Lo Slalom del 5 ottobre | Cosa leggere, sapere, vedere | Cosa succede LIVE Blog

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  • RUOTE  Primo alla prima corsa in maglia iridata: Pogacar ci prova, non succede dal 1995
  • EUROGOL  Il Real Madrid con Mbappé fa quello che gli pare La sentenza Diarra: i calciatori saranno più liberi. Ma Lassana non è un altro Bosman
  • VITE OLIMPICHE L’ultimatum del CIO alle federazioni di pugilato per salvare i Giochi 2028
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SABATO 5 OTTOBRE 2024

#7 GIORNI AL GIRO DI LOMBARDIA

«Sono tranquillissimo, sereno come Pirlo alla dodicesima Champions League»

[il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti]

 

ADDII

Se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto
Le ultime parole per Lea Pericoli

 

  La vita di Lea Pericoli, stamattina ch’è finita, sembra quella canzone di Tosca, se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto, io ti rispondo ho amato, ho amato tutto. Ha amato il tennis e il golf, fino a sentirsi sempre dietro una pallina, a rincorrerla. «Mi sa che nella vita precedente ero un cane». Ha amato il giornalismo. «Sul primo numero del Giornale c’è la mia firma in prima pagina, ne sono orgogliosa. Ricordo che portai il pezzo a Carlo Grandini, capo dello sport. Era un foglio battuto a macchina sui due lati. Prima di leggerlo mi disse: “Guarda che due fogli ce li possiamo permettere”. E mi è sembrato di tornare bambina, quando i diari li scrivevo solo sulla pagina di destra». Ha amato dare testimonianza, lei, la prima a chiamare tumore il tumore in pubblico. «Fu decisiva la spinta del professor Veronesi. In quegli anni si faticava a nominarlo, il tumore, il cancro. Era “il male inguaribile”, da tener nascosto, quasi fosse una vergogna. Sei mesi dopo l’intervento chirurgico vincevo il campionato italiano e Veronesi diceva che quel risultato valeva cento conferenze, che con una diagnosi precoce, era il mio caso, si continua a vivere». Era il ’73, e quarant’anni più tardi ha amato pure il pudore, la riservatezza, quella cosa che esisteva davvero quando ancora non le avevamo fato il nome di privacy. Si riammalò nel 2014 e non lo seppe nessuno, perché nel frattempo di tutte e tutti era diventata l’abitudine di parlarne nell’agorà. «Molte donne di una certa età quando vado a fare la spesa in tram mi sorridono e mi salutano e questo mi rende felice. Ho un carattere che mi porta a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Ho avuto una vita meravigliosa e ogni giorno la ringrazio».

 

  Ho amato, ho amato tutto, raccontò sei anni fa a Gianni Mura, fu uno degli incontri di una serie di interviste a dieci donne dello sport italiano, o forse erano nove, o forse undici ma chi se ne frega, una per una erano irripetibili. Lea Pericoli raccontò di Indro Montanelli che l’aveva definita un coniglio coraggioso, raccontò del rapporto troncato da Vittorio Feltri [«Mi convoca e mi dice: da domani lei non è più collaboratrice di questo giornale. Così, secco. Mi ha fatto male la mancanza di una spiegazione, dopo tanti anni credevo di meritarla»] e raccontò dei molti incontri fatti per il mondo, molti più di mille, a cominciare da quel Ted Tinling, «ex colonnello dell’esercito, alto alto e calvo, gay, aveva un fidanzato piccolino e malinconico. Disegnava cravatte, camicie, abbigliamento sportivo un po’ bizzarro. La sua prima tennista-modello era stata Gussie Moran , mutandine panterate. Avevo visto la sua foto quand’ero a Nairobi, nel convento di suore dove si parlava solo inglese, io ero l’unica italiana ma a cavallo e a tennis ero la migliore, ed ero anche titolare nella squadra di hockey su prato». 

Quel sarto, quel Ted che le disegnò sottogonna in tulle rosa, mutandine rosa e calze rosa nel tennis bianco, bianchissimo, di Wimbledon, il tennis che era stato di donne con gonne lunghe, con la sottana lunga quanto un pantalone. «Mio padre mi proibisce di continuare col tennis. Il clamore – raccontava Pericoli – non gli è andato giù». È tutto esposto al Victoria Albert Museum di Londra, compreso un gonnellino di visone, uno di penne di cigno, un abito di petali di rose, un pigiama di pizzo, in Sudafrica mise un vestitino d’oro con le mutandine di brillanti.  «Vorrei chiarire che questi costumi stravaganti, a volte eccessivi, li indossavo solo per le gare facili. Se c’era da soffrire, tenuta bianca classica. Ho cominciato con Ted perché mi divertiva e perché in Italia era molto diffusa l’idea che lo sport trasformasse le donne in muscolose virago senza grazia. Ho fatto una scelta dalla parte delle donne».

