Giro 2025, tappa-1 | Parole di strada: da Durazzo a Tirana

LA TAPPA DI OGGI  |  DURAZZO – TIRANA

Dopo un’apertura pianeggiante di 70 km, la prima tappa salirà sulla prima vetta del Gracen, oltre 13 km e una pendenza media non trascurabile del 5,1%. Secondo Rouleur è sufficiente per logorare le gambe dei corridori e metterà a rischio di eliminazione i velocisti puri. La salita più decisiva è la Surrel di 6,9 km, da affrontare due volte nel circuito finale di 23 km. Una discesa di 11 km porterà i corridori al traguardo a Tirana. 

Tra i velocisti che possono restare aggrappati alla corsa Kaden Groves, Olav Kooij e Sam Bennett. Wout van Aert molto probabilmente si occuperà di lavorare per Kooij. Secondo Giovanni Battistuzzi per Giro di Ruota sarà difficile rimanere soli verso Surrel. Difficile rimanere soli anche scendendo verso Tirana. Non impossibile invece rimanere in pochi. Serve però un attacco deciso e un ritmo forsennato al primo passaggio. Bicisport sottolinea che senza Jonathan Milan a questo Giro [tre tappe vinte nel 2024], c’è una corsa aperta per la maglia ciclamino

     

 KM 0  Durazzo

  Fu sul porto di Durazzo nell’estate del 1950 che Libero Antoniut decise che suo padre aveva ragione e che c’erano cose più importante della politica. E Çelina Alia era sicuramente tra queste. Libero Antoniut e Çelina Alia si convinsero che a loro del Comunismo e di Enver Hoxha in fondo non fregava granché. Libero Antoniut e Çelina Alia riuscirono a fuggire dall’Albania e a ritornare in Italia in sella a due biciclette. Libero Antoniut a Udine però non ci tornò più. Forse per timore di incontrare di nuovo i compagni di un tempo. Il loro viaggio in bicicletta terminò a Trieste. Fu lì che Libero Antoniut rimase, facendo le uniche tre cose che riusciva a fare bene: sistemare le biciclette, voler bene alla sua Çelina e allevare galli da combattimento” – di giovanni battistuzzi, Giro di Ruota [tutto qui]

 KM 67    Elbasan

 Non so perche l’Albania sia venuta in contatto con la mia vita e non ricordo di aver mai saputo nulla della sua storia fino a due anni or sono: eppure questa notte, questo viaggio di ritorno e silenzio diventa pesante e inatteso. Ricomincia strisciante il dubbio: dove sta, se esiste, il punto di incrocio tra dubbio e viaggio? Può davvero il viaggio e il suo racconto essere ancora sufficiente per dare sapore e valore al mio vivere? 

Ciò che voglio è incontrare storie o è viverci a fianco? Torno in Italia con almeno quindici vite di ragazzi albanesi incise in altrettante ore di nastro magnetico: trascorrerò giorni e settimane ad ascoltarne le voci e a rivederne le forme. I pastori della montagna di Elbasan, Aziz e il suo voler fuggire, i ciclisti facchini del mercato di Tirana, le pecore legate al manubrio delle biciclette, il batterista rom di sei anni e gli occhi di una ventenne detenuta nel carcere femminile 325 di Tirana – di andrea segre, FuoriRotta: Diari di viaggio  [Marsilio, 2015]

 KM 160 Tirana

  Agli occhi di una persona abituata al traffico dell’Italia del Nord gli albanesi potrebbero sembrare dei guidatori pazzi, ma a guardare bene tutto si muove in un caos ordinato, ottimizzato appunto. Anche il sorpasso più azzardato, quello che costringe gli automobilisti provenienti dall’altra corsia a rallentare fino quasi a fermarsi, rappresenta in realtà il dente di un ingranaggio ben oliato che scorre alla perfezione. 

Sono tutti scatenati ma attenti, egoisti ma complici, e anche la via più trafficata può essere attraversata senza problemi da un anziano in bicicletta, perché le macchine che sfrecciano convivono serenamente con ciclisti, camion, pedoni, motorini e carretti trainati da cavalli… Insomma, guidare in Albania è bellissimo, soprattutto sulla strada sbagliata  – di nicolò balini, Ovunque [sperling & Kupfer, 2022]

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