Ci sono polpacci e polpacci, ci sono guanti e guanti. L’America si sta domandando in queste ore che bisogno ci sia di portare parastinchi bizzarri e personalizzati durante queste World Series, oppure guanti tanto appariscenti, addirittura personalizzati, guanti che possono prendere la forma di una Bibbia o la faccia del conte Dracula.
Da noi gli occhi cadono sui calzettoni dei calciatori, alti, bassi, alla cacaiola come si dice sin dai tempi di Omar Sivori, indossati a quel modo anche da Vialli e Cerezo. Ne ha scritto stamattina Paolo Tomaselli sul Corriere della sera, dicendo che “c’era una volta il polpaccio libero e selvaggio, simbolo di estro, fantasia, classe e anche faccia tosta”, e in fondo c’è ancora, perché da Grealish a Dybala, da Gudmundsson a De Paul se ne vedono di ignudi. Eppure vanno tanto questi “mini parastinchi grandi come la cover di uno smartphone”, fanno nude look, perché ci sono ma non ci sono, aiutano a “stimolare genio e sregolatezza, lasciando più libertà alla gamba e forse anche al pensiero”.
L’altra tendenza sono i buchi nei calzettoni, delle solenni sforbiciate per evitare che siano troppo stretti e blocchino la circolazione del sangue. Qualche giorno fa su Slalom avete trovato anche la storia dei parastinchi intelligenti, quelli che cioè raccolgono i dati con il GPS su spostamenti, chilometri corsi, tocchi di palla, forse pure sulla crescita di calli.
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Dinanzi a tanta creatività, nella redazione di The Athletic si sono irrigiditi. C’è un lungo pezzo di Stephen J. Nesbitt dedicato alla nuova moda – vistosa, bisogna ammetterlo – di portare in campo guantoni personalizzati. Evan Carter dei Texas Rangers aveva una testa di Dracula disegnata su sfondo bianco, capelli neri, due canini insanguinati, un pipistrello alato e un cinturino nero. Una specie di Halloween in anticipo. È un bell’oggettino prodotto in uno studio di Nashville da una società chiamata Absolutely Ridiculous Innovation for Athletes, ARiA è il suo acronimo. Nello stesso giorno di consegna, a Phoenix, l’interno degli Arizona Diamondbacks Ketel Marte ne aveva ricevuto uno verde acqua decorato con gocce e granelli di gelato viola. Il fondatore e direttore creativo di Absolutely Ridiculous è un trentenne, ex giocatore universitario, pare, e si fa chiamare X. Preferisce mantenere segreta la sua identità non perché si vergogni, ma spera che le persone si concentrino sulla sua arte e non sull’artista, come si dice in questi casi, ma forse pure perché l’anonimato non è una cattiva soluzione nel marketing. Funziona.
X ha lanciato l’azienda due anni fa. Prepara guantoni pelosi oppure ispirati a Prince. Prima della pandemia, aveva presentato la sua idea al dirigente di una grande azienda e dall’incontro è uscito incoraggiato. La prima serie è stata prodotta a luglio del 2020. L’obiettivo era venderne 250, a un prezzo di 300 dollari. Sono finiti dopo 90 minuti. La sua mailing list è adesso di 10.000 iscritti e ha cominciato a produrre anche parastinchi personalizzati. Bryce Harper l’ha messo in campo per le finali di Conference, o come più o meno si chiamano.
Se qualcuno avverte i calciatori, prima o poi ce li troviamo in Premier League e in serie A.