La domanda d’agosto che nessuno s’aspetterebbe di sentire arriva dalla Francia, dove comincia il campionato e L’Équipe si domanda se per caso stavolta il PSG non possa perdere il titolo, lo scudetto che è stato suo per 10 volte nelle ultime 12 edizioni.
“L’estate sportiva – ha scritto Anthony Clément – non è stata meravigliosa per tutti e la Francia ha avuto ragione ad appassionarsi ai Giochi Olimpici, perché il calcio non aveva niente di buono da offrire dopo un Europeo un po’ noioso”.
L’avvicinamento al campionato è tutto segnato da questo stridore con il clima olimpico, alla fine di mesi segnati dal fallimento del Bordeaux e la sua caduta nelle serie inferiori, oltre che dalla disperata vicenda dei diritti televisivi, “due telenovele – spiega il giornale francese – che non potevano finire bene. Le ultime settimane sono bastate a scoraggiare gli amanti più accaniti della Ligue 1, che riprende stasera purtroppo senza Felix Lebrun e Leon Marchand”.
Riprende anche senza Kylian Mbappe, la terza stella mondiale andata via dopo Lionel Messi e Neymar la scorsa estate. La sua partenza verso il Real Madrid ha sfinito tutti, così dice L’Équipe, al punto che “nessuno si lamenterà se la perdita delle stelle restituirà almeno un po’ di suspense. La Ligue 1 ha troppi problemi per potersi permettere un campionato deciso prima della fine di aprile, sebbene il divario tra la capitale e il resto del Paese sembri ancora un abisso”.
Il PSG resta il club che ha speso 60 milioni di euro per Joao Neves, 50 per Desire Doue e 40 per Willian Pacho, “difensore dell’Eintracht Francoforte – ironizza L’Équipe – che non dovrebbe essere in grado di scatenare un’ondata di abbonamenti a DAZN”.
La nuova emittente debutta stasera “ed è ragionevole credere – dice L’Équipe – che ci saranno più persone allo stadio di Le Havre che abbonati nel salotto di casa, perché i vertici del calcio francese evidentemente non hanno capito che la corsa a capofitto potrebbe mandarli a sbattere. Per DAZN il problema è duplice: il prezzo pagato per ottenere i diritti è troppo basso agli occhi dei club ma quelli degli abbonamenti sono troppo alti agli occhi dei consumatori. Ci sono buone ragioni per temere un remake del fiasco di Mediapro del 2020, per non aver saputo inventare un altro modello”.
Il pezzo de L’Équipe è molto critico verso l’assetto trovato con molta molta fatica, Clément scrive che è già “un fallimento perché l’unica cosa che ha guadagnato valore nel calcio francese negli ultimi mesi sembra essere stato lo stipendio di Vincent Labrune, il presidente della Ligue. Le promesse del re fanno nascere rovine”.
Il merito di questa Ligue 1 che si apre è quello di riportare il campo in primo piano e “di dimostrarci che anche i grandi club possono rilanciarsi”. Il quotidiano sportivo si riferisce al ritorno del Saint-Étienne in serie A, ricordando che il suo stadio è “uno dei posti migliori per guardare una partita, soprattutto quando la televisione diventa un lusso. Il ritorno del derby contro il Lione è un’ottima notizia per la Ligue, che ha bisogno di partite forti e di un Marsiglia molto meno debole rispetto alla scorsa stagione, quando ha chiuso all’8° posto”.
Il Marsiglia ha abbracciato una nuova, ennesima rivoluzione, affidata a Roberto De Zerbi, definito da L’Équipe, “l’antidepressivo dell’estate” per tutta la Ligue 1, “uno dei tecnici del più rinomati del continente, capaci di trasmettere un’idea di gioco che emoziona”.
In effetti molte volte durante le scorse settimane, in Francia si sono chiesti che cosa ci faccia in questo loro campionato rimpicciolito un allenatore tanto celebrato in Premier League e anche in Italia, ma senza una panchina più nobile da occupare dopo l’esperienza al Brighton. C’è attesa per il suo Marsiglia, ma “bisogna diffidare di un club tanto bravo a seminare promesse quanto a spegnerle nel caos” scrive Anthony Clément che ieri deve essersi svegliato di pessimo umore. A De Zerbi hanno dato giovani di talento [Mason Greenwood, 22 anni, Elye Wahi, 21 anni], un centrocampista esperto [Pierre-Emile Hojbjerg] e una squadra costruita su misura per lui.
Marsiglia, Monaco e Lione sono le tre squadre più ambiziose alle spalle del PSG. A Pierre Sage viene chiesta la qualificazione alla Champions League, obiettivo naturale anche per il Monaco che quest’anno ha finalmente evitato l’insidia dei play-off. Dmitri Rybolovlev da tempo dice di volersi liberare del club. Outsider: Lens, Nizza e Brest, “che si avvia verso una stagione storica. Non si è ancora rinforzato abbastanza, ma ha ancora qualche settimana prima di scoprire il grande mondo della Champions League, che speriamo possa accogliere quattro club francesi”.
Il Le Havre ha chiuso la scorsa stagione di Ligue 1 con tre punti di vantaggio sulla zona retrocessione, la prima salvezza ottenuta dal 2009. Ma a giugno ha visto il suo allenatore Luka Elsner salutare la baracca e i burattini per andarsene al Reims, Didier Digard è il nuovo allenatore. Torna al club con cui ha cominciato la sua carriera da giocatore professionista e sfida all’esordio quello che fu Il secondo. Il Le Havre non vince alla prima giornata dal 2017 [5 pareggi, 1 sconfitta] ma in casa ha ottenuto l’anno scorso il 62% dei suoi punti [6 vittorie, 2 pareggi, 9 sconfitte].
Il PSG ha concluso il campionato con 9 punti di vantaggio sulla seconda, ma questo è un altro PSG. Oh, certo non gioca in dieci dopo l’addio a Mbappé. A Luis Enrique non mancano le opzioni, da Randal Kolo Muani a Gonçalo Ramos. Per tutto l’anno scorso non ha mai perso in trasferta [13 vittorie, 4 pareggi] e ha segnato almeno 2 gol in tutte e cinque le ultime partite.
L’Équipe fa notare che da più di un anno il PSG punta su una politica di giovani dall’alto potenziale [Barcola, Kolo Muani, Lee, Ramos, Ugarte, Beraldo]. Ma nella parabola di Milan Skriniar sono presenti tutte le nevrosi del calcio contemporaneo. Arriva un’estate in cui un giocatore ti pare irrinunciabile, lo corteggi, ne provochi il disequilibrio all’interno del contesto che vive, in un modo o nell’altro lo porti via, l’estate dopo o l’altra ancora diventa irrinunciabile il contrario: liberarsene. Rientra Presnel Kimpembe dopo un anno, tutt’altro che sicuro di riconquistare il suo posto e quindi pure tutta la sua aura di leader dello spogliatoio. Lucas Hernandez rimarrà in disparte ancora per diversi mesi dopo l’infortunio al ginocchio sinistro dello scorso maggio.
CHI VEDERE Dei tre giocatori che hanno segnato cinque gol per il Le Havre durante la scorsa stagione, solo Emmanuel Sabbi è rimasto. Quando lui segna, il Le Havre non perde: almeno questo è successo un anno fa. Stessa condizione vissuta dal PSG con Kolo Muani, cinque dei suoi ultimi sei gol sono arrivati negli ultimi 15 minuti.