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   RUOTE..
PRimo alla prima corsa in maglia iridata, Pogacar ci prova: non succede dal 1995
Gold medalist Tadej Pogacar of Team Slovenia poses on the podium during the 97th UCI Cycling World Championships Zurich 2024, Men's Elite Road Race a...

 

  Il ragazzo che per primo s’è preso Giro e Tour nella stessa estate dopo 26 anni, il ragazzo che per primo ha accumulato Giro-Tour-Mondiale dopo 37 anni, oggi può essere il primo dal 1995 a vincere con la maglia iridata alla prima corsa, senza dover aspettare la stagione successiva. Non succede da quando ci riuscì Abraham Olano, il passista che voleva somigliare a Indurain e che si trasformò in un paio d’anni da specialista per volatine alle Vuelta in un corridore implacabile a cronometro, e nelle corse a tappe straordinario nel recuperare in discesa quanto perdeva in salita. 

Solo sei giorni dopo il Mondiale di Duitama – settembre 1995 – avrebbe vinto la Subida Naranco. Sono passati quasi trent’anni, Tadej Pogacar oggi può imitarlo al Giro dell’Emilia, 215 km, il colle San Luca da fare e rifare dopo aver già scalato la Zocca [13,9 km al 3,9% di media], la Grizzana Morandi [6,2 km al 5,8%] e il Montechiaro [3,1 km, 9,7% di media e passaggi al 18%], sulle stesse strade dove a luglio è cominciato il Tour, le strade care a Pantani. Di fronte allo sloveno il belga Remco Evenepoel, gli spagnoli Enric Mas e Pello Bilbao, il britannico Thomas Pidcock, il francese David Gaudu, tutti più o meno qui per preparare il Lombardia di sabato. 

Anche Tom Boonen nel 2005 riuscì a vincere alla prima uscita con la maglia arcobaleno, sprintò davanti a tutti al GP di Doha, ma erano nel frattempo passati 144 giorni dal suo trionfo mondiale a Madrid. Si sarebbe ripetuto allo stesso modo in 4 delle prime 5 gare del nuovo anno. Nel 1998 lo svizzero Camenzind riuscì ad arrivare secondo alla Milano-Torino tre giorni dopo aver vinto il Mondiale e finì primo al Lombardia dopo altri tre. Freire vinse nel 2002 alla seconda uscita da campione, Bugno alla terza nel 1993 come Museeuw nel 1997 e Bettini nel 2006, anche lui al Lombardia (20 giorni dopo). Hushovd impiegò sole tre corse per vincere in arcobaleno al Trofeo Borgomanero nel 2010. 

Il 2020 fu la stagione scompaginata dalla pandemia. Julian Alaphilippe vinse il Mondiale a fine settembre, non si presentò alla Freccia Vallone e chiuse quinto alla Liegi del 4 ottobre. Vinse la prima volta in arcobaleno il 7 alla Freccia del Brabante: erano passati 10 giorni. Dopo il bis iridato del 2021 dovette invece aspettare il 5 aprile dell’anno successivo, come Remco Evenepoel attese il 21 febbraio dell’anno dopo: alla nona corsa. Van der Poel nel 2023 è riuscito a tagliare il traguardo per primo da campione del mondo alla quarta corsa, era la Super 8 Classic, con un’attesa minima fra 6 agosto e 16 settembre. 

Un tempo si parlava di maledizione della maglia iridata. Venne tirata fuori di nuovo per Mads Pedersen, che nel 2019 infilò tre ritiri alle tre corse successive il Mondiale. Dovette aspettare l’agosto del 2020 per sbloccarsi. Ma negli anni prima di lui non erano mai stati necessari più di 20 giorni di corsa. Nei Duemila il ciclista con più successi in maglia iridata in una stagione è stato Sagan con 18 primi posti ottenuti nel 2016 [in 73 giorni]. L’uomo che più l’ha portata in giro per il mondo è stato Philippe Gilbert nel 2013: per 99 giorni di corsa. Altro che maledizione. L’ultimo campione del mondo incapace di vincere per un anno intero con la maglia iridata sulle spalle è stato Luc Leblanc nel 1995, peraltro la vestì solo 10 volte, troppi infortuni. Era successo per primo al belga Karel Kars, il più giovane campione della storia, ventenne, trovatosi nel 1934 nella singolare condizione di aver vinto il Mondiale nel giorno in cui debuttava su strada. Era un pistard, batté tutti e se ne tornò alla pista per altri tre anni. 

