martedì 25 febbraio 2025
| Perché dovremmo guardarci alle spalle
se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’ìmpossibile?
Filippo Tommaso Marinetti
DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA
Il ciclismo vorrebbe rallentare ma non sa come
Ogni tanto ne vediamo una. Ci accorgiamo che i ciclisti cadono quando Jonas Vingegaard viene dato quasi in pericolo di vita al Giro dei Paesi Baschi, quando Wout van Aert deve saltare la porzione di stagione che gli interessava per essersi sfracellato a 70 all’ora, quando Chris Froome si rompe la clavicola come nell’ultima tappa al Giro degli Emirati Arabi. Ma ci sono un mucchio di cadute che ignoriamo, cadute che mandano ciclisti dalle carriere ordinarie in convalescenza per lunghe settimane.
Se ne occupa stamattina L’Équipe con la sua prima firma di ciclismo, l’immaginifico Alexandre Roos. Ridurre la velocità per ridurre le cadute è un’equazione che spacca il gruppo. Emerge un consenso diffuso sulla necessità di abbassare le medie, il punto è come. È qui che le cose si complicano.
Roos scrive che il ciclismo è di fronte a due impulsi opposti: come limitare la velocità nelle gare quando per vie parallele si fa di tutto per aumentarla.
Il giornale francese ha raccolto un po’ di pareri. Valentin Madouas dice che non è contro natura ambire a una riduzione della velocità, Julian Alaphilippe sostiene che anno dopo anno avverte un pericolo sempre maggiore, perché ci sono corridori che hanno eliminato dal loro orizzonte la prospettiva di non prendere dei rischi.
Eppure Roos la definisce una “cacofonia del gruppo”, nel senso che i corridori prendono la cosa sul serio, ma loro stessi non sanno proporre un suggerimento utile. Il gallese Geraint Thomas ammette che il sindacato dei ciclisti sta lavorando molto su questi temi ma sarebbe necessaria più unione. Quando a Bessèges il gruppo ha chiesto la neutralizzazione della corsa, la metà dei corridori voleva andare avanti. Per esempio Mads Pedersen, un ex campione del mondo [2019], a l’Équipe ha risposto che ‘sta storia di ridurre la velocità a lui pare una stronzata.
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L’atletica leggera invece insegue i record in ogni modo
L’atletica indoor viaggia verso Europei e Mondiali a ritmi vertiginosi. In una decina di giorni sono già caduti undici record mondiali. Jakob Ingebrigtsen ne ha battuti due nella stessa gara, sui 1.500 di passaggio verso il primato del miglio [3:29.63 e 3:45.13] fatto il 13 febbraio a Liévin. Il primato precedente è durato cinque giorni, 3:46.63 di Yared Nuguse a New York, sulla pista dei Millrose Games dove nello stesso giorno Grant Fisher ha corso i 3.000 in 7:22.91. Sempre Fisher il 14 febbraio ha poi abbassato a Boston di 5 secondi il tempo dei 5.000 [12:44.09]. Francesco Fortunato ha battuto quello di marcia sui 5km sabato agli Assoluti di Ancona [17:55.65] e qualche giorno prima il giapponese Toshikazu Yamanishi si era preso quello della 20km. Jacob Kiplimo ha voluto esagerare. Ha tolto quasi un minuto a quello della mezza maratona sulle strade di Barcellona [56:42] e di passaggio ha fatto pure quelli della 15km e della 20km.
I più affezionati seguaci alle ossessioni di Slalom sanno che la faccenda è legata da molto tempo alle super scarpe, più di recente alle lucine che fanno da lepri a bordo pista, qualche tempo fa si è scoperto che il bicarbonato di sodio è diventato una sorta di pozione magica. Nei giorni scorsi Il Post ha ricapitolato tutto questo, citando pure un servizio del Wall Street Journal che fa riferimento alle piste elastiche – dove non si corre ma ormai si rimbalza: “Sono state progettate per spingere i corridori come mai prima d’ora”. Quella di NY per esempio “permette di assorbire gli urti e dà un eccellente ritorno di energia ai corridori”. Ai Giochi di Tokyo non era molto diversa quella preparata dalla Mondo, la pista del 9.80 di Jacobs.
