Cittì Mazzanti ferito nell’onore. Storia di Egonu e d’anarchia. Travolti da un insolito destino nell’Europeo di agosto. Un complicato intrigo di procuratori, ammutinamenti e odore di basilico [Cioè: non sappiamo ancora niente]

    Sia benedetta Paola, santa redentrice degli individualisti. Era da molto tempo che mancava una bandiera da sventolare contro la retorica – quasi sempre falsa – dell’uguaglianza del gruppo, dello spogliatoio unito, della squadra in cui tutte e tutti si vogliono bene. La squadra che rende e funziona perché in armonia con il capo, il generale, il sergente, quello che è. La santa redentrice deve essere invece una di quelle persone che a un certo punto si fermano e domandano: siamo donne o caporali?

Sia benedetta Paola, santa redentrice degli individualisti, da quando abbiamo deciso che questo è, di questo si tratta, anche se non lo sappiamo. C’è un passaggio illuminante nella rubrica di Massimo Gramellini in prima pagina sul Corriere della sera, stamattina. Gramellini se la prende con un Paese che mortifica sistematicamente i talenti — in tutti i campi, non soltanto quelli di gioco scrivendo che solo l’Italia poteva relegarla in panchina agli Europei (persi malamente) e indurla a lasciare la Nazionale ad appena 24 anni e alla vigilia delle qualificazioni olimpiche

È illuminante perché in genere negli editoriali appare l’argomento opposto, la condanna di chi va per conto suo e “non riesce a fare sistema”. È illuminante due volte perché Paola Egonu viene accostata da Gramellini a Maradona, quando scrive non conosco Egonu, ma da Maradona in giù ho bazzicato tanti fuoriclasse dello sport, dell’arte e dell’imprenditoria. Sono un po’ tutti uguali. Bizzosi, anarchici, insolenti e pieni di sé (EGOnu, DiEGO, quando il destino è nel nome). In una parola alla moda: divisivi.

Bisogna riconoscere che quelle tre lettere sono un argomento suggestivo, affascinante, solo che è aperta la sfida a cercare un compagno di squadra che trovi Maradona divisivo. Avete quaranta minuti a partire da: oooraaaaa.

 

    In realtà, di questa storia continuiamo a non saper nulla. Potrebbe avere per titolo solo una di quelle strisce lunghissime care a Lina Wertmüller. Come dice l’Amico Geniale di Slalom in teoria, e davvero in teoria, Mazzanti potrebbe avere buoni motivi anche professionali per regolarsi come si sta regolando. Può darsi che Egonu abbia delle grosse responsabilità in qualcosa, che abbia commesso qualcosa di sportivamente gravissimo. Ma spettatrici e spettatori davanti alla tv, gente che tifa, gente che contribuisce allo stato di salute di un movimento, con uno share spaventoso che produce introiti pubblicitari, avrebbe il diritto di sapere. 

Giorgio Marota sul Corriere dello Sport-Stadio ricorda i 6 sold out in 7 partite dell’Europeo femminile, parla di 25 milioni di telespettatori su Rai e Sky, cita i 334.000 tesserati (nel 2022 erano 288.572), i 4.000 club, i 100.000 operatori del movimento e i 4 milioni di praticanti della base, a vario titolo. Quella che ieri su Slalom abbiamo chiamato Pallavopolis

L’Amico Geniale pensa a loro quando dice che spiegare è un dovere inderogabile. È certamente sacro pure il diritto di non parlare, aggiunge. Ma la scelta del silenzio comporta un costo da pagare. In questo caso il costo è l’hashtag #mazzantiout – la richiesta diffusa e insistente che si assuma subito un altro ct, perché quel ruolo è evidentemente dimezzato, quasi del tutto svuotato. Lungo i nostri percorsi professionali, arrivano all’improvviso episodi che cambiano regole e prospettive, non si possono trascurare, non possiamo ostinarci a credere che tutto intorno sia rimasto uguale. Se non te ne accorgi, dice l’Amico Geniale, abbiamo un altro buon motivo per cambiare. 

