La Schadenfreude spiegata con il Manchester City

Schadenfreude. La parola è tedesca, il sentimento pare universale. Compiacersi delle disgrazie altrui. Adesso questo mood è tutto sparso tra le stanze del calcio inglese, visto quel che capita al Manchester City del povero Guardiola. Ne scrive stamattina Thom Gibbs sul Telegraph aggiungendo che “il Manchester City dovrebbe essere lusingato dal fatto che tutti gli altri godono per la sua crisi, il primo vero assaggio di una miseria calcistica”. Il City viene da anni e anni di dominio, ora che cade – dice il Telegraph – è normale che la Kop di Anfield canti a Pep un coro di irrisione, avvisandolo che sarà licenziato domani mattina. Lui si è carlettomazzonizzato all’improvviso, si è portato sotto la curva e ha risposto alzando sei dita delle mani, sei come i titoli vinti. Ma ci sta tutto, dice Gibbs, bisogna comprendere la Kop, perché “l’America venera le sue squadre e le sue dinastie, noi invece amiamo festeggiarne la fine”. 

E qui Gibbs accarezza temi cari a Slalom ricordando che fra il 1967 e il 1978 otto squadre diverse vinsero il campionato inglese, prima che l’albo d’oro della Premier diventasse un elenco che mostra lunghi periodi di predominio di una manciata di club. “A meno che non tifiate per uno di loro, i loro declini sono momenti di festa”. In Italia abbiamo vissuto la stessa cosa. Fra il 1969 e il 1991 hanno vinto lo scudetto 11 squadre diverse. Undici. Cinque non lo avevano mai vinto prima, cinque non l’hanno mai più rivinto dopo. Per dopo si intende il famoso 1992 che ha cambiato il calcio a tutto campo: regolamento, filosofia, format, economia. Con l’eccezione delle due romane a cavallo del Giubileo 2000 e del Napoli di Spalletti, hanno vinto solo in tre. Per questo, dice il Telegraph parlando del Manchester City, “c’è un po’ di crudo piacere in questo sguardo esteso a un futuro in cui per una volta il City è battibile come tutti gli altri”.

Un po’ quello che sta succedendo in Serie A, dove i 55 scudetti complessivi che sommano le padrone degli anni Novanta [Juventus e Milan] stamattina sono fuori dai primi-cinque posti in classifica. Primi cinque posti in cui resistono le due stelle dell’Inter in mezzo a un mucchio di outsider: una squadra che ha vinto un solo titolo in 33 anni [il Napoli] e un’altra in 48 anni [la Lazio], una che non lo vince dal ’69 [la Fiorentina] e un’altra che non lo ha vinto mai [l’Atalanta]

[Oh, comunque. Per orientarsi in mezzo a certe approssimazioni diffuse che ripetono lo scempio semantico già compiuto con inciucio: la parola napoletana cazzimma ha un significato più prossimo alla schadenfreude che alla garra. È una cattiveria d’animo immotivata e gratuita, molto più di quanto sia determinazione e furia:. Cfr. la scenetta comica in cui si domanda che cos’è la cazzimma e la risposta dice: Che cos’è la cazzimma? Non te lo voglio dire]. 

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