3-1
Phil Foden è uno di quei calciatori che gli inglesi non si sono limitati ad aspettare. Non si sono messi a pregare il cielo affinché nascessero. Li hanno fatti nascere, li hanno nutriti, a un certo punto li hanno allevati. Quando si accorsero di non averne, si chiesero perché. Analisi, tesi, sintesi. Analisi, tesi, Foden. Così ogni volta che Foden esagera con un pallone accanto a un piede, non viene da sospirare e invidiare gli inglesi. C’è da fargli i complimenti.
In effetti ha esagerato pure nel derby di Manchester, una partita in cui il City è andato in svantaggio, ha rischiato e ha ritrovato il Phil.
Barney Ronay sul Guardian dice che nella prima ora di apertura un osservatore casuale, il famoso marziano atterrato in quel momento sul pianeta, avrebbe potuto credere che Foden fosse entrato in campo con un badante, oppure come un papà che la domenica mattina porta il bambino al parco ma nel frattempo si annoia, si distrade, scrolla il telefono.
“Alla fine si è scoperto che al suo fianco c’era Victor Lindelöf – scrive – il terzino sinistro del Manchester United, che ha fatto del suo meglio per seguirlo, inseguirlo, ostacolarlo, in una partita che in definitiva è stata unilaterale, da far tremare i polsi. Lindelöf non aveva la capacità fisica per fermare questa versione mezza stagione di Foden, un tipo, uno stile diverso, i suoi piedi si muovono troppo velocemente. Forse Erik ten Hag avrebbe potuto sostituirlo prima e avrebbe potuto fare di più per coprirsi un duello. Invece Lindelöf era ancora in campo da solo al 56esimo, presente ma assente”
Il 56esimo è quel minuto in cui Foden ha preso palla da Rodri e ha avuto tutto il tempo di produrre il suo gioiello più luccicoso, un tiro perfetto, una traiettoria curva, finita nell’angolo superiore della porta, un pallone colpito con un tocco nel punto giusto. Marcus Rashford aveva portato lo United in vantaggio all’ottavo minuto con il suo unico vero contributo alla partita. Dopo – lo United si è messo a difendere per 50 minuti, “come un gruppo di fanti di trincea negli ultimi giorni del fronte occidentale”.
Per 56 minuti lo United ha osato sognare. Così scrive invece Henry Winter sul Times mettendo l’accento sul secondo gol di Foden – quello al minuto 77 – quando “Foden ha spezzato la sua resistenza e poi il suo cuore. È finita 3-1 ma i gol avrebbero potuto essere molti di più per il City. Hanno giocato molto meglio, sono riusciti a tirare in porta 27 volte contro tre, hanno fatto registrare un possesso palla del 74%. Avevano la palla e avevano Foden” dice il Times, mentre Jason Burt sul Telegraph chiude ogni discorso a proposito di chi sia la stella più stella in questa squadra che gioca e brilla. Scrive: “Si parla tanto di chi sia il giocatore più importante del Manchester City: Erling Haaland, Rodri o Kevin De Bruyne? In questo momento è un certo Philip Walter Foden, il ragazzo locale, il prodotto dell’accademia, il gioiello nostrano nel cuore di questo scintillante palazzo globale cresciuto a sette miglia di distanza, lungo la strada per Stockport. Proprio quando sembrava che un altro eroe locale, Marcus Rashford dello United, avrebbe conquistato i titoli dei giornali – a giusta ragione per il suo straordinario gol iniziale da una trentina di metri, Foden ha dato una svolta a questo derby di Manchester. Con il cittì dell’Inghilterra Gareth Southgate in tribuna e con le convocazioni in arrivo la prossima settimana, non c’è dubbio che Foden dovrà essere al centro dei piani della nazionale per i prossimi Europei”.
Nella finale di Wembley 2021 contro l’Italia non c’era. Si era fatto male a un ginocchio qualche giorno prima.
QUANDO LO RIVEDIAMO mercoledì ore 21: Manchester City-Copenhagen [su Sky e Infinity+]