Lo Slalom del 27 novembre | Cosa leggere, sapere e vedere

mercoledì 27 novembre 2024

#1 giorno all’Europa League

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mercoledì 27 novembre 2024

#1  giorno all’Europa League

  La versione online

    EUROGOL

Il mondo a misura di Florentino Pérez

   Il martedì internazionale ha corretto la classifica annuale del ranking UEFA portando l’Italia al secondo posto, davanti al Portogallo, in zona per avere pure tra un anno una quinta squadra iscritta alla super Champions. In testa c’è l’Inghilterra [9.857], poi viene la serie A [9.500] davanti a Portogallo [9.200] e Germania [8.875]. La Spagna ha guadagnato una posizione [8.428] scavalcando la Francia [8.071], ma è ancora presto, molto presto, per considerazioni definitive. La sorpresa è finora la Polonia, che ha un ranking quinquennale da 18esimo posto ma che in questa stagione sta viaggiando con un passo da decima in classifica.

Oggi in programma ci sono due partite fra una ex finalista e una ex vincitrice [Monaco vs Benfica e Celtic vs Bruges] e due partite fra due vincitrici del passato: Aston Villa vs Juventus e soprattutto Liverpool vs Real Madrid, con 21 Coppe in campo in 28 finali, per tre volte la partita che ha assegnato il titolo: 1981 a Parigi, 2018 a Kiev, 2022 a Parigi

  Liverpool vs Real Madrid

Oh, queste sì che sono partite. Questi sì che sono appuntamenti all’altezza di Florentino Pérez, stasera sì che il calcio è degno di essere vissuto, mica quando di mezzo ci sono gli Alavés e i Leganés. Il Real che va ad Anfield profuma tanto di quella Superlega che Madrid desidera e Liverpool rigetta. Florentino è così imbevuto di cultura superleghista che la vede ovunque, ne vorrebbe ovunque. Prendiamo i giornali. Qualche giorno fa il megalopresidente del Real ha tenuto un memorabile discorso per dire che al Pallone d’oro il suo Vinicius è stato danneggiato dalla democrazia. Insomma, ecco, Vinicius quel premio lo avrebbe vinto, se solo alcuni paesi non avessero votato. Li ha pure citati, uno per uno: la Namibia, l’Uganda, l’Albania, quei signori lassù in Finlandia. 

Ora, tu sarai pure Florentino Pérez – ha pensato il giurato namibiano del Pallone d’oro – ma io non appartengo a quel giornalismo felice di farti felice, il giornalismo felice di non disturbare, quel giornalismo raccontato con rassegnato raccapriccio da Santiago Segurola tempo fa a El Mundo [l’intervista meravigliosa è QUI].

Il giornalista namibiano Sheefeni Nicodemus ha preso il telefono e ha parlato con Larguero de la Cadena Ser, esprimendo il suo disaccordo e suggerendo a Florentino l’ipotesi che i voti dei diversi paesi possano avere tutti lo stesso valore. Pensare che il voto della Namibia o dell’Uganda sia meno motivato o meno informato del voto che arriva dall’Inghilterra è una mancanza di rispetto, chiamiamola così va’, una mancanza di rispetto sia per il sistema democratico sia per i professionisti di quei paesi. Poi Nicodemus si è scaldato strada facendo e ha detto che le parole di Florentino gli parevano quelle di un signore frustrato

 

COSA DICONO IN SPAGNA

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Neppure Elías Israel  di Marca è iscritto al Club di chi non disturba. Sul giornale madrileno parla di “infelice menzione di Florentino Pérez e ragiona sul fatto che il nuovo super-iper-mega-stadio voluto per superare in fama Bernabéu è stato costruito per i tifosi universali del Real: ce ne saranno pure in Namibia e in Uganda, no? 

La persona che ha scritto il discorso al presidente non è stata molto precisa nel valutare la portata universale del club

Pallone d’oro o no, adesso Vinicius è fuori per infortunio. Marca dice allora che si apre finalmente un’autostrada per Mbappé su quella fascia sinistra che gli piace tanto. Elías Israel si iscrive alla schiera dei critici di Carlo Ancelotti e scrive: Quelli di noi che l’anno scorso hanno applaudito Ancelotti meritatamente per la buona gestione della squadra nonostante le avversità legate agli infortuni, hanno il diritto adesso di pensare che Carletto abbia gestito male l’arrivo della stella francese. Senza essere ancora diventato il Kylian che riempiva gli occhi e abbagliava il mondo, si vede che la sua versione migliore è ora più vicina, la sua fiducia è più piena. Non può esserci scenario migliore di Anfield per mettersi in mostra