IL SALTO IN LUNGO SENZA NULLI ► È rimasto piuttosto nell’ombra invece l’esperimento lanciato da World Athletics, la proposta sul salto in lungo che ha indignato i puristi. A Düsseldorf si è tenuta la prima gara che ha sperimentato la zona di decollo al posto dell’asse di battuta. Drop zone si chiama. Al commissario tecnico della nazionale tedesca di salto in lungo Ulrich Knapp è piaciuto. Si aspetta meno infortuni e un incremento delle distanze. Più record. Ecco. Ne ha scritto Deutschlandfunk, il sito della radio pubblica tedesca.
Funziona così. Anziché saltare dalla classica pedana di stacco, ci si lancia da una zona di decollo lunga 40 centimetri e si misura la distanza reale, dalla punta del piede al momento dello stacco fino all’atterraggio. I nulli sono ridotti a zero, la competizione è più allettante – dice Deutschlandfunk.
Ulrich Knapp ha detto che la gara gli è parsa emozionante e divertente. I nulli non sono scomparsi. Ce ne sono stati tre o quattro. Ha vinto Malaika Mihambo con la misura di 6,87. Malaika Mihambo è la saltatrice che probabilmente più si giova del nuovo metodo. È la regina dei nulli. O meglio: la regina delle rincorse sballate. O stacca 20 centimetri prima della plastilina o ci finisce con i tacchetti dentro. Knapp dice che anche il lavoro dei tecnici diventa più semplice. La zona di decollo potrebbe favorire prestazioni di 10-15 centimetri superiori. La decisione è ancora in sospeso. L’innovazione è stata testata una seconda volta al meeting di Berlino del 14 febbraio e ha vinto Pauline Ondema con la misura del tutto ordinaria di 6.65. Mmm.
INGHILTERRA
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Gli inglesi processano la Premier perché ormai è tutto deciso
In Inghilterra gli è toccato un anno in cui tutto pare già finito nel mese di febbraio. Il Liverpool se ne va verso il titolo, in coda le squadre in zona retrocessione paiono bell’e spacciate. Così da qualche settimane sono cominciate le riflessioni sui massimi sistemi, chi siamo, dove andiamo, a che ora si mangia. Barney Ronay sul Guardian è giunto alla conclusione che la Premier League è ricca e tanto le basta, “non importa la qualità e pensa ai soldi: il difetto centrale del più grande spettacolo del mondo nel calcio”. Si è alzato di cattivo umore. Succede.
“Signore e signori, abbiamo ormai raggiunto la nostra velocità di crociera. Il pilota starà con i piedi sollevati e berrà piccole lattine di Sprite da qui a metà maggio. Sedetevi, disconnettetevi. Mettete un brutto film con Seth Rogen. Potete anche guardare una partita di calcio, se volete. Ma non aspettatevi che succeda qualcosa nei prossimi tre mesi”.
L’amarezza dell’editorialista del Guardian sconfina nello sconforto. “Sappiamo chi vincerà il campionato. Sappiamo chi retrocederà, ed è un’altra nota stonata: sono le stesse tre squadre neopromosse. Sappiamo chi arriverà secondo. Il Manchester City finirà sicuramente tra le prime quattro, con il calcio infrasettimanale ormai fuori dal suo programma. Cosa ci resta? Cinque squadre che puntano a due posti [probabilmente] in Champions League”.
Come gli ultrà delle curve, Ronay canta: meritiamo di più. “Qualcosa non va. La Premier League ospita sei dei 10 club più ricchi del mondo. E tuttavia la domanda rimane. Chi è che davvero eccelle qui? Chi sta costruendo una scalata dal basso verso l’alto? Chi sta reinventando un modello tattico?”.