Il francese Antonin Magne, campione nel 1936, all’inizio della stagione successiva fu coinvolto in un incidente d’auto al volante della sua Panhard, si infortunò il ginocchio, sua moglie si ruppe la mascella, poi il suo amico André Raynaud morì durante una gara su pista. Così Magne nel 1937 corse solo due volte e non vinse mai. Senza vittoria in maglia iridata sono rimasti Toni Simpson nel 1966, Joop Zoetemelk nel 1986, Stephen Roche nel 1988 [ma la vestì solo per 5 giorni], Rudy Dhaenens nel 1991. La cosa più singolare di tutte è successa a Freddy Maertens, belga, due volte campione del mondo in volata, la prima battendo Moser nel 1976 e la seconda battendo Saronni nel 1981. Ebbene, dopo la prima volta stabilì il record di vittorie in una stagione con la maglia iridata [44 successi] e  dopo la seconda non vinse mai più in carriera: avrebbe corso solo 6 volte per altri due anni.

Il destino più tragico è toccato al povero Jean-Pierre Monseré, morto da campione del mondo. Era arrivato primo nell’agosto 1970 a Leicester, fu travolto da un’auto nella primavera successiva, mentre correva l’ultima kermesse a Retie in preparazione alla Milano-Sanremo. Aveva 22 anni.

  EUROGOL

Il Real Madrid con Mbappé fa quello che gli pare

 

Inquietante, no? titola L’Équipe stamattina in prima pagina. In effetti in Francia sono sconcertati. Solo due giorni fa, il cittì Deschamps ha lasciato Kylian Mbappé fuori dai convocati per la finestra di Nations League su richiesta del Real Madrid e del giocatore. Kyky gli aveva detto di non sentirsi ancora al cento per cento, di aver bisogno di altro tempo per recuperare. Eppure era appena andato in campo in Champions, tagliando da tre settimane a otto giorni il periodo di riposo previsto dai medici. Deschamps l’ha accontentato e poi, oplà, ieri ha scoperto che Mbappé è nell’elenco dei convocati di Ancelotti per la partita di stasera con il Villarreal. Eh? 

Deschamps e il suo staff – scrive con un certo aplomb L’Équipe – hanno accusato una certa sorpresa. Eh, l’hanno accusata sì. Se Mbappé gioca in campionato questo sabato sera, dopo aver giocato una quarantina di minuti a Lille mercoledì in Champions League, diventa difficile non considerarlo convocabile, anche se Ancelotti afferma che il suo problema è non risolto al cento per cento. Se Mbappé dovesse trovare spazio stasera, è probabile che Deschamps si sentirà un po’ ingannato. Sì, in effetti, è probabile. 

 

I calciatori saranno più liberi. Ma Diarra non è un altro Bosman

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Emmanuel Durand, avvocato specializzato in diritto sportivo presso lo studio DWF, ritiene che sia ancora troppo presto per dire se la decisione di ieri della Corte di giustizia UE avrà lo stesso impatto della sentenza Bosman del 1995. Ne ha parlato con L’Équipe definendo la sentenza sul caso di Lassana Diarra tutt’altro che sorprendente da un punto di vista strettamente legale. La CGUE ha applicato i criteri che abitualmente utilizza rispetto al diritto alla concorrenza e sui principi della libera circolazione. Ciò che può apparire più sorprendente, sostiene, è la relativa assenza di considerazioni sulle potenziali conseguenze della posizione assunta su una parte così importante dell’economia calcistica. Le regole sui trasferimenti dovranno essere modificate e la FIFA non sarà più autorizzata ad accordarsi poteri così rilevanti come quelli che aveva. Ma l’avvocato Durand è in disaccordo con gli avvocati di Lassana Diarra, convinti nella loro esultanza che il sistema attuale sia esploso. 

In realtà solo ora inizia quella che L’Équipe chiama un’intensa attività di lobbying per sedersi attorno a un tavolo con tutte le parti interessate e sviluppare un contratto collettivo su scala europea, o globale, più ampia possibile

  Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta considera che nel 1995 la vittoria di Bosman rovinò la vita del calciatore belga e cambiò per sempre il mercato del calcio, oggi il futuro è tutto da scrivere.