E però, aggiunge: Ancelotti deve considerare in modo diverso il passaggio dalle giovanili alla prima squadra. Non è necessario che quasi tutta la difesa sia infortunata per far giocare un ragazzo. Asencio è un bel progetto di difesa. Gonzalo non dovrebbe impiegare molto a farsi strada. L’identità generata dai giovani, come si vede al Barça, e la gioia per il ritorno del miglior Mbappé toccherebbero sicuramente il cuore dei 600 milioni di tifosi del Real Madrid nel mondo, compresi quelli della Namibia e dell’Uganda 

ABC è andato a ricostruire le origini di Alexander-Arnold, non tanto per trasporto verso il meraviglioso giocatore del Liverpool, quanto per le voci che lo vogliono nelle mire del Real Madrid: il calcio è quel posto dove nessun commissioner fermerà il suo ingaggio da parte del club che ha già quattro dei primi sei al Pallone d’oro. 

Quando una squadra riunisce tanti fuoriclasse e un allenatore capace di organizzarli (e non è sempre stato così), l’unica cosa di cui ha bisogno è trovare uno stato d’animo ha scritto lunedì Manuel Jabois, firma delle pagine culturali di El Pais nella sua settimanale incursione nello sport. Con il suo cuore così bianco, Jabois ha seminato qua e là cuppetielli dietro Florentino, zeppate per Ancelotti e Vinicius, descritto come un ragazzo che si agita ancora troppo e “con il quale bisogna continuare a parlare come con i bambini piccoli”. 

Frase da appuntarsi: Crescere è sempre un tradimento, tra l’altro, perché poi si ha ben chiara la differenza tra il bene e il male. [Bella, ma forse è vero il contrario: la differenza tra il bene e il male è chiara ai bambini, gli adulti trovano sempre il modo di abitare le sfumature]. Comunque. In ogni caso. Jabois dice: giocate bene, comportatevi bene, perché non solo ci guarda la VAR ma ci saranno sempre dei terribili giornalisti votanti per il Pallone d’Oro davanti alla tv a prendere appunti

COSA DICONO IN INGHILTERRA

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In Inghilterra badano a loro, badano per esempio alla possibilità che Arne Slot si tolga la soddisfazione sempre sfuggita a  Jürgen Klopp. L’uomo che non smetteva di sorridere mai non è riuscito a battere i campioni d’Europa durante la sua permanenza a Liverpool. 

Il mandato di Slot fino ad oggi – annota il Times – è stato tutto incentrato sull’uscire dall’ombra di Klopp per gestire una transizione senza soluzione di continuità. L’arrivo del Real Madrid gli offre l’opportunità di fare qualcosa mai raggiunta da Klopp, con eterno rammarico: una vittoria contro la monarchia europea

Sei partite per Klopp e cinque sconfitte, di cui due in finale di Champions League, quel genere di ricordi raccapriccianti che bruciano sempre. Bruciano finanche nel mezzo dell’anno sabbatico che volge al desìo. Poche settimane fa Klopp è apparso in un podcast con l’ex centrocampista del Real e della Germania Toni Kroos e gli ha chiesto, dimmi, dimmi un po’, tu che sei stato suo compagno di squadra, el senor Sergio Ramos è davvero un bravo ragazzo? Il Times scrive che Klopp è incapace di scrollarsi di dosso la finale del 2018, quando la colluttazione del difensore spagnolo con Mohamed Salah tolse l’egiziano di mezzo, costringendolo a uscire dal campo in lacrime con una spalla malconcia, prima che uno scontro con Loris Karius lasciasse il portiere con una commozione cerebrale. 

Eh niente, Klopp è incapace di scrollarsi di dosso questo ricordo. L’uomo è questo. Lo fa. L’ha presa male. Klopp è strano. Come Giorgio in Pensavo fosse amore invece era un calesse [la scena è qui]

 Le italiane

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  Bologna vs Lille

Un viaggio in Italia del Lille, faceva notare ieri L’Équipe dalla Francia, occupa spesso un posto speciale nella sua storia europea. Ci sono diverse imprese nel passato: a Parma, a Firenze, a Milano. A Bologna dovremo perpetuare la tradizioneazzardava il giornale francese, che oggi propone invece la storia delle radici italiane di Bruno Genesio, l’allenatore rivelazione di quest’inizio stagione, finito sui giornali per essere diventato il secondo dopo Diego Simeone ad aver battuto in carriera una squadra di Mourinho, Guardiola, Klopp e Ancelotti. 