Stamattina che tutto è cupo, tutto è nero, al Guardian non vengono risposte differenti da nessuno. Ma vista dai nostri divani la trasformazione del Liverpool di Slot senza perdere nulla in competitività è una storia interessante. È interessante il ritorno nell’élite del Nottingham Forest, la qualificazione agli ottavi di finale dell’Aston Villa che non giocava la Coppa da trent’anni, i disagi di Guardiola sono la storia dell’anno. Avere il Bournemouth e il Brighton in corsa per un posto in Champions non è banale. È come se da noi se la stessero giocando il Lecce e il Genoa. Sono incontentabili, questi inglesi.
Ronay scrive che “la Premier League è una competizione inventata dal denaro, a beneficio del denaro e per la futura diffusione di denaro ancora inimmaginabile. E il denaro di per sé non ti rende bravo a giocare a calcio. Cos’è una buona squadra nello sport professionistico? Qualcosa che si costruisce su scelte difficili, sulla lotta, il tempo, la chimica. Crea una buona squadra e i soldi verranno. Diventa un circolo virtuoso. Ma in questo momento pare che nessuno ricordi davvero come si fa, o ne ha il tempo; o addirittura non importa più davvero, tali sono i vantaggi che vengono da essere semplicemente e grandiosamente mediocri. Le squadre di calcio sono un prodotto. Quelle davvero buone, costanti e accattivanti sono un’altra cosa. Il capitalismo è molto bravo nel generare volume e fatturato, assai meno nella creazione di bellezza, alta qualità e dettagli”.
Niente, vedete se lo convincete voi.
stili..
In Inghilterra sono tornati i cross
In effetti di cose poi ne succedono. Prendiamo il gol di Emile Smith Rowe segnato per il Fulham contro il Nottingham Forest. Adama Traore ha messo al centro una palla tagliata da destra con il piede sinistro e quello si è infilato in area per segnare di testa. Facile. Ma i più attenti in giro fra i nerd hanno notato un gol molto simile era stato segnato poche ore prima dall’Arsenal, sabato pomeriggio. Mikel Merino aveva trovato spazio tra due difensori del Leicester, aveva fatto un balzo per arrivare su un pallone piazzato lì nel mezzo da Ethan Nwaneri e con la testa l’aveva mandato verso il secondo palo. Il metodo perfetto per spezzare il pareggio a 10 minuti dalla fine.
Quelli di The Athletic si sono accorti che questo tipo di gol è piuttosto tipico delle ultime due stagioni. Ne hanno le prove. Ci sono stati 143 gol di testa su azione in Premier League nel 2023-24, il numero più alto nelle ultime cinque stagioni e quella in corso è sulla buona strada per eguagliare la cifra. Ne scrivono in un pezzo pieno di dati e di tabelle [si trova qui], dove si legge che le squadre inglesi concentrano i loro sforzi difensivi nella porzione centrale del campo. La conseguenza: il cross è tornato nel menù della Premier League.
Erano diminuiti a partire dal 2006-07. La parola d’ordine per le ali ormai già dette esterni era portar via la palla agli avversari e passarla in mezzo. La media della scorsa stagione di 24 cross in campo aperto a partita è stata più bassa del 26 percento rispetto alla media di vent’anni fa. Il calcio si muove per cicli. Una volta non ci sono più i difensori dei nostri tempi, un’altra volta non nascono più le ali, un’altra volta ancora i portieri non sanno parare più. Ecco, pure i cross vanno e vengono. Adesso vengono. Il cross sul secondo palo sembra essere tornato di moda come la tuta di ciniglia e i jorts. Rispetto al 2022-23 l’aumento è del 24 per cento, The Athletic lo definisce vertiginoso e da allora la crescita è stata sempre costante. Fino a diventare una percezione a occhio nudo. Siamo già all’adozione di contromisure. Brentford, Newcastle e Chelsea hanno cominciato a mettere un’ala o un centrocampista sulla linea difensiva per passare a cinque e coprire l’intera larghezza del campo.
soldi..
