E Mbappé ritrovò la velocità nelle gambe tutto d’un tratto

Onnipresente. Questo è stato Mbappé nell’ultima amichevole della Francia. Finalmente. Da tempo non lo vedevano in queste condizioni. Onnipresente, ma di fronte aveva il Lussemburgo, battuto 3-0, con due assist suoi. L’Équipe ha trovato confortante la partita del convalescente Maignan [5 in pagella: Colpito a un dito, non giocava dal 22 aprile, aveva diritto a una guarigione tranquilla. Ha afferrato la palla senza apparente imbarazzo]  e più che positiva quella di ‘Ngolo Kanté [6: Non ha perso il senso dell’anticipo, spesso emergendo con il ritmo giusto. Non ha quasi perso palloni, anche se non è stato messo spesso sotto pressione]. Thuram [5] viene considerato l’uomo che può aiutare Mbappé a mettersi nelle migliori condizioni, facendo gran parte del lavoro difensivo. E poi c’è lui, Kylian, voto 8, alla sua prima partita da ex PSG e da neo-Real. 

È un uomo-Stato, un uomo-nazione, tanto che il primo a sapere del suo trasferimento è stato Emmanuel Macron. Poco prima dell’annuncio ufficiale, Kylian Mbappé aveva avvertito il presidente. «Stasera, questa sera» gli ha detto, e alle 19.28 era davvero un calciatore del Real. 

Vincent Duluc ha scritto su L’Équipe che Il modo in cui Kylian Mbappé ha guidato i Blues contro il Lussemburgo è la migliore notizia che una partita di preparazione, ordinaria, possa offrire. Mancano dodici giorni al debutto della Francia agli Europei e sembra che Kylian Mbappé ha già ritrovato gambe e allegria. Da tre o quattro mesi allo stadio non si aveva l’impressione visiva della velocità tipica delle sue partite. Si è ripresentata all’improvviso. Forse non è contro il Canada, domenica sera, a Bordeaux, che aumenterà l’intensità. Ma non ci sono regole: alcune squadre hanno bisogno di una preparazione facile per acquisire sicurezza, altre sanno sfruttare le difficoltà per costruirsi un’armaturaconclude Duluc, mentre Loïc Tanzi lo definisce felice e liberato

 

 

Manuel Jabois, firma delle pagine culturali di El Pais, in una delle sue incursioni frequenti nelle pagine sportive dice che Mbappé non arriva come salvatore della patria per far dimenticare Cristiano Ronaldo, ma piuttosto per mantenere le cose a quel livello, come accade con gli amori platonici e pieni di smentite, quando meno ce n’è bisogno, quando meno ci pensi, quando ci sono altri che te lo hanno fatto dimenticare un po’, l’amore si presenta alla porta di casa

Fuor di metafora, Mbappé non più così giovane, arriva in un club che non ha bisogno di lui per vincere tutto. Ne ha bisogno perché ha sempre avuto bisogno dei migliori giocatori del mondo e perché lo spettacolo non può che continuare all’infinito al nuovo Santiago Bernabéu. Non c’è tregua a Madrid, dove altri titoli vengono chiesti nel giorno stesso in cui si celebrano

Alessandro F. Giudice sul Corriere dello sport ha sottolineato che il Real potrebbe essere il primo club a superare la barriera simbolica del miliardo (1,030 la stima, per la precisione). Ciò perché non è solo una società di calcio, ma una straordinaria fabbrica di contenuti di intrattenimento venduti in tutto il mondo. Un modello aspirazionale che produce identificazione collettiva ma pure un’organizzazione capace di monetizzare questo incredibile asset immateriale come nessuno su scala globale.    un valore puramente teorico, non essendo un club contendibile, per lo statuto speciale che ne fa una polisportiva di proprietà dei quasi centomila socios.  Sbaglia chi pensa che la Casa Blanca sia il regno degli eccessi. L’anno scorso il monte ingaggi era al 57% dei ricavi e il costo della rosa (stipendi più ammortamenti) consente al Real di essere in regola col Fair Play Finanziario. Del resto, a Madrid non sanno cosa sia un aumento di capitale perché non ne hanno bisogno. Anche le faraoniche campagne acquisti sono sempre state compensate da cessioni molto lucrative: ciò fa del Real Madrid, a dispetto di errati luoghi comuni, anche un modello di sostenibilità

 

        Che invidia, che somma invidia si alza da Barcellona. L’ha raccontata, sempre per El Pais, Rafa Cabeleira. L’unica cosa che sembra dimostrabile è lo stato di felicità perpetua in cui pare trovarsi l’Internacional Madridismo nell’ultimo decennio. È un fatto incontestabile che si intuisce a prima vista; non sono necessari nemmeno l’olfatto e l’intelligenza di Sherlock Holmes. A Barcellona abbiamo rinunciato da tempo a questa stessa felicità. Potrebbe essere che non riusciamo più ad abituarci ad essa, o alla parte proporzionale che ci spetta dopo averla maneggiata all’infinito negli anni di Guardiola, Messi, Cruyff, l’Unicef, i concerti di Manel, del Viva la vita dei Coldplay, La Masia, dove tutti quelli che avevano cervello ci sembravano Xaviniesta. Non sappiamo più come essere felici, senza indugi, come abbiamo dimostrato facendo esaurire la pazienza di Guardiola – un santo – o mandando via a rate l’intera famiglia di Messi, per non doverla spedire direttamente tutta insieme. Sono solo dettagli, ma contano e spiegano quasi tutto

 

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