Un messaggio per Sinner e Alcaraz
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Questo è un messaggio per gli sbarbatelli, quei due implumi che hanno osato spartirsi i due Slam del 2024. Novak Djokovic si affida a Andy Murray per non dargliela vinta, per mostrare ai ventenni cosa si deve inventare per poter riderci sopra e continuare a sperare. Nel 2013 era stato proprio Murray Braveheart a sconfiggere Djokovic in finale a Wimbledon, mettendo fine all’attesa britannica che durava da 77 anni, prima di vincere di nuovo nel 2016 battendo Milos Raonic. Sono nati a una settimana di distanza nel maggio 1987, si sono affrontati 36 volte da professionisti e chissà quante da jr. Sono stati rivali in finale all’Australian Open nel 2011, 2013, 2015 e 2016, con quattro vittorie del serbo: e proprio a Melbourne li vedremo uno di fianco all’altro.
Nella sua analisi per The Athletic, Charlie Eccleshare domanda: “Ricordate quegli incontri in cui Murray faceva cose talmente folli che era necessario guardarlo due volte? Bene, pare che gli piaccia fare cose del genere anche da ritirato. L’annuncio ha colto di sorpresa tutti nel tennis e sembra quel genere di fatti che verrebbe suggerita nei forum online o dai fan dopo aver bevuto un paio di drink. Murray si è appena ritirato, si sta godendo il tempo libero con la famiglia e sta giocando golf, avrebbe avuto diritto a qualche mese di tranquillità. Invece no. Invece ha firmato per una delle relazioni allenatore-giocatore più intriganti nella storia del tennis. È raro che un giocatore così fresco di ritiro si unisca a uno dei suoi più grandi rivali.
Murray è stato molto riservato sul suo ruolo e su come sono arrivati a questo accordo, ma sarà sicuramente una voce di spicco nello staff, considerato il rispetto reciproco tra i due. Murray è sempre stato tenuto in altissima considerazione nei circoli del tennis per le sue acute analisi del gioco. Il suo alto QI tennistico è stato uno dei suoi maggiori punti di forza come giocatore e si è ipotizzato che un giorno diventerà capitano della Coppa Davis britannica, quella che vinse quasi da solo per il suo paese nove anni fa. Djokovic non ha bisogno di grandi consigli sui colpi o sull’aspetto mentale del gioco, Murray gli offrirà una nuova prospettiva dopo un anno altalenante. Questa scelta dimostra che Djokovic sta cercando risorse fresche per ricacciare indietro i giovani usurpatori Alcaraz e Sinner.
Abituarsi a vedere Murray nel box degli allenatori, un’area verso cui era solito lanciare tante invettive, richiederà un po’ di tempo, ma potrebbe essere stata un’intuizione geniale. Oppure potrebbe essere la ripetizione dell’ultima partnership tra Djokovic e un numero 1 al mondo, quel legame del tutto infruttuoso vissuto con Andre Agassi tra il 2017 e la prima metà del 2018”.
Matthew Futterman, ancora su The Athletic, scrive che Murray avrà il vantaggio di sapere che cosa sta provando o Djokovic, o forse il vantaggio è di Djokovic che potrà giovarsene.
“Empatia. Questa è la parola che mi è venuta in mente quando ho saputo la notizia. A Djokovic piace guardare il suo box e vedere qualcuno che sa cosa sta passando. Ha avuto persone sedute lì che non hanno giocato né vinto finali dello Slam, in particolare Marian Vajda, lo slovacco con cui ha diviso diversi periodi della carriera. Ma il cast di personaggi con cui ha scelto di lavorare è composto da Agassi, Boris Becker, Ivanisevic e ora Murray. Uno staff da 18 titoli Slam e una serie di altre apparizioni in finale. È difficile immaginare che ci sia qualcosa che Djokovic non sappia del tennis a questo punto della sua vita. È difficile immaginare che ci esista un’idea su come battere Alcaraz e Sinner a cui non abbia già pensato. Djokovic ha battuto Alcaraz solo pochi mesi fa per vincere la medaglia d’oro olimpica quest’estate senza avere un allenatore. È successo poche settimane dopo la finale a Wimbledon e un intervento chirurgico al ginocchio. Djokovic da solo è stato benissimo. E tuttavia il suo box sembrava vuoto senza Ivanisevic o un altro grande nome con cui chiacchierare durante le partite. Qualcuno che potesse capire cosa stava attraversando in ogni momento, per il semplice fatto di averlo sperimentato lui stesso. Se le cose andranno bene durante la preparazione invernale, Djokovic potrebbe vivere di nuovo questa sensazione con Murray, che aveva una propensione simile a chiacchierare con il suo team durante le partite. Murray avrà sempre una buona idea che gli passa per la testa, conosce le pressioni di essere il più grande e l’obbligo di sentirsi all’altezza della fama. Questa impostazione ha sempre funzionato per Djokovic in passato. È difficile vedere un vizio in questo nuovo tentativo”.