Dopo un Mondiale così, a un Tadej così, che altro rimane da fare? È giusto chiederselo all’indomani di una corsa dominata con 101 km di fuga, 50 in solitaria, la migliore peggior idea che gli potesse venire. È giusto chiederselo se Eddy Merckx lunedì mattina ha detto a L’Équipe che bisogna arrendersi, quel ragazzo sottile sottile vestito adesso di una maglia arcobaleno è più forte di lui.
Il dibattito è ripreso stamattina da Alexandre Roos sul giornale francese, ricordando che il Cannibale – il primo, l’originale, è sempre stato un tifoso del golosone sloveno, ma finora non si era mai spinto a tanto, non al punto di accettare l’idea del sorpasso.
“Se lo dice il belga – considera Roos – c’è da crederci, e questa dichiarazione ha funzionato come una presa di coscienza generale della dimensione che Pogacar sta assumendo”. È la sua stagione più bella e può ancora essere arricchita dal Giro di Lombardia del 12 ottobre, può diventare migliore del 1969 e del 1972 di Merckx.
“La nostra epoca – scrive Roos – ama i confronti netti, la freddezza delle statistiche, i superpoteri, dimenticando a volte l’istinto, gli slanci, la genialità, che sono proprio le forze usate da Tadej Pogacar nel suo insensato attacco di domenica. Questo è il senso dell’affermazione di Merckx, che non lo ha detto senza ragionarci. King Eddy sa di avere un margine nel conteggio delle vittorie e che probabilmente non sarà mai eguagliato. Sa pure che i ponti costruiti tra le epoche sono spesso fragili, che i contesti, gli avversari, i modi di correre sono diversi: in questo caso Pogacar si muove nell’era più professionale della storia e con avversari grandissimi come Mathieu Van der Poel nelle classiche, Jonas Vingegaard nei grandi giri, Remco Evenepoel quasi ovunque. Ma per quanto riguarda dominio, egemonia, modo di schiacciare i rivali e le corse, l’istinto che lo guida verso gli schemi più folli, siamo già arrivati a Merckx. Diventare campione del mondo a Zurigo era nei pronostici, quasi una banalità, realizzarlo in questo modo molto meno”.
Cosa lo aspetta? Secondo Roos una Milano-Sanremo è alla sua portata, così come alla sua portata stamattina sembra il record dei cinque Tour de France o anche quattro titoli mondiali, “vista la durezza dei percorsi che si prospettano nei prossimi anni”. Ma la vera ultima grande sfida, “la battaglia finale sarà vincere la Parigi-Roubaix, perché lì l’incognita è grande. Vincere al velodromo sarebbe la prova che la sua supremazia non ha limiti. Non avverrà immediatamente, perché sono necessari dei cambiamenti rispetto agli approcci tradizionali. Ma un giorno accadrà”.