Uscite dai vostri schemi ideologici, il calcio è cambiato

    EUROGOL

Benvenuti nell’età della sintesi tattica

I fatti sono diventati un intralcio, a chi importano più. Pure nel calcio. Siamo diventati tutti tifosi delle nostre opinioni, così scolpite dentro la testa da indurre a cercare conferme dovunque, perfino nelle smentite. In campo succedono cose che è preferibile non guardare, non notare, al limite meglio fraintenderle. Il caso più clamoroso dentro il perimetro del calcio italiano è stato la vittoria della Nazionale di Spalletti al Parco dei Principi, narrata con poche eccezioni [Paolo Condò su Repubblica, Fabio Licari sulla Gazzetta] come la vittoria del vecchio calcio all’italiana, difesa e contropiede. Era la sola via d’uscita per celebrarla, dopo aver ripetuto per mesi che il cittì era uno sbandato, un audace, in integralista, un sovversivo, un mezzo criminal. 

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I fatti rischiano di mettere in discussione le nostre certezze di perfetti partigiani della mezza porzione. Così c’è in giro chi è ancora convinto che il calcio vada letto come contrapposizione fra quei due termini odiosi che sono Risultatismo e Giochismo, il partito dei Difensivisti e l’altro dell’Utopia, mentre nel calcio d’élite da tempo nessuno è più rimasto fedele a sé stesso. 

È un principio che qui ci sta a cuore da un pezzo, perciò fanno sorridere certe putecarelle napoletane fra loyalisti di una sponda o l’altra, tirando Conte per la giacchetta di qua o di là. Lo dice sul Guardian con più chiarezza e più autorevolezza Jonathan Wilson, lo storico del calcio dichiarando chiusa “l’era degli ideologi tattici” proprio mentre la Spagna si mette alla guida di una nuova età della sintesi fra idee che un tempo parevano inconciliabili. 

Allenatori come Arteta, Iraola ed Emery giocano varianti del modello Guardiola: flessibilità e adattabilità sono di moda

 

Non è la sconfitta del tiki taka – come avranno voglia di leggere gli ideologi anti. È la sua naturale e obbligatoria evoluzione. Lo stesso Guardiola ha guardato a Klopp per un aggiornamento del sistema operativo, come Klopp al contrario si è contaminato di Pep. Gli spagnoli sono i campioni d’Europa. Il Real Madrid ha vinto la Champions League. Rodri ha vinto il Pallone d’Oro. Gli allenatori spagnoli hanno vinto la Premier League, la Bundesliga e la Ligue 1 nella scorsa stagione. Non meno di cinque club della Premier League sono allenati da spagnoli. È stato un altro anno di successo per le idee spagnole, dice Wilson, proprio mentre l’allenatore che più di chiunque altro ha definito lo stile spagnolo sta affrontando la crisi più grande della sua carriera.

Le ragioni di quella crisi sono molteplici, dice Wilson nella sua analisi. Innanzitutto bisogna considerare che il pressing è diventato un elemento ad alto rischio. Operare con una linea alta comprime il gioco, il fuorigioco aiuta a riconquistare la palla ma lascia un’evidente vulnerabilità se non si esercita una pressione sufficiente su un avversario in possesso. Il Liverpool lo ha sofferto nel 2020-21, piccoli problemi hanno portato a un crollo quando hanno perso otto volte in una serie di 12 partite, anche se non c’è mai stato un tale senso di distanza tra allenatore e squadra come sembra esserci al City. Questo è uno dei grandi punti di forza del calcio come sport: quasi ogni stratagemma comporta dei rischi, i punti di forza possono facilmente trasformarsi in punti deboli.

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In secondo luogo: Erling Haaland. Secondo Wilson non è mai stato un compagno naturale per il gioco di Pep Guardiola perché Guardiola esige il controllo, vuole che le sue squadre mantengano il possesso della palla finché non si mettono nella posizione ideale per ostacolare un contropiede qualora la perdessero. Ad Haaland invece piace che la palla venga giocata in avanti rapidamente. Kevin De Bruyne è molto bravo nel giocare questo tipo di passaggio istantaneo, ma un passaggio istantaneo mette il City nella condizione di prendere un contropiede.

Qui però va ricordato il fiume di parole speso per dire come Haaland avesse cambiato la maniera di stare in campo di Guardiola. Oggi non vale più. Se nella scorsa stagione il City ha concesso sette volte un contropiede e adesso è già a 25 occasioni da gol subite in questo modo, non può essere una questione di ideologia tattica, casomai di cattiva applicazione. Secondo Wilson, Haaland, ha portato al City una modalità di attacco più varia, alleviando la sensazione che il suo approccio molto lavorato potesse diventare prevedibile contro le migliori difese. Li ha aiutati fino a sollevare la Champions League. Ma con Rodri in squadra è un conto, senza Rodri non c’è un altro in squadra che sappia reggere l’equilibrio. [Come si vede non è dunque una questione di ideologia]. 

C’è una questione più ampia, dice Wilson: lo stile di Guardiola è diventato egemone. Quasi tutte le squadre pressano e fanno possesso palla, tanto che la preferenza di Nuno Espírito Santo al Nottingham Forest per un nucleo compatto e profondo, che si proietta in avanti attraverso incursioni rapide sulla fascia sembra una posizione radicale

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Quando tutti sono guardiolisti – scrive Wilson – essere guardiolisti non è più abbastanza. Lo stesso Guardiola ha evolversi nelle ultime stagioni; le varianti del guardiolismo hanno preso il sopravvento. La forma pura della sua filosofia, che il Barcellona ha incarnato vincendo la Champions League nel 2009 e nel 2011, è stata superata. Potrebbe darsi che l’era degli ideologi sia finita e che il pragmatismo sia tornato. Wilson cita i nomi di Russell Martin, Ange Postecoglou, Ruben Amorim, aggiungendo che Luis de la Fuente ha vinto gli Europei con un paio di ali che andavano dritte in porta, rispetto al classico modello spagnolo basato sul possesso palla. Allenatori come Mikel Arteta, Andoni Iraola e Unai Emery giocano varianti del modello Guardiola/Spagna. Ma non possono certo dirsi degli anti.

Wilson cita Carlo Ancelotti per il suo pragmatismo risoluto e Lionel Scaloni per una serie di modifiche specifiche a centrocampo, eppure nota come Arne Slot a Liverpool, da leggermente più conservatore del suo predecessore, abbia portato la squadra verso una variante più guardiolista dello stile di Jürgen Klopp

Chi strappava cuce, chi cuciva strappa. Vince insomma la mescolanza. È il tempo degli ibridi, la fine degli specialisti, il tempo dei centri che palleggiano e tirano da tre, dei ciclisti che vanno su strada, su fango e su ghiaia. L’Atalanta che ha vinto l’Europa League e che guida la serie A pressa in un modo più ponderato rispetto allo stile sanguinario e fragoroso che è stato così popolare per un certo periodo. Anche la nuova attenzione alle azioni da palla inattiva può essere vista come un elemento del nuovo sincretismo. Prima c’era il juego de posición che ha reinventato il calcio totale per l’era moderna; poi c’è stata la risposta di Klopp, focalizzata meno sul mantenimento della palla che sul riconquistarla. Questa è l’era della sintesi, di piccole variazioni sul tema dominante che è stato stabilito attraverso la rivalità Guardiola-Klopp, in cui la Spagna, attualmente, sta eccellendo

Compagni, uscite dallo Jumanji della mezza porzione. 

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