Marchand, Ceccon e Ledecky. Le cose da Phelps che si vedono ai Mondiali di nuoto

 

 

I Mondiali di nuoto a Fukuoka

 

Le cose da Phelps sette anni dopo Phelps ha cominciato a farle il primo giorno Léon Marchand, un tipo che un anno fa diventò l’ottavo campione del mondo nella storia del nuoto francese all’età di 20 anni, nuotando 44 centesimi più lento del vecchio primato del mondo sui 400 misti, ma senza avere il super costumone in poliuretano di quel tempo. Tolse il record europeo all’ungherese Laszlo Cseh, fece quel che Luca Sacchi in telecronaca definì «un progresso spaventoso», 10 secondi tolti al personale in due anni, e scrisse l’atto di nascita di un fenomeno. L’Équipe gli dedicò l’intera prima pagina, “così giovane e già così forte” diceva il titolo all’interno, mentre Céline Nony da Budapest parlava di uno “sforzo di incredibile violenza”, a dieci mesi dalla prima finale olimpica della sua giovanissima carriera, un sesto posto da pischello debuttante. Smise quel giorno di essere una promessa e diventò “una scommessa sicura”, Florent Manaudou lo chiamò «il primo giorno della sua seconda vita». 

Nel giro di un anno, la seconda vita di Léon Marchand è già arrivata a un punto che per molti potrebbe essere un culmine, un altro oro mondiale a Fukuoka, stavolta togliendo il primato del mondo a Phelps, con due segni che paiono scritti dalle stelle. 

Uno: c’era Phelps in tribuna a fare il telecronista.

Due: Marchand è allenato da meno di due anni da Bob Bowman, che di Phelps stato il mentore. Il nonno paterno di Marchand è stato un pugile dilettante, suo zio Christophe è stato convocato due volte per le Olimpiadi (1988-1992) e ha vinto due ori ai Giochi del Mediterraneo nei 400 stile libero. Suo padre ha vinto un argento ai Mondiali nei 200 misti e due bronzi agli Europei. Léon è nato da una sua relazione con Céline Bonnet, vice campionessa europea jr nei 200 e nei 400 misti, qualificata da sedicenne per la finale B ai Giochi nel 1992. I geni, il destino, il caso. L’Équipe l’altro giorno gli ha dedicato l’intera prima pagina, si capisce. 

 

ARTEFICI

Thomas Ceccon

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Cose da Phelps ha fatto Thomas Ceccon da noi in un paio di giorni. Il nuoto era abituato a contare i minuti di intervallo tra una gara e l’altra con super Michael e i re della polivalenza, i calendari strozzano semifinali e finali dentro uno stesso imbuto. Con un italiano, diciamo la verità, non avevamo conosciuto quest’aspetto. Fino a Ceccon, fino ai 24 minuti trascorsi tra l’arrivo della semifinale dei 100 dorso dominata dalla corsia numero 1 e la partenza della finale dei 50 farfalla, vinta lunedì pur tuffandosi con 11 centesimi di ritardo rispetto agli avversari. Undici centesimi su una gara di 2200 significa dare un vantaggio dello 0.5 percento. Non è tanto, non è neppure niente. Poco prima l’Italia aveva raccolto la prima medaglia individuale in vasca ai Mondiali con Nicolò Martinenghi nei 100 rana, argento come la staffetta 4×100 stile libero del giorno prima. Martinenghi era il campione in carica, un titolo vinto in assenza dell’ex dittatore Adam Peaty, alle prese ora con la sua spirale di disagi personali. Ancora senza Peaty, la rana ha trovato un nuovo fenomeno nel cinese Qin. 

Arianna Ravelli sul Corriere della sera raccontava ieri mattina le medaglie azzurre: “Nell’anno che viene dopo la consacrazione di fronte al mondo (gli ori a Budapest) e prima dell’obiettivo di una vita — l’Olimpiade di Parigi, ça va sans dire — i nostri uomini pesce non solo non vengono stritolati dal difficile mix aspettative-necessità-di-confermarsi-gestione-della-popolarità-crollo-di-motivazioni, ma restano là in alto sul podio imperterriti, con una medaglia al collo, sempre più consapevoli e maturi (per quanto si possa esserlo a 22 e 23 anni), seriosi come Thomas o sorridenti come Tete, capelloni con baffi d’antan o con un brillantino tra i denti gioiello del papà orafo, sinceramente amici”. 

