Come si sono ridotti gli ex ricchissimi
A questo punto bisogna cambiargli il nome. A questo punto dovremmo chiamarlo l’Austerity United. È la conclusione a cui giunge Jonathan Liew sul Guardian parlando di “teatro di fantasmi a corto di soldi”, un club che “cerca di costruire il suo nuovo cast dei sogni sulle ossa del vecchio”. Ogni sterlina aiuta il progetto, alla sua maniera ironizza sul fatto che potrebbe essere esso sul mercato anche il 63enne Jorge Vital, l’allenatore dei portieri che Ruben amorim ha detto di utilizzare in attacco nelle partitine d’allenamento al posto di Rashford.
Liew racconta che la situazione è assai critica. Gli ospiti nei box all’Old Trafford non ricevono più il programma della partita stampato, ma sono invitati a scaricarlo con un QR code. C’è stato un taglio pure alle barrette di cereali gratuite distribuite agli steward nel giorno della partita. Il bonus di Natale annuale di 100 sterline per lo staff è stato sostituito da un buono di 40 da spendere in certi negozi convenzionati. I biglietti agevolati per bambini e anziani sono stati temporaneamente sospesi.
Ecco perché Austerity United, perché le perdite da 313 milioni di sterline negli ultimi tre anni hanno portato il club sull’orlo della violazione delle regole di profitto e sostenibilità [PSR] che già stanno facendo dannare i commercialisti del Manchester City. Secondo la contabilità più aggiornata, lo United deve ancora 410 milioni di sterline in commissioni di trasferimento ad altri club.
“Senza dubbio – commenta Liew – non vi sarà sfuggito che la capacità dello United di competere in campo è stata significativamente influenzata da un po’ di tempo a questa parte per ragioni solo marginalmente collegate alla finanza. Molte delle stesse persone che impongono licenziamenti di massa e aumenti dei prezzi dei biglietti hanno approvato la spesa di 21,4 milioni di sterline per licenziare Erik ten Hag e sostituirlo con Amorim, così come hanno messo in conto una spesa di 100 milioni di sterline per prendere Matthijs de Ligt. E però bisogna togliere le barrette di cereali agli steward”.
Il quarto club più ricco del mondo è 12esimo in campionato. Cosa ci vuole per riportare questa squadra fra le prime tre? Liew dice sette giocatori nuovi: un portiere, due terzini, un difensore centrale, un centrocampista, un attaccante e un altro esterno o numero 10 dietro il centravanti. Bisogna pure essere fortunati e sperare che un adolescente come Ayden Heaven o Chido Obi-Martin sia presto pronto per fare il salto in prima squadra. Ma è probabile che vadano sacrificati Alejandro Garnacho e Kobbie Mainoo.
Sulle scale del Carrington, ricorda Liew, sono dipinte le parole Gioventù, Coraggio, Successo, in ricordo dell’orgoglioso record di oltre 4.000 partite consecutive in cui un giocatore delle giovanili è stato presente in prima squadra. “Nel clima attuale – aggiunge – lo slogan assume un significato leggermente diverso. I ricavi generati dalla vendita di prodotti dell’accademia contano come profitto puro ai sensi del PSR. Per i club che hanno il coraggio di liberarsi dei loro migliori giovani giocatori, essi possono fornire una strada completamente diversa verso il successo. Il modello che lo United sta cercando di emulare è quello il Chelsea, che per la maggior parte degli ultimi due decenni non ha fatto mistero del fatto che considera la sua accademia una fattoria di guadagni, un posto dove il talento viene nutrito, ingrassato e venduto”. A Cobham hanno tirato su in questa maniera Conor Gallagher, Mason Mount, Ruben Loftus-Cheek, Callum Hudson-Odoi, Ian Maatsen, Lewis Hall e Billy Gilmour. Tre stagioni fa con Thomas Tuchel, il Chelsea offriva il 25% del suo minutaggio di campionato al vivaio.
Ora siamo scesi al 12% ma se il Chelsea lotta per i primi tre posti, i tifosi disposti a lamentarsi di questa politica sono diventati minoranza. Pochi di loro, dice il Guardian, oggi scambierebbero Moises Caicedo con Gallagher, o Cole Palmer con Mount. “È su questo tipo di amnesia collettiva che fanno affidamento i vertici dello United, sperando che una fan base sempre più globalizzata preferisca la scarica di endorfine che viene dai nuovi acquisti all’attrazione dell’eredità. Confidano nel fatto che il rimpianto per la cessione di Scott McTominay al Napoli, o quelle future di Garnacho, Rashford, persino Mainoo, durino poco e poi scompaiano”
Liew sostiene che quel vecchio senso di appartenenza così a lungo coltivato per Jim Ratcliffe significhi nulla, o poco. “Non dovrebbe sorprendere che un uomo così tanto legato al nord-ovest dell’Inghilterra da andarsene a vivere a Monte-Carlo, consideri la discendenza e l’eredità dell’accademia in termini riduttivi. Manchester è solo una parola su una maglietta, un comodo espediente, qualcosa da vendere ai turisti. Non ci sono più persone, esistono solo prodotti, esistono celle su un foglio di calcolo da copiare e incollare a piacimento”.
L’editorialista del Guardian chiude riferendo che qualche mese fa una fotografia ha iniziato a circolare online, uno screenshot di Google Street View, un’immagine catturata a Wythenshawe nel 2009. Mostra un ragazzino in piedi sul ciglio della strada. Indossa la sua maglia da calcio e aspetta un passaggio per andare l’allenamento all’accademia dello United.
“Potrebbe essere Rashford, sarebbe una bella storia. Naturalmente non lo sappiamo. Il volto è sfocato, il contorno è indistinto. È solo un mucchio di pixel rossi. Oggi potrebbe essere chiunque che va dovunque”.