Suo nonno  era calabrese e Bruno Genesio è cresciuto nel quartiere italiano di Lione. Oh, per gli amanti del genere, nella sua città di nascita esiste una pizza Genesio, con una pallina di mozzarella su una base di pomodoro, prezzemolo, un filo d’olio, e l’aggiunta [ahia] di gamberetti. Gliel’ha dedicata il ristoratore Totò Li Vigni al Rital, nel 6° arrondissement. La sua spiegazione in effetti non fa una piega. Dice che se ci sono tante pizze Maradona a Napoli, ce ne può essere anche una Genesio a Lione [oh comunque non ce ne sono così tante a Napoli: a dire il vero il papà di Slalom non saprebbe indicare una pizzeria dove è presente nel menu, ma non è escluso che da qualche parte esista, eh]. 

La famiglia Genesio è originaria di Mammola, meno di tremila abitanti in Aspromonte. È conosciuta per il suo monastero e per la sagra del cinghiale. Il nonno di Genesio, Domenico, faceva il pastore. Subito dopo la seconda guerra mondiale, Domenico e sua moglie Maria lasciarono l’Italia per cercare lavoro in Francia con il figlio Salvator di 2 anni, il papà di Bruno.  Erano diventati quattro fratelli e due sorelle. Uno dei fratelli di Salvator era stato notato dal Lione, ma annegò nel giorno del suo sedicesimo compleanno. La madre di Bruno cercò di salvarlo. Era incinta dell’altro figlio François, al quale i genitori avrebbero poi dato proprio il nome dello zio morto. 

«Per motivi di integrazione – ha spiegato Genesio – i miei nonni e i miei genitori si sono sempre rifiutati di parlare italiano a casa davanti a noi. Uno dei miei grandi rimpianti è non parlare italiano, anche se lo capisco abbastanza. Sono stato in Sicilia ma non sono mai tornato a Mammola. Ho ancora qualche lontano cugino lì». Genesio ricorda che nel cortile di casa c’era profumo di salsa di pomodoro dalle 4 del mattino. Tutto era cucinato sul forno a legna e c’era sempre qualcosa sul fuoco a peppiare. «La domenica a pranzo avevamo tavoli da una ventina di persone. I miei nonni non avevano molti soldi ma c’era sempre da mangiare in abbondanza. Il nonno suonava la chitarra e io giocavo a pallone in cortile». Suo padre aprì una ditta di di stuccatori-pittori, come tanti italiani facevano in Francia all’epoca. Gli è subentrato alla guida François, mentre la madre lavorava in un’azienda di piastrelle come segretaria di direzione.

E niente: così. 

Aston Villa vs Juventus

Una Classica, secondo il Canone Brera. L’Aston Villa era il detentore del titolo [1982] quando la Juventus lo fece fuori nei quarti l’anno dopo, lungo la strada verso la finale di Atene contro l’Amburgo  [1983]. Paolo Rossi è tornato Mundial scrisse Gian Paolo Ormezzano su la Stampa raccontando meravigliosamente il clima intorno alla partita

Anche gli italiani anglofili, quelli per i quali un inglese che sputa è un signore che rinfresca le formiche, hanno faticato ieri sera ad apprezzare prima del match Birmigham la brutta, la pioggerella di Birmingham, lo stadio per fachiri cattivi di Birmingham, e quel giornale di Birmingham con in prima pagina Spink, il portiere dell’Aston Villa, intento a divorare spaghetti e la scritta a caratteri di scatola: «Li mangeremo vivi».

L’Aston Villa mancava in Champions da quella sera là e pure la Juventus è stata ferma un paio di giri. Matt Law sul Telegraph è andato a pescare un po’ di testimoni e di protagonisti di quella sera, dice che a quel tempo non si sapeva granché delle avversarie, invece della Juventus si sapeva tutto perché aveva 6 campioni del mondo, Platini e Boniek, qui definito il Pelé polacco. Poi Boniek interviene e dice ma no, ma no, era solo Zibì. Non si è mai più rivista al Villa Park una squadra come quella. 

