In questo film il nome di Totò è la prima anomalia. Qui si chiama Antonio La Puzza, un nome estremo, non da lui. Totò era più un tipo da Antonio Lumaconi, Antonio Sapone, al massimo un Torquato Pezzella. Peppino sì che eccedeva nel presentarsi. Una volta era Lo Turco, un’altra volta era Barbacane. La Puzza – come cognome – sarebbe stato meglio addosso a lui. Invece qui Peppino si chiama Pagliuca, ma non fa il portiere come l’altro, l’originale, quello su cui Vujadin Boskov si poneva mille domande, o forse era sempre e solo una [«Ma chi ha sbaliato, Paliuca?»].
Qui Peppino Pagliuca [un dubbio: o si chiamava Paglialunga?] è un modesto truffatore emigrato in Germania, magliaro ovviamente, con altri napoletani, altrettanto ovviamente. La storia la conoscete. Se ci fosse stamattina Emanuela Folliero, direbbe che La Puzza parte per raggiungerlo e incontra Greta, la figlia dell’ammiraglio Attila Canarinis, ex ufficiale nazista che gli somiglia assai. È un giochino che avevamo visto già in Totò Le Mokò. La ragazza lo gli offre 20 milioni affinché si finga Canarinis in un processo, facendogli credere che sia una sciocchezzuola, invece si tratta del tribunale militare statunitense e di crimini di guerra. Seguono equivoci in quantità, Totò e Peppino sono divisi a Berlino, «ma amici di Retequattro non aggiungiamo altro per non rovinarvi il finale».
È un film maltrattato, maltrattatissimo, più dei soliti di Totò. La rivista Film Tv lo ha definito recentemente “balordo”, nonostante la pellicola restaurata sia passata negli anni scorsi addirittura al festival. Di Berlino. Nel suo libro su Totò, Paolo Isotta l’ha invece messo tra le opere più espressive. All’epoca – il film è del 62 – il Corriere Lombardo scrisse che “raccontare la trama è impossibile, tanto è confusa. Si può soltanto dire che film comici di questo genere è meglio non farli”, mentre il Corriere d’informazione commentò: “Spiace che due attori di gran classe come Totò e Peppino De Filippo si facciano coinvolgere in simili indigesti minestroni”.
Come si fa a non pensare a quei due, oggi che il Napoli – diviso dentro casa sua – va a giocare in casa di una squadra di Berlino che si chiama Union? Quando si alzano i muri, gli equivoci sono comuni. Può trattarsi di Berlino ma pure di Castel Volturno. Si allestiscono processi, si cercano colpevoli, i ruoli si confondono. Sei La Puzza e diventi Canarinis, sei Garcia e diventi Malaussène, sei De Laurentiis e vuoi fare Garcia. Tocca solo sperare che il film non venga fuori balordo, a questo punto. Quello del 62 incassò meno di ogni altro Totò dell’epoca. Qualche critico scrisse per responsabilità del regista, qualcuno segnala che Totò non fosse in forma [«Era fisicamente un po’ giù», questo è il ricordo di Age, sceneggiatore].
Nel libro I film di Peppino De Filippo, Enrico Giacovelli ed Enrico Lanciato spiegano che l’argomento Berlino appariva troppo drammatico in quegli anni, per essere accettato in chiave comica. Era andata male anche a Billy Wilder l’anno prima. Sessant’anni più tardi, ci fa ridere il processo che diventa una farsa, ci fanno ridere i due quando restano immobili perché hanno paura di aver ingoiato dell’esplosivo, ci fa ridere Totò quando tenta come al solito di parlare una lingua straniera [«Conoscete qualche Frau Merlin?»]. Fanno i vigliacchi l’un con l’altro. Paiono amici quando si fanno vedere in pubblico, ma sono pronti a scaricarsi vicendevolmente non appena si sente puzza di pericolo. Che ci vogliamo fare, ogni tanto succede.
Garcia | Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio: “A 60 anni circa, chi ha attraversato il calcio standosene dentro ad un pallone, non ha bisogno di osservare il futuro dal buco della serratura: e ora che sta per cominciare, che Verona gli ha riconsegnato un Napoli grande con le piccole, l’unica certezza per evitare che intorno a sé s’avverta ancora il venticello del pericolo è l’ingrediente madre del football”.
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È folgorante l’attacco di Gianni Visnadi sul Giornale, alla vigilia di Inter-Salisburgo. “È un’altra volta questione fra Tori, quelli Rossi di Salisburgo dopo quelli granata di Torino. Inzaghi non trema, convinto com’è, che il Toro migliore sia il suo, Lautaro Martinez”.
Libero fa notare che “nessuno in Champions League è abituato ad affrontare un attacco a due punte perché l’Inter è praticamente l’unica squadra ai massimi livelli europei a proporlo. Se Guardiola ha sofferto l’assetto nerazzurro, figuriamoci un Salisburgo in piena crisi”.
Nelle sere d’Europa non si sa mai. E pure nei pomeriggi. Paolo Tomaselli sul Corriere della sera allora dice: “Ragazzini, non fate scherzi. A parte il portiere Schlaer (27enne) e il capitano di mille battaglie Ulmer (37), il Salisburgo avrà nove titolari tra i 19 e i 22 anni, alcuni già nella rubrica delle grandi d’Europa come il centrale Pavlovic, il figlio d’arte Roko Simic e il gioiellino israeliano Gloukh, scovato grazie agli algoritmi: gli ultimi due hanno segnato nella vittoria della prima giornata in casa del Benfica (2-0), ottenuta dalla formazione più giovane della storia della Champions”.
COSA SUCCEDE IN CITTÀ Niente vetro | Libero: “Niente alcolici e bottiglie di vetro nella giornata di oggi. Ad ordinarlo è il Prefetto di Milano in vista della partita di Champions League fra Intere Salisburgo (18.45). La paura è che i tifosi avversari, attesi in centinaia a Milano, possano mettere a ferro e fuoco alcune strade della città”
in tv oggi ore 18.45 Sky e Infinity+: Inter-Salisburgo e Galatasaray-Bayern | 21 Canale 5, Sky: Union Berlino-Napoli | Sky e Infinity+: Braga-Real Madrid, Benfica-Real Sociedad, Siviglia-Arsenal, Manchester United-Copenhagen, Lens-PSV