del mattino per godersi la vista di Virgil van Dijk e Mohamed Salah. Trent Alexander-Arnold era in lacrime, lascerà la squadra in cui è cresciuto per andare al Real Madrid. La stazione ferroviaria di Birmingham New Street era piena di tifosi del Liverpool già a metà mattina. The Strand, la strada che costeggia il centro città, era un fiume rosso.

Una giornata di giubilo – scrive il Guardian – si è trasformata in una giornata di orrore. Le proiezioni che celebravano il trionfo del Liverpool al Royal Albert Dock sono state sospese. Il Liverpool ha interrotto ogni attività sui social media appena è venuto a conoscenza della gravità dell’incidente e la festa per il personale, prevista per oggi, è stata annullata. Slot e i suoi giocatori sono stati aggiornati sugli sviluppi non appena scesi dal pullman. Una fine orrenda per quella che doveva essere una giornata gioiosa.


  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra l’orrore sulla parata del Liverpool – In Spagna l’arrivo di Xabi Alonso a Madrid e l’incrocio di destini fra Yamal e Ansu Fati a Barcellona – In Francia il Roland-Garros – In Italia il futuro delle panchine di Napoli, Inter, Juventus, Milan e Roma

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Su tutte le prime pagine dei giornali inglesi domina l’orrore di Liverpool. Il Guardian apre il suo servizio con la foto di due paramedici che trasportano un tifoso. 

Il Paper dice che i video dei passanti mostrano i tifosi mentre cercano di fermare l’auto, altri implorano aiuto alla polizia e ai medici. 

Il Times parla di un milione di persone stimate in piazza per festeggiare e racconta come il giubilo è stato trasformato in terrore

Anche il Telegraph ha titolato: La gloria di Liverpool si trasforma in orrore. Una testimone dice di essersi sentita come una sardina ammassata in strada. Secondo la ricostruzione, l’auto aveva già percorso a tutta velocità almeno per 200 metri Water Street. Secondo il giornale conservatore, la notizia dell’arresto del responsabile sarebbe stata comunicata in fretta per evitare le speculazioni e le accuse mosse in passato sul ritardo degli interventi. Il riferimento è all’attentato dello scorso anno a Southport.

Il Daily Mail ha scelto per la prima pagina la foto che mostra il momento in cui l’auto si schianta sulla folla: si vedono diverse persone aggrappate al cofano. Il giornale riporta che l’autista stava suonando il clacson mentre accelerava. Il titolo è Carneficina alla parata

 

     

Com’è andato l’esordio di Sinner

Quelli che ieri sono usciti per una sera dalla bolla e si son messi a guardare una serie, sui telefoni hanno cominciato a ricevere le notifiche dei siti francesi, euforici per l’impavido Arthur Rinderknech [così dicevano: impavido] che sta facendo vibrare il Philippe-Chatrier [così dicevano: sta facendo vibrare]. L’ultima delle notifiche diceva ehm, niente da fare, non c’è stato il miracolo, ha vinto Sinner. Jannik ha portato il suo bilancio nei primi turni dei tornei dello Slam a 18 vittorie in 22 partite, siamo adesso a 15 successi consecutivi dopo la sconfitta contro marton Fucsovics a Wimbledon 2021. I francesi erano in effetti eccitati come quando in Italia – che so – un Omar Camporese faceva battaglia con Boris Becker. Sinner ha salvato tre palle break sull’1-1 del primo set, si è trovato sotto 2-5 nel secondo, ma ha infilato la sua 62esima vittoria su 62 contro avversari fuori dai primi-20 al mondo. L’ultimo dal quale è stato sconfitto. Dusan Lajovic. Due anni fa a Cincinnati. Nel giorno del suo 22esimo compleanno. L’esordio di ieri sera si aggiunge al Melbourne di gennaio e al New York dell’autunno scorso portando a 15 le partite consecutive vinte negli Slam. Così le statistiche segnalano che Jannik è diventato il quinto giocatore negli ultimi 20 anni a farcela dopo Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Carlos Alcaraz. Qualcosa deve voler dire. 