 

  | parole Cosa ha detto Ceccon alla vigilia dei Mondiali

Arianna Ravelli sul Corriere della sera ha intervistato il campione del mondo uscente dei 100 dorso, definendolo “un attore rimasto imprigionato nel ruolo di un personaggio che ha avuto grande successo o un cantante a cui chiedono di suonare sempre la stessa hit”. Nel senso che Thomas Ceccon “a 22 anni lascerebbe volentieri i 100 dorso con cui, un anno fa, ai Mondiali di Budapest, ha vinto l’oro con tanto di record del mondo e smorfia indimenticabile. Una follia, ma Thomas è il profeta della polivalenza, l’unico in Italia che è in grado di portare nel programma gare a stile, dorso, farfalla”. Ceccon lo spiega nelle sue risposte. 

 ➣  Chiariamo: lei è qui a Fukuoka per prima cosa per cercare di confermarsi nei 100 dorso.

«Sì, lo so che non posso non farli. E mi tocca farli anche bene visto che devo difendere il titolo. Ma confermarsi, lo dicono tutti, è difficile. Poi magari viene un altro record, ma se non vinco il Mondiale non succede niente, dipenderà dalla gara e dal tempo».

 ➣  Ha detto che sarà difficile ottenere gli stessi risultati di un anno fa.

«Soprattutto nelle staffette, vedendo i tempi, non siamo quelli dell’anno scorso».

 ➣  Se potesse decidere lei cosa farebbe?

«Io e il mio allenatore abbiamo questa filosofia, ho fatto una gara col record del mondo? Bene, ora cambio e provo a fare il record nei 100 delfino. O nei 50 delfino: anche se è molto basso, penso di poterlo battere».

 ➣  Questa poliedricità dipende dal fatto che si sente un po’ artista? L’ha scritto sul profilo Instagram.

«Ah, non me lo ricordavo. Vorrei che fossero gli altri a giudicarmi».

 ➣  Torniamo ai 100 dorso: ora che è l’uomo da battere, cosa cambia?

«Cambia tutto. L’ho vissuta a Roma agli Europei. È figo che gli altri abbiano paura di te, in finale dicono “questo ha fatto il record del mondo”. E se tu riesci a tramutare la tua paura in sicurezza, è fatta».. 

 ➣  Caeleb Dressel ha smesso per un po’ di nuotare e sta tornando solo ora, Adam Peaty ha parlato dei suoi problemi mentali: qual è il segreto per restare in equilibrio?

«È molto difficile, penso che a un certo punto sia impossibile, anche Phelps dopo Londra è caduto in depressione, capita sempre. Se vinci tanto, la curva poi scende, per forza. E loro hanno vinto tutto: nel mio piccolo anch’io so cosa si prova. Ma Dressel ha detto una cosa bellissima: “Sono tornato non perché obbligato ma perché felice di tornare in acqua”. Mi fa venire i brividi. Uno come lui ha ancora voglia». – di arianna ravelli, Corriere della sera

 

Ravelli sottolinea giustamente che “Ceccon è un oggetto non identificato che dobbiamo imparare a maneggiare: forse non abbiamo ancora capito quanto è forte, perché, come i fenomeni, fa sembrare tutto facile”. Nei 24 minuti tra una graa e l’altra, racconta il Corriere, “la cosa più difficile era attraversare in tempo la Marine Messe hall e trovare un posto dove piazzare il lettino per fare fisioterapia tra una gara e l’altra. Ha rinunciato all’allenamento in acqua che serve a eliminare l’acido lattico perché non c’era tempo, un rischio per chiunque dei normali”. 

Alessandra Retico su Repubblica lo ha definito un oro ad orologeria. 

“Paura non gli fa niente a questo fenomeno di 22 anni che dal Veneto sta stampando la sua faccia da iconografia sacra sulle copertine del mondo: capelli lunghi e mossi, occhi chiari, baffi folti. Sul podio sta immobile e separato come un asceta, ma batte il cuore? Vive con mamma Gioia che si è trasferita con lui a Verona per farlo allenare nella piscina di Federica Pellegrini con Alberto Burlina. Papà Loris, col fratello Efrem ex nuotatore, sono rimasti a Schio”. 

