Il ciclismo e i proverbi sul tempo

Insomma. Le cose stanno più o meno così. Quando si sente dire: chi ha tempo, non aspetti tempo – si potrebbe sospettare che sia un avvertimento quasi minaccioso ai pistard, quei matti che stanno in sella a certe bici spaziali, con dei caschetti spaziali, dei polpacci spaziali, e certe volte vanno a rifugiarsi in cima a una curva parabolica, su, su, su, e se ne stanno fermi, allo stesso tempo in equilibrio e in bilico. Il ciclismo lo chiama surplace. Te ne stai immobile e guardi l’altro o l’altra, studi, sbirci, scruti. Aspetti che sia lei [o lui] a muoversi per prima. Temporeggi, ecco. È una tattica. Hai tempo ma aspetti tempo. Tutto il contrario delle raccomandazioni del proverbio. 

Quanti ce ne sono, con il tempo. Il tempo è denaro, eccone un altro, come potrebbe testimoniare Tadej Pogačar, il più ricco dell’El Dorado, 6 milioni di euro all’anno dopo aver vinto due volte il Tour de France, un Fiandre, una Liegi, due volte il Lombardia, sei milioni a dispetto di chi crede che un ciclista sia ancora quello che va in tv e saluta la mamma, contento di essere arrivato uno. 

Oppure il tempo viene per chi lo sa aspettare – e questa si direbbe fatta apposta per gli sprinter, le ruote più veloci negli ultimi trecento metri. Se ne stanno nascoste nella pancia del gruppo aspettando lo striscione del km finale per accendere pedali e adrenalina, nella scia di un compagno di squadra, oppure più d’uno, un treno. Non succede più tanto spesso, sono rimasti in pochi a correre così, sono quasi dei panda, ma la volata rimane un palpito classico delle bici, come se fosse Guerra e pace

Buon tempo e mal tempo – dice un altro – non durano tutto il tempo. Certe volte devi mettere una mantellina mentre sali sulle Alpi o in cima ai Pirenei, altre volte dei fogli di giornale sotto la maglia perché in discesa fa più freddo, si scende più veloci, immagina il vento, oppure quando fa caldo chiedi alla polvere. È vero pure che a goccia a goccia si scava la roccia, significa che un po’ alla volta, un po’ alla volta, il tempo sarà dalla tua parte per una grossa impresa, innamorarsi per esempio, oppure come quando al traguardo volante vai a catturare quei tre o cinque secondi di abbuono. In quel momento non sono niente, sono una goccia, eppure in classifica generale si fanno sentire, come Moser rinfacciava a Saronni negli anni in cui si giocavano così la maglia rosa al Giro. Ai bei tempi – manco a dirlo. Ai tempi di Noè. Ma non Andrea. Il vero Noè.

Il tempo è galantuomo. Lo fu con Davide Rebellin, accusato di doping, gli venne tolto l’argento olimpico conquistato l’anno prima a Pechino, secondo i suoi accusatori con l’aiuto dell’Epo. Il tribunale di Padova accolse le sue tesi, ma poi nessuno gli ha restituito la medaglia. Il tempo è un gran medico, comunque. Lo è stato con Claudia Cretti, caduta in discesa in un pomeriggio di incubi e strazi al Giro d’Italia, andò in coma, è stata operata due volte alla testa. Pensò al ciclismo come a una cura, non come a un amore perduto. È tornata in bici e ai Mondiali paralimpici di Glasgow è andata a prendersi un paio di medaglie. L’amore fa passare il tempo e il tempo fa passare l’amore, anche questo si dice, e pare vero a guardare più da vicino cosa sta succedendo a Remco Evenepoel e Patrick Lefévére, il campione e il suo guru all’improvviso distanti, perché il ragazzotto vorrebbe andar via, firmare un contratto più ricco per una squadra più forte, arriva sempre il momento in cui si va via di casa. 

Quando invece si sente dire: uomo lento non ha mai tempo – si torna alla pista, dove avevamo lasciato le bici in surplace e adesso invece le bici girano forsennate lungo tutto l’anello, giocano ad acchiapparsi come i bambini nel cortile, inseguimento si chiama tecnicamente, il posto dove Filippo Ganna [qui ci sta bene: e i suoi fratelli] eccelle nonostante la mancanza in Italia di un velodromo al coperto [cfr Alessandra Giardini, Domani].