E adesso Gasquet

Al povero Sinner toccherà di nuovo vivere al contrario quel che i suoi avversari hanno patito a Roma. Sul Centrale di Parigi al secondo turno gli tocca un altro francese, e che francese, Richard Gasquet – al suo 22esimo e ultimo Roland-Garros, record dei record, bravo a concedersi un turno in più del temuto/previsto. È diventato il primo giocatore francese dell’era Open a vincere un match di singolare nel tabellone principale del Roland-Garros dopo i 38 anni. Contro Atmane ha raggiunto la 117esima vittoria in uno Slam, terzo miglior risultato di sempre tra i francesi. È alla sua 75esima apparizione in un torneo del Grande Slam, quarto nella statistica di tutti i tempi. Atmane è stato a lungo inarrestabile col dritto [31 vincenti], ma nel terzo e quarto set ha sbagliato parecchio. 

L’Équipe dedica stamattina la sua prima pagina a Gasquet. Franck Ramella scrive che non c’è stato nessun addio, nessuna saga, nessuna lacrima. Sarebbe stato triste finire in questo modo, in una giornata senza sole, con un campo centrale pieno solo per due terzi, con il bonus di una o due gasquetterie, tra cui un delizioso passante incrociato dopo una palla smorzata, alla scadenza dell’ora di gioco. Motivato dall’idea di regalarsi un extra, Gasquet ha giocato da veterano

Gasquet lascerà il tennis dopo il torneo, L’Équipe scrive che non capita a tutti di poter giocare l’ultima partita della propria carriera contro il numero 1 del mondo, ma il bello del tennis è che nessuno conosce mai qual è davvero l’ultima partita. Sulla terra di Parigi, Gasquet ha battuto solo un giocatore tra i primi-10 al mondo [Nishikori era sesto nel 2016] e due tra i primi-20 [Anderson #17 nel 2015, Kyrgios #19 nel 2016]. In tredici occasioni ha perso contro uno dei primi-2 della classifica e mai lo ha battuto tre set su cinque. Contro i numeri-uno ha un bilancio di una vittoria e 16 sconfitte. La vittoria arrivò al primo confronto dei diciassette, vent’anni fa, sulla terra di Monte-Carlo contro Roger Federer. Parve un’epifania. Ma le statistiche – scrive L’Équipe – non ci interessano. È una partita che Gasquet giocherà un po’ per vincerla e molto per regalarsi una serata di gala

 

Perché le donne non giocano mai di sera e sempre a mezzogiorno?

Quasi un anno dopo i Giochi è finita la luna di miele fra la stampa americana e Parigi. Deve essere un segno dei tempi. Nella sua newsletter Bounces [Rimbalzi – ehm], il giornalista e podcaster Ben Rothenberg segnala che i marciapiedi della città, anche quelli dei quartieri più pittoreschi, sono pieni di escrementi di cane. Ma deve essere un espediente narrativo per dire più avanti che gli organizzatori del Roland-Garros ne hanno pestata una. Anzi scrive: “continuano a pestarla”. 

Che succede? Succede che il presidente della federazione francese Gilles Moretton ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sul torneo, per dire che alla maniera dell’Italia si annetteranno l’attività del pickleball e per rispondere alle domande sulla scarsità delle partite femminili sul Philippe-Chatrier. Dal sen di Moretton è sfuggita una frase che oggi nessuno può più permettersi, quando ha detto che «a volte dobbiamo pensare a cosa potrebbe essere meglio per gli spettatori, dobbiamo fare delle scelte». 

Rothenberg segnala che la ripartizione pare equa ma la distribuzione delle partite è irregolare: agli incontri maschili viene data la preferenza come prima partita della serata, “mentre gli incontri femminili vengono costantemente relegati alla fascia oraria di apertura meno desiderabile, a mezzogiorno, davanti a tribune vuote”.

Non è un tema nuovo, e peraltro il Roland-Garros ha una direttrice donna. Nel 2022 fu proprio Amelie Mauresmo a dire che gli incontri maschili avevano «più fascino e attrattiva» e questo pare che nessuno oggi se lo possa permettere. Moretton ha aggiunto che «vedremo, vedremo, se mettere qualche match femminile nelle sessioni serali, dipende dal calendario, da chi giocherà contro chi», ma Rothenberg eccepisce e scrive nella sua newsletter che “il torneo ha deciso che le donne non sono quasi mai ciò che la gente vuole vedere”. 