Comunque. Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera considera: Dentro a un’arena che spolvera i libri di Storia — i mattoni del Villa Park stanno alla periferia di Birmingham dall’aprile del 1897, prima che nascesse la Juve — bisogna andar dietro alle pagine di cronaca. L’Aston Villa è fiaccato da un’emorragia di punti, senza vittorie da un mese (e sei partite); Madama è squassata da una pandemia di infortuni e acciacchi, per un referto da otto giocatori fuori (compreso Vlahovic, unico pistolero)

Emanuele Gamba su Repubblica ha scritto che dieci giocheranno e quattro (Danilo, Rouhi, Fagioli e Mbangula) andranno in panchina pregando che la fredda serata di Birmingham non faccia nuovi danni e che i ritmi forsennati del calcio che si gioca da queste parti, e che un mese fa il Bologna non ha saputo reggere, non tormenti di fatica gente che non può chiedere il cambio. Motta non ha tuttavia voluto con sé nessun ragazzo dell’under 23, una strana scelta

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   I rumori della Champions

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  Martin Odegaard

La creatività norvegese illumina la sublime prestazione dell’Arsenal. Così dice il Times stamattina parlando di serata perfetta per l’Arsenal sul campo del primo Sporting senza Amorim in panchina. Al giornale inglese pare che i londinesi siano riprendendo velocità dopo un periodo di deriva autunnale. Per 45 minuti sono stati irresistibili, offrendo una lezione magistrale di calcio astuto, intelligente, di contropiede, facendo sembrare la squadra più in forma d’Europa decisamente di seconda categoria

A cercare il pelo nei Gunners ci sarebbe quel quarto d’ora dopo l’intervallo, quando il dominio ha vacillato e lo Sporting ha minacciato la rimonta. Il Times spiega: Forse è troppo semplicistico concludere che il ritorno di Martin Odegaard abbia sistemato tutto, ma i problemi di creatività sono stati risolti in un colpo solo dal norvegese. I suoi passaggi e i suoi movimenti hanno dato ritmo, sicurezza e fluidità alla squadra di Arteta. Comunque il calcio lo fa. Quando per esempio una squadra ha un giocatore forte, molto forte, spesso vince. Perde invece se incontra una squadra che di giocatori forti ne ha due. 

  Matveï Safonov

La scelta di Luis Enrique di affrontare il Bayern Monaco senza Donnarumma – ehm – diciamo che non si è rivelata un’ideona. Non ha avuto l’effetto atteso, ecco, per dirla con le parole più diplomatiche de L’Équipe. Safonov è stato decisivo. Per il Bayern. Ha sbagliato l’uscita su un calcio d’angolo dei tedeschi, lasciando che Kim segnasse. Il PSG ha vinto solo una delle sue prime cinque partite, le prossime tre decideranno il suo futuro europeo sempre più cupo e ormai legato ai play-off, secondo il giornale francese.

Pagelle crudeli ne abbiamo? Cerrrrtamente. Voto: 3 per Safonov, Zaire-Emery, Neves, Barcola e Luis Enrique. Non sono stati i peggiori. C’è un 2 per Dembelé, una serata da incubo, segnata da continui sprechi e scelte sbagliate. Unica sufficienza: Marquinhos con un 6.  

Bixente Lizarazu ritiene che alla squadra manchino l’esperienza e un vero centravanti.  Dice che esiste un deficit atletico a centrocampo, e in questo tipo di partite si vede. Il PSG – parole sue – non è all’altezza di una partita del genere. Davanti non spaventa nessuno. Quando sei il PSG, quando hai più di 800 milioni di budget, non puoi dire che sei in costruzione, non sei la Red Bull Lipsia. È in disaccordo con Luis Enrique anche sulla scelta del portiere. Ora il PSG ha due portieri senza fiducia. Escludendo Donnarumma a Monaco, anche se non ha sempre fatto tutto bene, Luis Enrique lo ha messo in difficoltà. Le Parisien dice che l’orizzonte europeo del PSG si fa ancora più oscuro. 

  I tuoni del Barcellona

Robert Lewandowski ha raggiunto il suo traguardo. È diventato il terzo giocatore di sempre a superare i 100 gol in Champions League, ma avrà un record tutto suo. Dei tre [gli altri sono ovviamente Quei Due] resterà l’unico senza un Pallone d’oro. Quando poteva vincerlo nel 2020, France Football decise di non assegnarlo. Ma come scrive Santi Nolla nel suo editoriale sul Mundo Deportivo, c’è dell’altro nella Casa del Barça. Il club ha incontrato Pedri a pranzo, cioè non proprio lui, ma il suo agente e il club si incarna nella figura di Deco: insomma si sono visti e si sono riavvicinati sulla faccenda del rinnovo del contratto. Forse quattro anni, o forse cinque. Il giorno prima di compiere 22 anni e il giorno dopo – scrive Nolla – Pedri ha dato prova di grande calcio. I suoi gesti tecnici sono stati impressionanti e ha recuperato 15 palloni in una partita davvero completa