 

Ganna non ha solo fratelli. Ha già l’età per avere degli eredi, come questo 21enne bergamasco, Lorenzo Milesi, campione del mondo a cronometro fra gli under 23. Ha corso 36 chilometri in 43’00”46, alla media di 50 all’ora, più veloce del favorito belga Alec Segaert e dell’australiano Hamish McKenzie. L’Italia non vinceva questa maglia iridata da quindici anni, all’epoca ci riuscì Adriano Malori. Milesi corre all’estero, con la Dsm in Olanda. Marco Bonarrigo sul Corriere della sera racconta che la vittoria è stata costruita nella salita finale, la stessa che venerdì affronteranno i professionisti con Ganna in prima linea

Giovanni Battistuzzi sul Foglio ricorda che un altro fenomeno diciannovenne, Joshua Tarling, correrà la prova dell’élite contro Ganna, van Aert, Evenepoel, ma che Milesi comunque è sempre andato forte contro il tempo, ma quando qualcosa si pensa difficilmente realizzabile ci si sente quasi impreparati alla gioia. Ha tempo per trovare la sua dimensione. Ventun anni non sono niente, sebbene a ventun anni ormai si sale sul podio di grandi corse a tappe o si vincono classiche. Il ciclismo rimane uno sport dove la consapevolezza di ciò che si può fare e fino a dove ci si può spingere ha ancora un suo peso

Ciro Scognamiglio sulla Gazzetta dello sport ha scritto che Lorenzo Milesi ha una cosa in comune con Remco Evenepoel, anche lui infatti giocava a pallone, terzino nella Us Pellegrino «fino a circa cinque anni fa, poi ho rotto i legamenti della caviglia e ho deciso di cambiare. A quanto pare va abbastanza bene… Ma il ciclismo lo seguivo già e mi piaceva, in famiglia sono il primo. Nei pomeriggi di maggio il Giro d’Italia è sempre stato un appuntamento fisso»

Pare ancge una questione di dna geografico. Scognamiglio racconta che “la prima gara l’aveva fatta con il Pedale Brembillese a Nembro. Lorenzo è nato a San Giovanni Bianco, Val Brembana, ed è di San Pellegrino Terme come Ivan Gotti, due volte vincitore del Giro d’Italia: a dieci chilometri c’è Sedrina, il paese di Felice Gimondi. Ed è nato il 19 marzo, un giorno speciale per la bici, quello in cui per anni si è sempre disputata la Milano-Sanremo”

È fidanzato con Vittoria Guazzini, come racconta Bicisport, diventata campionessa del mondo Under 23 a cronometro lo scorso anno in quel di Wollongong, e per lei sarà ora di riprovarci in giornata. Così la coppia potrà vivere per 24 ore il sogno (realizzato) di essere entrambi campioni del mondo.

Anche Francesco Moser ha detto la sua, con un intervento assai mamelico sempre sulla Gazzetta, a proposito delle prospettive che toccheranno a Milesi. Quelli che corrono in squadre World Tour sono quasi sempre usati come gregari. È chiaro però che le occasioni vanno guadagnate e bisogna dimostrare di meritarsi un posto al sole. Per il movimento italiano è una giornata importante perché dimostra la bontà dei nostri atleti in questo tipo di prove

Le prove contro il tempo, intende dire. Chissà perché poi si dice contro. Col tempo e con la paglia maturano le nespole. 

 

CARNET Il programma di oggi 

ore 12.15: cronometro jr donne su strada [con Federica Venturelli e Alice Toniolli] | 13 mountain bike, prova jr cross donne | 15 cronometro élite donne su strada [con Alessia Vigilia e Vittoria Guazzini] e prova jr cross uomini | 16 Bmx, freestyle flatland élite donne | 17.20 Bmx, freestyle flatland élite uomini | 18.45 Mountain bike, short track élite uomini e donne

 

 

in tv oggi su Rai Sport e Eurosport

 

RUOTE CON MOTORI | TITOLI

  Tuttosport: Termina l’era del DRS. Ma soltanto in qualifica” – Alla base c’è il fatto che viene ritenuto inutile agli effetti delle prove di qualificazione. E comunque non è la via per limitare Verstappen   Termina l’era del Drs? Ma soltanto in qualifica   La discussione è incominciata dopo il GP del Belgio valutando la superiorità della Red Bull con l’ala aperta. Se ne parla per il 2024 e comunque continuerà a essere usato in gara per favorire i sorpassi. A Spa la Red Bull guadagnava 20 km  all’ora quando apriva l’ala   In questa stagione Max ha corso quasi sempre in testa, senza usare il Drs  

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