Nel 2019 nessuna delle due semifinali femminili fu programmata sul campo principale. Rothenberg si è messo a fare una ricerchina. Ha preso tutti i programmi delle giornate al Roland-Garros da quando Moretton guida la federazione [2021] e ha scoperto un disequilibrio di genere nella gestione della prima fascia oraria della sessione diurna. Nel corso di quattro anni e dei primi tre giorni del 2025, il Roland-Garros ha scelto gli uomini per l’ultimo incontro sul Philippe-Chatrier 43 volte su 47: “gli organizzatori hanno deciso che la partita migliore della giornata era una partita maschile nel 91 percento dei casi”. Ma il divario è ancora più netto quando c’è da scegliere la partita con lo stadio ancora vuoto, la partita che comincia intorno a mezzogiorno. È stato un incontro femminile a per 45 volte su 47, ovvero nel 96% dei casi. 

Rothenberg ha preparato pure una bella tabellina con Excel e non si dispiacerà se la incolliamo qui sotto. 

Ora bisognerebbe andare a contare nei pezzi di Rothenberg di quante partite femminili ha scritto, e di quante maschili, per capire se iscriverlo ai sinceri difensori dei diritti femminili. Mentre qualcuno si dedica al lavoro, c’è tempo per vedere come la pensano le giocatrici.

Chris Evert per esempio ricorda quella volta che era vicina a vincere una partita e il pubblico applaudiva con sempre maggiore convinzione, finché – dice lei – «ho capito che il motivo era la loro attesa per la partita successiva, Connors contro Vorg. Volevano che le donne lasciassero il campo e gli uomini entrassero». 

Rothenberg fa notare che il Roland-Garros è stato l’ultimo torneo dello Slam a introdurre pari montepremi [anno 2007] – e sia detto tra le righe la vera battaglia è questa. Iga Swiatek dice che a lei non disturba siano gli uomini a giocare di sera. Danielle Collins ha risposto che non ci aveva fatto caso, però sì, sarebbe utile alternare [Rothenberg ci tiene a farci sapere di averglielo chiesto in una conferenza stampa dove erano presenti 13 uomini]. Pam Shriver ricorda che nel 2022 – primo anno di Mauresmo direttrice – di sera ci fu un solo match femminile: Alize Cornet vs Jelena Ostapenko. Dice che il disinteresse di Swiatek per il tema le ricorda il disimpegno di Steffi Graf sull’equità del montepremi. «Non tutte sono Billie Jean King», ne conclude. 

Segue dibattito

▥   Arthur Fils è diventato il quinto tennista francese più giovane ad aver vinto una partita di singolare in tutt’e quattro i tornei dello Slam. È una statistica offerta da monsieur Chauvin

▥  Solo cinque giocatrici nell’era Open hanno un record migliore di Iga Swiatek nel turno d’apertura dei tornei dello Slam [24-1]. Con 25 successi nelle prime 25 partite nella storia ci sono Billie Jean King, Chris Evert, Evonne Goolagong, Monica Seles e Serena Williams. Non è una brutta compagnia. 

▥  Tra i giocatori che non hanno ancora vinto il torneo, Casper Ruud è il secondo per percentuale di partite vinte [77,4%, 24-7] dietro il solo Alexander Zverev nell’era Open.

▥  Ieri sono uscite di scena tre teste di serie in modo rumoroso. Tra gli uomini il #4 Fritz [uscirà dai primi-4 al mondo dopo il torneo] e ancora più a sorpresa il #18 Francisco Cerùndolo – protagonista della stagione di preparazione sul rosso, un Alberto Mancini che non ce l’ha fatta. Tra le donne è andata fuori la #9 Navarro, battuta da Jessica Bouzas Maneiro. Bouzas Maneiro è la giocatrice con meno partite perse contro una delle prime-10 al mondo al Roland-Garros dopo Serena Williams e Steffi Graf. Editoriale: Gulp. Fine dell’editoriale. 

▥  Ben Shelton ha battuto Lorenzo Sonego e negli ultimi due decenni solo due giocatori hanno ottenuto 25 vittorie come lui nei tornei dello Slam in un numero inferiore di partite giocate [35]: sono stati Rafa Nadal e Carlos Alcaraz [32 ciascuno]. 

LE PARTITE DA GUARDARE OGGI

Sofia Kenin (31) vs Varvara Gracheva

Philippe-Chatrier, primo incontro

Kenin è stata finalista a Parigi e campionessa in Australia cinque anni fa. Ama il tennis agonistico e sembra di nuovo in ascesa, lungo questo eterno arco di forma altalenante. Ha giocato i quarti di finale a Dubai e un mese dopo la finale sulla terra battuta di Charleston. Gracheva è una delle molte ragazze russe che hanno preso un altro passaporto in questi anni. Ha 24 anni, numero 72 del mondo, cittadina francese dal 2023, già nella scorsa primavera al Roland-Garros sotto il tricolore con il blù. Il pubblico cantò la Marsigliese quando batté Irina-Camelia Begu e si qualificò per gli ottavi, miglior risultato a Parigi.