 

    In assenza di qualche informazione che arrivi da chi sa e preferisce tacere, ci facciamo bastare una notizia che arriva addirittura dal Brasile, dal blog del giornalista di O Tempo Bruno Voloch. Una giocatrice brasiliana gli ha riferito che Cristina Chirichella, Caterina Bosetti, Monica De Gennaro e Paola Egonu hanno guidato una rivolta per estromettere Davide Mazzanti dal suo incarico. Si sarebbero rivolte al presidente della federazione dicendo che non avrebbero più giocato, con Mazzanti ancora al suo posto. Manfredi ha respinto le pressioni e ha confermato il Ct. L’indiscrezione è stata ripresa e rilanciata in Italia da Fanpage e Open. In sostanza un golpe uguale a quello delle calciatrici in Francia con Corinne Diacre [riuscito] e delle calciatrici in Spagna con Jorge Vilda [prima represso e alla fine riuscito]. 

 

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    Allenatori di pallavolo in Italia non mancano. Otto cittì italiani si sono seduti su altrettante panchine di nazionale agli Europei femminili, la federazione spende 200mila euro l’anno per qualificare e formare i suoi tecnici. Tutte le nazionali – 3 maschili e 3 femminili – hanno vinto l’Europeo. Nessuno, nella storia di questo sport, aveva mai fatto tanto spiegava qualche giorno fa Giorgio Burreddu su Domani. Zoran Terzic, allenatore della Russia, ha eccepito. Dice: «Hanno occupato tante panchine perché sono intelligenti. Potrebbero non amarsi, ma restano uniti. Inoltre, sono ben promossi dagli agenti. Come avviene questo? Diciamo che qualche club cerca una linea diagonale forte. L’agente dice: – Ne ho uno, ma devo portare il mio allenatore. Ci sono buoni allenatori in Italia, ma non abbastanza per allenare una nazionale su tre. Non sono d’accordo sul fatto che siano i migliori al mondo». Interessante. Bisognerebbe approfondire. 

Proprio stamattina Gian Luca Pasini sulla Gazzetta dello sport fa notare che Paola Egonu e il Ct Mazzanti hanno lo stesso manager. Anzi. Avevano. Proprio per queste tensioni il manager di Egonu e Mazzanti (e di altre ragazze della Nazionale), Marco Raguzzoni da qualche giorno non segue più l’allenatore marchigiano

Gulp. Questa è grossa. 

Pasini scrive che un anno dopo i Mondiali, la frattura appare ancora più profonda. È abbastanza evidente che è venuta a mancare la fiducia allenatore-atleta, difficile che il rapporto si possa aggiustare. Appare più probabile che Trinidad & Tobago vinca il prossimo Mondiale. La Gazzetta ricorda che nella storia della pallavolo italiana abbiamo avuto la rottura tra Maurizia Cacciatori e il Ct campione del mondo Bonitta, ci sono state le frizioni tra Francesca Piccinini e tecnici diversi. Ma Paola Egonu ha solo 24 anni. La pallavolo italiana può davvero far senza di lei? La federazione non si occuperà del caso prima del torneo di qualificazione ai Giochi [16-24 settembre], in Polonia, contro Polonia Usa Corea, e due soli posti in palio. Chi resta fuori può essere ripescato attraverso il ranking, ma comporterebbe una serie di problemi non piccoli, il più grave è rappresentato dal fatto che comprometterebbe una corretta preparazione per i Giochi, visto che l’Italia sarebbe costretta a impegnarsi già nella Nations League per mantenere il ranking attuale [ancora Pasini]. 

Che si fa? Girano i nomi di Julio Velasco appena ingaggiato da Busto Arsizio e di Marco Mencarelli.  L’impressione è che il risultato di Lodz non sia vincolante per la conferma di Mazzanti, né in un senso, né nell’altro. Quindi il rischio concreto è che se resta lui Paola non giochi a Parigi

Pierfrancesco Catucci sul Corriere della sera parla di mare agitato, ma lo spogliatoio è con lui e la qualificazione è complicata ma alla portata anche senza Egonu. Il resto verrà dopo, perché le toppe degli ultimi anni sono saltate e serve una riflessione urgente in vista di Parigi. A cominciare dal ruolo dell’opposta di Cittadella in Nazionale. Lei è un patrimonio della pallavolo italiana e bisogna provare a recuperarla in ogni modo. Che non significa concederle tutto per poi arrivare all’implosione del gruppo come al Mondiale in Olanda del 2022, ma nemmeno isolarla come è successo all’Europeo. Serve un compromesso e oggi appare complicato immaginare che possa essere Mazzanti

Secondo il Corriere della sera, allora, la posizione del c.t. È a rischio. Ha un contratto in scadenza dopo i Giochi, ma potrebbe essere sciolto dopo le qualificazioni.

 

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