C’è una straordinaria coincidenza che accompagna la firma di Max Allegri per il Milan e il suo ritorno sulla panchina dove ha vinto lo scudetto nel 2011. Il Corriere della sera fa notare che proprio com’era successo nel 2010, in occasione della sua prima esperienza, “Max dice sì al Diavolo nelle ore precedenti alla finale di Champions League dell’Inter. All’epoca si recò ad Arcore a pranzo accompagnato da Galliani nel giorno della partitissima di Madrid per conoscere Berlusconi: entrò in conclave cardinale, uscì Papa. Ieri sera alle 20, quando ha lasciato gli uffici del suo procuratore Branchini in corso Magenta in centro a Milano, sventolava alcuni fogli: chissà se erano la copia del contratto che aveva firmato nelle ore precedenti nel vertice che si è tenuto con l’ad Furlani e lo stesso Tare, il nuovo ds che si è presentato nel migliore dei modi. Solo in un secondo momento ha raggiunto il luogo dell’incontro anche il presidente Scaroni. Non si è visto invece Ibrahimovic, attaccante di Max negli anni rossoneri. Fra i due negli ultimi tempi c’erano state incomprensioni: vedremo se la nuova collaborazione porterà a un riavvicinamento sincero. Intanto l’ambiente intravede la luce in fondo al tunnel”.
Qualche giorno fa Sportellate si chiedeva se l’arrivo di Tare nel ruolo di direttore sportivo fosse “una strategia o una toppa al malcontento, una risposta ai malumori o una vera strategia di rilancio”.
Francesco Franzò scriveva che “il Milan appare prigioniero dell’immediato. Le scelte sembrano dettate più dalle pressioni esterne che da una visione interna chiara. La sensazione è che la dirigenza rossonera non stia scegliendo, ma semplicemente cercando di restare a galla. L’esito di una singola partita sembra bastare per condizionare il cammino delle prossime due stagioni: un anno fa si era quasi deciso di continuare con Pioli, poi è arrivata l’uscita dall’Europa League e si è passati al piano B – o forse C. Rimbombano ancora le parole di Ibrahimovic sulla non-scelta di Antonio Conte: “Il Milan ha bisogno di un allenatore, non di un manager”. Forse sarebbe stato più onesto dire che il Milan non voleva figure ingombranti, ma qualcuno da mandare in conferenza stampa già da esonerato. Costruire qualcosa di serio – e magari vincente – richiede una rotta chiara e convinta”.
La scelta di Allegri risponde a questa logica ambiziosa: ma adesso Ibra?