Mirra Andreeva (6) vs Cristina Bucsa 

Suzanne-Lenglen, primo incontro

Mirra Andreeva ha perso un anno fa la semifinale contro Jasmine Paolini e poche settimane dopo sugli stessi campi ha vinto la medaglia d’argento olimpica in doppio accanto a Diana Shnaider, battuta di nuovo da Paolini [con Errani]. L’elemento da non trascurare è che si trattava della prima stagione completa di Andreeva sul circuito WTA. Quest’anno ha vinto due titoli Masters 1000 consecutivi sul cemento, a Dubai e Indian Wells. Una partita di Mirra Andreeva si guarda sempre volentieri. 

Alexander Zverev (3) vs Learner Tien

Suzanne-Lenglen, secondo incontro

L’enigma Zverev comincia il suo torneo. Ha perso su questa terra una delle sue finali Slam l’anno scorso, prima di cedere anche a Melbourne in gennaio di fronte a Sinner. Non è stato più lo stesso da allora. Vincere il titolo sulla terra battuta a Monaco di Baviera potrebbe averlo aiutato a mettere insieme qualche pezzo smarrito per ritrovare la fiducia in sé stesso. Il sito ufficiale del torneo dice che sa cosa serve per raggiungere la finale. Deve solo capire come vincere, quando ci arriverà.

[30] Hubert Hurkacz vs Joao Fonseca

Campo 7, quarto incontro

Forse ma forse la partita delle partite nel primo turno del tabellone maschile, stranamente collocata su un campo secondario, il quinto per importanza e capienza dentro l’impianto. Bah. Speriamo che Eurosport ce ne faccia vedere un pezzetto [l’alternativa è farsi al volo un abbonamento a Discovery+ | questo sito non intrattiene alcun rapporto commerciale con Discovery+]. 

Fonseca è una delle rivelazioni della stagione e una stellina in totale ascesa dopo il primo titolo a Buenos Aires. È stato il più giovane brasiliano a vincere un titolo ATP nell’era Open, il quarto di sempre in questo secolo dopo Kei Nishikori, Rafa Nadal e Carlos Alcaraz. Fonseca ha anche messo insieme i suoi primi quattro successi contro dei Top-30 negli ultimi sei mesi e per andare avanti nel torneo deve aggiungerne un quinto sul polacco, ex semifinalista a Wimbledon, qualificato per la seconda settimana a Parigi due volte nelle ultime tre edizioni. Non si sono mai affrontati prima ed è la prima partita che Fonseca gioca sulla terra dove Guga Kuerten sbucò quasi dal nulla, si prese la Coppa e rubò molti cuori con il suo rovescio. 

   

IN CAMPO OGGI

Jack Draper (5) vs Mattia Bellucci

Suzanne-Lenglen, quarto incontro

Un destro naturale che gioca da mancino e un giocatore con un dritto feroce finanche sulla terra battuta. Jack Draper si sta dimostrando una vera minaccia sulla terra rossa, qualche giornale inglese si è spinto a chiedersi se non possa essere arrivato il momento di mettere fine a una siccità che dura da novant’anni [Fred Perry – 1935]. 

Gli anglosassoni non dicono: digiuno, dicono: siccità. Vengono presi per sete, non per fame. 

Draper è entrato nella top-10 dopo aver vinto il suo primo Masters 1000 a Indian Wells a marzo e fra i primi-5 con la finale di Madrid del mese scorso. Mattia Bellucci invece si è arrampicato al numero #68 del mondo e appartiene alla vasta medio-alta borghesia di questa età dell’oro del tennis italiano. 

Cose da rispondere a Binaghi

Sul Corriere della sera di ieri mattina, Aldo Grasso ha dedicato un passaggio della sua rubrica a quella che chiama la concezione televisiva di Angelo Binaghi, presidente di uno sport che sta vivendo un momento di grande popolarità ma che, in tutta onestà, si è sempre giocato in circoli molto esclusivi. Grasso faceva riferimento alle recenti intemerate di Binaghi verso le pay tv: «È una vergogna – ha detto – che solo pochi possano vedere una finale dei nostri ragazzi a Parigi o a Wimbledon. Si impedisce a chi non è ricco di poter prendere esempio, e magari indirizzare la propria vita positivamente. L’esclusiva tv è un enorme danno sociale, chiederemo sia stimato». Ecco.