    I graffi su Guardiola

Che ha combinato Pep? Si è presentato in tv che sembrava il ministro Sangiuliano o le sorelle della Gatta Cenerentola dopo le ingiurie [la scena è qui]. La sua squadra gioca così male che Guardiola si fa male scrive Die Welt dalla Germania sotto la foto del volto dell’allenatore pieno di graffi. Forse sono i segni del tempo che passa e sì fugge tuttavia, sfregiando perfino una squadra come il Manchester City, dal 3-0 al 3-3. Il Times racconta che un’anziana tifosa in tribuna era confusa, mentre parlava con uno steward e saliva i gradini dopo il fischio finale. Ha chiesto: che sta succedendo? Bella domanda – risponde il giornale inglese – come può questa squadra del City, piena di giocatori abili ed esperti, passare improvvisamente dal sublime al ridicolo contro un’avversaria che è terza in Eredivisie? Come può una squadra che aveva in pugno il Feyenoord al 53esimo minuto, con un vantaggio di tre gol, crollare in modo così drammatico, ritrovandosi al 15esimo posto in classifica e senza vittorie nelle ultime sei partite in tutte le competizioni?. Domenica c’è il Liverpool. Partitona. Non prendete impegni. 

  CHE COSA SUCCEDE IN TEMPO IRREALE

Le immagini della notte in NBA

La doppia-doppia di Lillard – Le stelle di Phoenix contro i Lakers – Un certo debordante Wembanyama [Marca: Wembanyama dovrebbe tirare tante triple quanto Curry? Beh, non se la cava così male

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PALAZZETTI E DINTORNI

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Il ritorno di Spanoulis in Eurolega

CREA UN’ATMOSFERA  Il Monaco è alla prossima pagina. Ha chiuso la sua storia con Zeljko Obradovic, il coach dei nove titoli vinti in Eurolega con cinque club diversi,  quello a cui Gregg Popovich dice di rubare le giocate, l’uomo che festeggia due volte il compleanno, nel giorno in cui è nato e nel giorno in cui è sopravvissuto a un incidente stradale. Ma alla prossima pagina del Monaco è legato il nome di un’altra leggenda. L’indiscrezione anticipata dal portale greco Meridian Sport era giusta. La panchina è andata a Vassilis Spanoulis, soprannominato Kill Bill, “un dio greco per succedere a un monumento serbo” sintetizza L’Équipe. 

Spanoulis ha accompagnato la Nazionale greca ai Giochi di Parigi, pare che sia stato indicato dalla stella della squadra, Mike James, un tipino che gli ha tolto il primato di punti segnati in Eurolega. “Secondo diverse fonti – dice il giornale francese – i giocatori sono intontiti e molto stanchi”.

Spanoulis ha 42 anni e senza esperienza da allenatore in Eurolega. L’Équipe di stamattina dice che ci sono sei cose da sapere su di lui. È un’iniziativa apprezzabile perché non ne hanno stiracchiate altre quattro per arrivare a dieci e non ne hanno tagliate per restare a cinque oppure a tre. Oh, se sono sei sono sei: che ci vogliamo fare. 

1]  Si è dato al basket per superare la morte del padre, anno 1997, un cancro, lui aveva solo quindici anni. 2] I suoi idoli sono Nikos Galis e Michael Jordan, ma questa era abbastanza facile. Sarebbe stato più sorprendente se avesse amato – che so – Massimo Sbaragli. 3] È stato il miglior marcatore di una partita leggendaria, la vittoria della Grecia contro gli Stati Uniti [101-95] di LeBron James, Dwyane Wade e Carmelo Anthony in semifinale ai Mondiali del 2006 in Germania. Spanoulis segnò 22 punti, compreso un micidiale tiro da 3 punti che stese le ultime speranze di rimonta USA. 4] Ha giocato poco in NBA. Scelto nel 2004 da Dallas alla 50esima casella, fu immediatamente trasferito a Houston, in una squadra che era costruita intorno al tandem Tracy McGrady-Yao Ming. Giocava in media 9 minuti, segnava 2,7 punti e si immalinconiva. Quando ti accorgi che hai sbagliato una scelta, sei tormentato finché non sbagli quella successiva. Stai così male nella padella che ti butteresti in una brace, si rischia di non uscirne. Infatti Spanoulis non ne uscì andando a San Antonio, ma solo trovando il modo di rientrare al Panathinaikos. 5] In questa lunga ricerca di sé lo hanno chiamato traditore dal Panathinaikos se ne andò all’Olympiakos. Ha vinto scudetti e Coppe dei Campioni con entrambe le squadre, in verde e in rosso: al Pireo hanno ritirato la sua maglia numero 7 nel settembre dell’anno scorso. 6] Giannis Antetokounmpo lo ha definito il Kobe Bryant europeo. 7] Ah no, giusto: erano sei. 

 

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