Questa Nazionale inglese rende l’Inghilterra migliore. Tutto merito di Southgate. Anzi no, pure di Klopp e Guardiola

EURO 2024

  Se è vero che il calcio non  è mai solo calcio, allora bisognerà prendere sul serio questo editoriale del Guardian non firmato, e dunque riconducibile alla linea della direzione. La Gran Bretagna è il paese bifronte, il regno del Leave in politica e del Remain nel calcio. La politica non coincide con la geografia. Brexit non è un sinonimo di Eurepeixit. Si può giocare a calcio con il resto del continente anche restando fuori dal parlamento di Bruxelles e dal mercato comune. Come la Svizzera, come l’Islanda, come la Norvegia, come l’Ucraina, come la Serbia. Ma il Guardian stamattina dice che questa nazionale di Southgate incarna il paese migliore. 

Il nazionalismo – si legge – non crea le nazioni. Ma aiuta a inventarle. In nessun posto è più vero che nel calcio. Una vittoria domenica segnerebbe la fine di 58 anni di delusioni nei tornei maschili più importanti. Ma significherebbe anche il trionfo di un nuovo paese e legittimerebbe le posizioni radicali assunte da una squadra che si è distinta per gioventù e talento, due doti che i loro critici raramente ostentano. L’identità della nazione è indissolubilmente legata allo sport: la vittoria dell’Inghilterra in semifinale è stato il programma più visto in tv quest’anno. Il cardine attorno al quale ruota questa storia è lo scorso Europeo, quando prima di ogni partita la nazionale si inginocchiava in segno di solidarietà con le proteste antirazziste e veniva fischiata una parte dei tifosi. Giornali e politici di destra sono intervenuti per criticare i giocatori. Quando l’Inghilterra ha perso la finale contro l’Italia, tre giocatori neri che avevano sbagliato i rigori hanno dovuto affrontare un fiume di insulti razzisti. Ora facciamo un salto al 2024. Quando l’Inghilterra ha perso contro l’Islanda in una partita di preparazione, Bukayo Saka – in campo solo per 25 minuti – è stato considerato da alcuni giornali come il responsabile della sconfitta con titoli come Black ice. Ma  senza l’immigrazione, solo tre degli attuali giocatori della squadra sarebbero titolari. Il viaggio verso la il titolo non può essere altro che una celebrazione della differenza. Tuttavia, quando la diversità è legata a qualcosa di successo, diventa un segno del genio di una nazione; quando è associata a una sconfitta, allora la diversità diventa la ragione del fallimento.

  Il Guardian però ritiene che l’unione all’interno dello spogliatoio, l’unione favorita dal lavoro del cittì Gareth Southgate sia la confutazione di questo malo-pensiero. L’unione ha compattato la squadra, dice il giornale dle progressismo inglese, contro “quelle ex stelle che si sono fatte un nome sulla BBC usando un linguaggio che mette alla berlina le prestazioni della squadra in un modo che avrebbe evitato su un’emittente pubblica”. Un chiaro riferimento alle uscite recenti di Gary Lineker. 

Il sociologo Stuart Hall ha detto che le identità culturali da qualche parte vengono, hanno una storia, ma come tutto ciò che è storico, subiscono una trasformazione costante. La famosa lettera Dear England da Gareth Southgate tre anni fa per Player’s Tribune ha dato al calcio inglese una nuova bussola, non solo al calcio,dice il Guardian, ma all’intero paese. “Sua è stata l’intuizione che i Tre Leoni dell’Inghilterra esistono come un simbolo che unisce un popolo. Questo torneo ha prodotto qualcosa di diverso, qualcosa di grandioso. La rovesciata di Jude Bellingham negli ultimi secondi di recupero contro la Slovacchia ha unito i tifosi di cricket di India e Pakistan nella gioia”. Dear England è diventata una piece teatrale a cura del commediografo James Graham. Ne ha scritto qualche giorno fa Lorenzo Longhi su Domani

Ebbene, il Guardian riferisce che Graham ne sta curando un aggiornamento per la tv e per il teatro, “Southgate potrebbe ottenere il finale da favola che ha sempre desiderato. Le interpretazioni su cosa significherebbe una vittoria inglese, o una sconfitta, nel prossimo week-end – si legge – magari sono esagerate. Ma dopo quasi un decennio di crescenti divisioni sociali, la squadra di Southgate rappresenta un’opportunità per riunirsi attorno a una visione fiduciosa di una nuova Inghilterra”. E allora, scrive il Times, ecco che parte la sarabanda della federazione, un’offensiva piena di fascino progettata per convincere Gareth Southgate a rimanere cittì dell’Inghilterra indipendentemente dall’esito della finale. Così va il mondo. Due settimane fa, non era buono manco per il Manchester United.

Però. Pero. Non è detto che sia merito suo, eh. 

Il Wall Street Journal parla di cambiamento di identità che ha portato l’Inghilterra sull’orlo della gloria calcistica. Per anni, i Tre Leoni sono stati noti per le loro sconfitte umilianti e le delusioni. Questa loro moderna trasformazione in seri contendenti a un titolo arriva in concomitanza di un trapianto di personalità. In che senso? Nel senso che l’ascesa della nazionale è il risultato diretto di un quarto di secolo in cui la Premier League è diventata la destinazione principale per i migliori allenatori del resto del mondo. In club come Manchester City, Liverpool, Arsenal, Chelsea e Manchester United, il nucleo della nazionale inglese, lavorano quotidianamente una raccolta internazionale delle menti più brillanti del calcio, tra cui lo spagnolo Pep Guardiola e il tedesco Jürgen Klopp. La loro influenza ha colmato il divario tecnico e tattico che esisteva tra i giocatori inglesi e il resto del continente. Oggi ci sono più titolari nella formazione iniziale dell’Inghilterra che sono stati allenati da Guardiola di quanti ce ne fossero nella formazione spagnola in semifinale

Secondo il Wall Street Journal, Phil Foden è la cosa più vicina all’accademia del Barcellona che sia mai stata prodotta in Inghilterra. Southgate aveva capito anni fa che tutto questo stava accadendo, e aveva capito che era necessario che l’Inghilterra giocasse di più come i suoi calciatori, e non il contrario.

 

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