Grasso allora ricordava ieri che la Federtennis è proprietaria di SuperTennis: Perché non trasmette Roland Garros e Wimbledon in chiaro? Da ragazzo non avevo i mezzi per praticare il tennis: dunque, è stato impedito a chi non era ricco di indirizzare la propria vita positivamente. A chi devo chiedere i danni sociali? Alla Federtennis?

Stamattina Binaghi risponde e mette per iscritto in corsivo la sua convinzione che il tennis italiano sia diventato quel che è diventato grazie alle dirette in chiaro della sua televisione, con i tornei comprati e trasmessi negli scorsi anni a dispetto di ogni conflitto di interesse. Binaghi enfatizza il progetto scolastico Racchette in classe, i 20 milioni spesi per raggiungere il milione di bambini in Italia ma non spiega come mai il tennis sia rimasto uno sport da cui risultano esclusi i ragazzi e le ragazze figli dell’immigrazione, la generazione di nuovi italiani che invece sta facendo grandi l’atletica leggera e la pallavolo. 

Così, dalla replica che Grasso si riserva, emerge un argomento incontestabile. Se davvero il tennis, come lei sostiene, è uno di quegli «eventi sportivi che travalicano lo sport e il tempo e che con le loro emozioni diventano un patrimonio culturale comune che non debba avere accessibilità limitata», perché fate pagare, e a caro prezzo, il biglietto per assistere agli Internazionali d’Italia di Roma?.

   

Il dilemma di Simone Inzaghi

A cinque giorni dalla finale di Champions, ieri l’Inter ha tenuto il suo media-day e Simone Inzaghi ha dovuto esibirsi in qualche dribbling davanti alle domande sul suo futuro. Il dribbling non era il suo forte neppure in campo. Era più un opportunista. Così ha risposto senza guizzi particolari, senza lo stupore che seminava un Marocchino: spesso le ali più geniali sono state dei caratteristi del pallone. Ciro Ferrara marcava ogni giorno Maradona in allenamento, eppure a chi gli chiede quale sia stato il calciatore che gli ha fatto venire il mal di testa risponde: Giampaolo Montesano [anche Vierchowod ha detto una cosa simile]. 

Niente, questa era una digressione, un omaggio a Victor Hugo. Qui Giordano Meacci segnala alcune opere dove l’arte della digressione tocca vette estreme. E in ogni caso di Giordano mecci bisogna leggere Il cinghiale che uccise Liberty Valance

Il Corriere della sera titola che Inzaghi si trova tra due fuochi: la finale contro il PSG e l’offerta degli arabi. Paolo Tomaselli scrive che l’offerta faraonica però c’è e l’amarezza per lo scudetto buttato («una sofferenza che ricorderemo») può aver indotto l’allenatore ad ascoltarla per poi fare le sue valutazioni a mente fredda. Ma la voglia di tornare a combattere a Inzaghi non è passata, anzi.

Dietro la parata del pullman del Napoli

L’attrice Isa Danieli sul Mattino racconta la sua conversione: Per una vita, lo confesso, non ho seguito il calcio. Ora darei di tutto per andare allo stadio, se me lo consentisse l’età. l’unica volta che sono andata allo stadio in vita mia fu con mio fratello, decenni fa. Anche allora mi feci prendere da un tifo pazzesco, lui disse: «Meglio se non ti porto più, ti puoi sentire male». Forse è stato meglio non essere stata tifosa. Ma negli ultimi tempi a Napoli era impossibile.