Il Manchester United chiude la mensa
Ricchi, poi. Dipende. Tutto è relativo. Il Manchester United sta per tagliare 200 posti di lavoro e cancellerà con effetto immediato i pasti gratuiti per i dipendenti. È uno scenario inquietante quello descritto dal Times sull’ex squadra più ricca del mondo, di proprietà peraltro di Jim Ratcliffe. La mensa dell’Old Trafford chiude per risparmiare 1 milione di sterline all’anno. Il direttore generale Omar Berrada ha annunciato i licenziamenti in una riunione di tutto il personale ieri, attribuendo i tagli alle perdite finanziarie degli ultimi cinque anni. I pagamenti dei bonus al personale saranno ridotti. I lavoratori dell’Old Trafford e del campo di allenamento del club a Carrington hanno avuto diritto in questi anni a un piatto caldo e al salad bar. L’offerta era già gradualmente diminuita nel corso dell’ultimo anno, secondo alcune fonti del giornale inglese l’offerta era spesso limitata al cibo avanzato dai giorni delle partite. All’Old Trafford verrà offerta solo la frutta, per ora e poi boh, perché peraltro la frutta costa [a Roma perfino quattro volte più che a Napoli, fidatevi].
Potrebbero esserci cambiamenti simili a Carrington, dove solo i giocatori continueranno a ricevere il pasto gratuito, mentre per gli altri membri dello staff sono previste zuppa e pane. In effetti sembra un film di Totò.
FRANCIA
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Un mese dopo il suo licenziamento al Lione, Pierre Sage ha rotto il silenzio parlando con L’Équipe . È l’intervista che stamattina apre il giornale. Pur rispettando la decisione dei dirigenti e parlandone senza amarezza, l’allenatore ritiene che avrebbe meritato di continuare il suo lavoro. Prima ancora del contenuto della chiacchierata con Hugo Guillemot, in cima al pezzo c’è il racconto di Sage che deve restituire al club il cellulare aziendale e la macchina, e fa il giro del quartiere Brotteaux per confrontare le offerte telefoniche, alla ricerca delle migliori tariffe per le telefonate internazionali. Se è inventata, è inventata bene. «So che un giorno tornerò al Lione è il titolo». L’intervista è tutta qui
La Francia è arrivata ai quarti di finale della sua Coppa con il solito carico di sorprese, Ci sono due squadre di serie B [Guingamp e Dunkerque] e due squadre di quarta divisione, il Cannes e il Saint-Brieuc, accoppiato al PSG.
Il Cannes è la terza squadra dei Friedkin, dopo la Roma da noi e l’Everton in Inghilterra. L’ex club di Zinédina Zidano, Patrick Vieira e Johan Micoud, scrive L’Équipe , ha ritrovato il suo splendore grazie ai suoi nuovi proprietari americani, Il traguardo è tornare in serie A entro cinque anni. A gennaio è arrivato N’Doye, con un passato nel Birmingham in Inghilterra e nella Nazionale del senegal. Il giornale francese definisce il lavoro dei Friedkin “una ristrutturazione emotiva “. Damien Ote, l’allenatore, fa giocare la squadra un po’ come l’Atalanta – dice L’Équipe.
La sicurezza di Emma Raducanu è stata rafforzata da un ex agente dei servizi segreti americani. Lo scrive il Times. Alla 22enne tennista britannica verranno offerte fino a cinque guardie di sicurezza extra se deciderà di giocare a Indian Wells la prossima settimana, dopo essere stata presa di mira da uno stalker a Dubai, un uomo dal comportamento ossessivo: le ha mandato lettere in albergo e l’ha seguita al campo causando un crollo emotivo in campo durante una partita.
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.
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