Il duello delle Ardenne
Nella corsa più cara agli olandesi, l’olandese più caro ha scelto di restarsene a casa. L’Amstel Gold Race oggi parte da Maastricht senza Mathieu van der Poel – che proprio qui si rivelò agli occhi del mondo sei anni fa. “Pochi, pochissimi, minuti di testardaggine e gambe vorticose. Pochi, pochissimi, minuti – ricorda Giovanni Battistuzzi sul blog Giro di Ruota – ai quali non eravamo preparati, capaci di riscrivere in mille e quattrocento metri ciò che i primi duecentosessantaquattro chilometri e trecento metri avevano scritto”.
Vinse “alla maniera di nessuno, a modo suo. L’aveva vinta per sfinimento degli altri e suo, per convinzione e necessità di essere il migliore. L’aveva vinta tentando di rimanere solo per tre volte, la prima a quarantacinque chilometri dall’arrivo”.
È una corsa che oggi Giovanni Battistuzzi definisce estenuante, “un susseguirsi continuo di salite e discese su strade strette e un sacco di curve”. La novità 2025 è il ritorno del Cauberg come ultima salita. Non si arrivava in cima dal 2012. Stavolta si trova a due km dalla linea d’arrivo, una specie di muro di Huy per la Freccia Vallone – l’ultima corsa rimasta al mondo dove non succede niente fino a un soffio dall’arrivo. Oggi scopriremo se il Cauberg così vicino al traguardo avrà bloccato la trama, o se quei matti che vanno in fuga 60-70-80 km prima se ne fregano e tirano dritto. Altre salite dure prima ce ne sono: a una cinquantina di km dall’arrivo in sequenza si incontrano il Gulperberg, il Kruisberg, l’Eyserbosweg e il Fromberg. Il Keuterberg ha un tratto al 22% e si trova ai -33. “È uno strappo duro – avverte Giro di Ruota – ma il punto chiave potrebbe essere il falsopiano a scendere, intervallato da qualche strappetto, dopo lo scollinamento. Poco meno di dieci chilometri che portano al secondo passaggio sul Cauberg”.
Non c’è Mathieu e da avversario numero uno per Tadej Pogacar si candida Remco Evenepoel. A una certa distanza però. L’Équipe dà le famose ★★★★★ allo sloveno, ma poi si deve scendere a ★★★ per trovare il belga, a ★★ per imbattersi in Tom Pidcock, Ben Healy, Wout Van Aert e Mattias Skjelmose, ★ per Tiesj Benoot, Marc Hirschi, Pello Bilbao , Romain Gregory, Thibau Nys.
Prima però c’è la corsa femminile che non si può perdere. Cioè. Qualcuna la perderà, certamente 143 delle 144 cicliste al via. Non la possiamo perdere noi da casa, giacché fra le 144 in bicicletta ci sono le nove migliori al mondo, le prime nove della classifica UCI: Demi Vollering [vincitrice nel 2023], Lotte Kopecky, Elisa Longo Borghini, Lorena Wiebes, Juliette Labous, Elisa Balsamo, Marianne Vos [prima nel 2021 e nel 2024], Noemi Ruegg, Katarzyna Niewiadoma [prima nel 2019]. L’hanno già vinta anche Anna van der Braggen [2017] e Marta Cavalli [2022]. Come se non bastasse, corre pure Pauline Ferrand-Prévot che ha vinto domenica scorsa a Roubaix.
Rouleur mette l’accento su Demi Vollering che ha saltato Fiandre e Roubaix e torna in tempo per le corse che ama di più.