ODE A TOMMASO  Francesco De Luca, ancora sul Mattino, rende omaggio a uno degli invisibili di cui è pieno il calcio. Ha 70 anni – scrive – e da quasi mezzo secolo frequenta ogni giorno lo spogliatoio del Napoli, con cui ha vinto tutto, a cominciare dai quattro scudetti. Tommaso Starace, il magazziniere, arriva ogni giorno da Vico Equense: fino a Castel Volturno sono 180 chilometri, andata e ritorno. Sempre con il sorriso sulle labbra, facendo sentire il suo vocione negli spogliatoi, soprattutto quando ci sono momenti un po’ così. Dries Mertens, che dopo i gol esultava tirando fuori la lingua come fa Starace, gli ha dedicato nei giorni scorsi un post sui social per ricordare che lui è l’unico ad aver vinto quattro scudetti col Napoli.  I segreti di questo lavoro appresi da Gaetano Masturzo, magazziniere storico che accoglieva tutti negli spogliatoi con un caffé, anche i giornalisti: all’epoca, c’erano porte aperte. Tommaso fa il giro con la moka perfino prima delle partite. A pochi minuti da Napoli-Cagliari, la gara del quarto scudetto, ha offerto il caffé al vecchio capitano Ciro Ferrara, che vide crescere nello spogliatoio di Soccavo, e a Diletta Leotta, che lo ha ringraziato in diretta tv: in quale stadio gli ospiti sono accolti così? 

   

La terza settimana del Giro

I distacchi su cui si regge la classifica del Giro d’Italia alla vigilia della terza settimana sono nati da una tappa tra la polvere delle strade bianche delle colline senesi e da una caduta, come dire un imprevisto e una digressione nella corsa. Ora che arrivano le montagne, i luoghi dove davvero si fa una corsa a tappe, questo Giro senza leader e senza stelle è pieno di domande. 

Bici Pro si domanda per esempio se la grande speranza italiana Antonio Tiberi debba tirare avanti cercando di sopravvivere o se debba darsi a un giorno da leoni, rischiare tutto per far saltare il banco. Risposta: Antonio non ha l’indole del kamikaze, preferisce calcolare e poi semmai andare. È scivolato dal terzo all’ottavo posto con la caduta di massa dell’altro giorno, e adesso chissà. La tappa che segue il giorno di riposo ha una lunga tradizione di sconquassi inattesi. 

Bicisport si chiede se Primoz Roglic deciderà di andare avanti o se la sua corsa sta per finire. Le voci che arrivano dalla sua squadra non lasciano affatto sperare che Primoz Roglic migliori e continui a correre in questo Giro: deciderò il medico se deve abbandonare.

Alessandra Giardini sulla Gazzetta si domanda invece quando e dove potrebbe andare in crisi la maglia rosa. È solo la seconda volta in vita sua che Del Toro affronta una corsa di tre settimane. Nella prima faceva da gregario alla Vuelta e alla terza settimana in Spagna, un anno fa, era brillantissimo. Ai Lagos de Covadonga, ricorda Giardini, entrò nella fuga giusta con van Aert, Vine, Soler, Lecerf, Frigo e Zana. Nella tappa di Picón Blanco, la penultima, si piazzò ventesimo e fu molto a suo agio nella crono finale di 24 km. 

Del Toro corre da leader. Sta sempre davanti – si legge – svetta, controlla amici e avversari, tiene da conto i secondi di abbuono ma ha anche l’eleganza di lasciare che Ayuso si prenda i suoi. Non fa polemiche, non abbocca agli ami, sorride. Del Toro è naturalmente uno scalatore, anche se diverso da Ayuso: al contrario dello spagnolo, il messicano è anche un uomo da classiche, come ha già dimostrato vincendo la Milano-Torino e facendo il record sulla salita di Superga. Il management del team aveva scelto Ayuso come capitano per il Giro, non senza ragione. Con il messicano in rosa, il team ha rapidamente corretto la strategia, e proteggerà la maglia rosa di Isaac. Non hanno alcun interesse a stressare il rapporto con Del Toro, che ha firmato con loro fino al 2029. E che promette di essere il prossimo fenomeno (ma perché prossimo? Potrebbe essere già molto attuale).

 

Centonovantanove km con 5 mila metri di dislivello. Le cime: Carbonare, Candriai, Santa Barbara e San Valentino, sapendo che domani ci sono il Tonale e il Mortirolo, sebbene lontani dal traguardo. Il cosiddetto tappone è previsto venerdì tra Tzecore, Saint-Pantaléon e Col de Joux, con arrivo a Champoluc, il giorno dopo Lys, il Colle delle Finestre con 8 km di sterrato e il Sestriere.

Secondo la rivista Rouleur Del Toro è pronto a tutto. A ogni attacco è preciso in testa e attacca persino.  Il ventunenne è uno dei favoriti, se non a questo punto il favorito, per la vittoria, con cinque tappe significative rimaste prima del corteo verso la capitale italiana, la prossima settimana. Perché allora dovrebbero esserci dubbi?

 

     

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