  Matteo Pinci su Repubblica ha scritto: Una cosa è certa: a forza di rinviare le riforme, l’ordinamento della Fifa lo stanno riformando le sentenze.  il verdetto apre anche una questione sullo status di lavoratore del calciatore e sulle norme scritte per una sola categoria. la decisione porterà conseguenze. La prima: costringerà la Fifa a riscrivere le sue norme sui trasferimenti internazionali, anche se l’organo che controlla il calcio globale proverà ad appellarsi. La seconda riguarda le società, convincendole a intervenire per prevenire i rischi di fuga. Come? Inserendo nei contratti con i calciatori delle clausole rescissorie

  Alessandro F. Giudice sul Corriere dello sport-stadio, analizza: Perché – dice in sostanza la Corte – qualsiasi lavoratore desideroso di cambiare posto può farlo, presentando una semplice lettera di dimissioni e rispettando i termini di preavviso, mentre nel caso di un calciatore il suo trasferimento è soggetto al nullaosta vincolante della federazione di provenienza del suo club attuale? In base alle regole Fifa in vigore, un club che assume un calciatore sotto contratto con altra società subisce sanzioni sportive.  Aggiungiamo che oggi è perfino formalmente vietato avvicinare, con proposte contrattuali, un giocatore in forza ad altro club

Anche secondo Giudice l’odierno sistema viene apparentemente demolito, perché dichiarato contrario al diritto europeo.  La pronuncia di ieri non avrà però la conseguenza di liberare gli atleti dal vincolo contrattuale a loro piacimento, perché l’applicazione estensiva di questo diritto trasformerebbe il calciomercato in un far west, minando la regolarità dei campionati. Un minimo grado di restrizione alla libera circolazione dei calciatori professionisti resta infatti accettabile – si dice – alla luce delle superiori ragioni di interesse pubblico che risiedono nel tutelare la regolarità delle competizioni calcistiche e nel preservare un certo livello di stabilità delle rose in forza ai club professionistici.  La sentenza non contiene, quindi, l’ordine alla Fifa di smantellare l’intero sistema di restrizioni ai trasferimenti internazionali, ma le consegna una patata bollente: dovrà regolamentare meglio il sistema, così da escludere norme troppo vessatorie. La sentenza Diarra non sarà probabilmente un evento epocale ma, nell’ecosistema economico del calcio internazionale, produrrà il trasferimento di un altro pezzetto di forza contrattuale dalle società ai calciatori e (naturalmente) ai procuratori

VITE OLIMPICHE

L’ultimatum del CIO alle federazioni di pugilato per salvare i Giochi 2028

 

  Lo avete sentito il suono del gong? No? Gong. Eccolo qua. Ecco che comincia il nuovo round del match tra il Comitato olimpico internazionale e la International Boxing Association [IBA]. C’è una lettera partita il 30 settembre dagli uffici del CIO in direzione dei comitati olimpici nazionali in cui viene espressa la crescente preoccupazione per la governance del pugilatoe il suo futuro alle Olimpiadi. La lettera è cofirmata da James MacLeod, direttore delle relazioni con i comitati nazionali e della solidarietà olimpica, dal direttore sportivo Kit McConnell e dalla consulente legale Mariam Mahdavi. Pone un chiaro ultimatum: interrompete i legami con l’IBA. Con urgenza. Se l’obiettivo è salvare la boxe olimpica, allora il CIO esorta le federazioni dei singoli paesi a uscire dall’IBA e affiliarsi al World Boxing Group, intenzionato a proporsi come futuro organo di governo dello pugilato olimpico. Per entrare nell’agenda di LA 2028, una federazione internazionale deve essere riconosciuta entro l’inizio del 2025. Senza una federazione legittima e affidabile, il CIO terrà fuori la boze. 

Alla storia si dedica il sito Inside the Games, ricapitolando alcuni dei passaggi chiave della lettera. L’ex campione del mondo di pugilato e presidente del Comitato olimpico kazako Gennady Golovkin è stato indicato come responsabile della gestione del rapporto di World Boxing con il CIO. Per le federazioni nazionali di pugilato ancora affiliate all’IBA, le implicazioni della direttiva del CIO sono rilevanti. Rischiano di perdere il riconoscimento dei rispettivi comitato olimpici nazionali e ai loro atleti verrà impedito di competere a La 2028. Il tempo stringe e i prossimi mesi saranno cruciali dice Inside the Games. L’IBA ha replicato accusando il CIO di aver tentato di minare l’indipendenza delle federazioni nazionali di pugilato, e parla di oltraggiosi giochi politici oltre che di ricatti sportivi

 

LUNA ROSSA, CCA’ NUN CE STA NISCIUNO

Eclissi di Luna, titola il Corriere della sera per la fine dell’avventura della barca italiana in America’s Cup. Avanza INEOS Britannia di sir Ratcliffe. È finita 7-4, con un’accelerazione della sconfitta negli ultimi giorni. Gaia Piccardi sul Corriere della sera ha scritto: Quando la malinconia per l’eliminazione si confonde con il crepuscolo e il piazzale della base si svuota di lacrime, un uomo della manutenzione lava Luna Rossa con l’acqua dolce, come alla vigilia di un qualsiasi giorno di regata. Gesti antichi, al pari di questa coppa vecchia 173 anni che respinge un’altra volta Luna Rossa: la Vuitton Cup, il passaggio obbligato verso il sacro Graal, fa rotta verso l’Inghilterra, la foce da cui la corrente origina (1851), l’America’s Cup resta una faccenda riservata agli anglosassoni.  è la curva di crescita complessiva degli inglesi, usciti leader a sorpresa dai gironi, a meritare un trionfo che la Luna intravvede fino al 4-4, Da lì in poi, la sensazione è che la sfida di Luna Rossa fosse tenuta insieme con uno scotch che non ha retto: troppo miti le partenze, meno penetrante la navigazione, come se gli uomini non si fidassero più del mezzo (e del meteo), eppure l’Ac75 italiano era veloce; strada facendo, forse, si è scordato di esserlo.

 

 

REWIND

LE IMMAGINI DELLA GIORNATA DI IERI 

IL TELECOSLALOM

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

TENNIS

6.30   Masters 1000 Shanghai, secondo turno – su Sky Sport

7.00  WTA 1000 Pechino, semifinali – su Sky Sport

RUOTE

6.45  GP Giappone, qualifiche Moto2 – su Sky Sport, TV8 

8.00  GP Giappone, Sprint Race MotoGP –  su Sky Sport, TV8 

13.00   CRO Race, tappa-5: Ozalj-Karlovac – su Eurosport  

13.00  Giro dell’Emilia femminile – su RaiSport 

14.00  Mondiali Gravel, prova in linea femminile – su Discovery+ 

14.40  Giro dell’Emilia maschile – su RaiSport e Rai 2; su Eurosport 1  

VITE OLIMPICHE

11.00  America’s Cup femminile, round robin – sul canale YouTube di America’s Cup

13.00 Alfred Dunkill Links Championship, terzo giro – su Sky Sport  

PODEMI

12.30 Serie A femminile: Fiorentina vs Como – su DAZN 

15.00 Serie A: Udinese vs Lecce – su DAZN 

18.00 Serie A: Atalanta vs Genoa – su DAZN 

18.00 Serie A femminile: Sampdoria vs Juventus – su DAZN 

20.45  Serie A maschile: Inter vs Torino – su Sky Sport 

EUROGOL

13.30  Premier League: Crystal Palace vs Liverpool – su Sky Sport 

14.00 Liga : Espanyol vs Maiorca  su DAZN 

15.30  Bundesliga:  Bayer Leverkusen vs Kiel – su Sky Sport  

16.00  Premier League: Arsenal vs Southampton – su Sky Sport

16.15  Liga: Getafe vs Osasuna – su DAZN 

18.30 Liga: Las Palmas vs Celta Vigo, Valladolid vs Rayo Vallecano – su DAZN 

21.00  Liga: Real Madrid vs Villareal – su DAZN 

PALAZZETTI E DINTORNI

18.00 Serie A1 femminile basket: Scrivia vs Campobasso – in streaming su LBF 

18.00  Superlega: Monza vs Piacenza – su RaiSport 

20.00  Serie A basket: Trento vs Venezia – su Eurosport 2

20.30  Serie A1 femminile pallavolo: Scandicci vs Cuneo – su RaiSport 

20.30 Serie A1 femminile basket: Alpo VillaFranca vs Venezia – in streaming su LBF 

20.45  Serie A) basket: Treviso vs Trapani – su DAZN 

OVALI

18.15  United Rugby Championship: Benetton vs Leinster – su Sky Sport 

20.35  United Rugby Championship: Zebre vs Stormers – su Sky Sport

20.00  Boxe: Ball vs Rios, Mondiale WBA pesi piuma – su Mola Tv  


IL LIVE DI SLALOM..

  IL CANALE WHATSAPP

 

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RASSEGNA..

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