Impressiona, Ceccon, perché parla fuori dai canoni che siamo abituati ad accostare agli italiani. Parla in trasparenza di traguardi, addirittura dice si è permesso di scegliere, di preferire, meglio l’oro nei 50 farfalla che nei 100 dorso, tanto l’altro già l’aveva vinto. 

Giulia Zonca su la Stampa ha scritto che “certi successi rimangono per l’emozione o i risultati straordinario, altri spostano e questo cambia proprio la mentalità: anche un italiano è capace di affrontare più gare, in diverse discipline, di mantenere la concentrazione, dosare le energie, moltiplicare le ambizioni, abituarsi al successo”. L’anti-italiano, continua Zonca, “sul podio non concede nulla, né sorrisi, né lacrime, assorbe l’inno e riparte”. 

 

Ieri all’ora di pranzo abbiamo fatto i conti con la nuova dimensione del mini-Phelps italiano, con le nuove aspettative pop, quando ha toccato la piastra dei 100 dorso con 5 centesimi di ritardo rispetto all’americano Ryan Murphy, lasciandogli l’oro e prendendosi l’argento. È parsa un’amarezza. Ceccon ha sbagliato lo scivolamento finale, ma soprattutto l’avvio, uscendo dal blocchetto in ritardo di 12 centesimi uscendo. Il suo allenatore parla di 5 centesimi maledetti, ma il nuoto questo è. Cinque centesimi consentirono a Benedetta Pilato di vincere l’oro nei 100 rana l’anno scorso. Ceccon fu campione europeo 2022 nei 100 dorso per 3 centesimi, campione europeo nei 50 farfalla per 8. Silvia Scala fu argento europeo nei 50 dorso per uno, Margherita Panziera oro nell’europeo 100 dorso dell’anno scorso per sei. Il nuoto è lo sport delle minuzie. Lasci un podio per la presa di un dito nell’acqua. 

Arianna Ravelli sul Corriere della sera stamattina parla di partenza, “rivista sotto la lente, non perfetta. Complice lo starter che si addormenta a dare il via, nulla di comprensibile a noi umani. «Ha dato un comando di “a posto” un po’ lungo, una cosa che indispone sempre Thomas», spiega Burlina. Ne è seguito un movimento non proprio impeccabile («ma alla fine ho perso un decimo, non di più», certifica Ceccon), anche per via del blocco, con prese diverse da quelle che si usano in Italia, e un avvio di gara più contratto del solito, «una frequenza non consona»”.

Massimiliano Rosolino sulla Gazzetta dello sport ha scritto che “la sconfitta di ieri ha reso più umano Ceccon, che merita comunque un 10: questo argento ci fa capire che non c’è nulla di scontato nel nuoto ma Thomas resta straordinario e ne trarrà la lezione di esperienza giusta in vista dell’Olimpiade. Non ha perso solo Ceccon, se penso alla ranista americana King, al romeno Popovici, anche i più grandi sono stati messi in discussione in questi giorni. L’americano Murphy ha retto il colpo contro Thomas, che fa sempre vedere un atteggiamento da “mi lancio e voglio vincere”. Forse imparerà adesso a difendersi di più: meglio qualche incertezza adesso che non all’Olimpiade”.

Giulia Zonca su la Stampa affianca l’argento di Ceccon a quello di Simona Quadarella nei 1.500 stile libero. “I due argenti azzurri sono talmente diversi che non sembrano nemmeno la stessa medaglia. Sono splendidi entrambi e segnano podi che continuano a definire il livello altissimo di questa squadra, ma sono fatti di parole diverse, di sentimenti contrastanti: sono uno l’opposto dell’altro. Per Quadarella la seconda piazza nei 1500 stile libero è il riscatto, per Ceccon, la stessa posizione nei 100 dorso è il sottile dispiacere di un oro mancato e pure così, con la sua fitta di rammarico, si porta dietro dati che lo classificano speciale. Quadarella rimette in acqua Veleno, soprannome con cui si è fatta notare a inizio carriera. Glielo ha dato la sorella che oggi e ingegnere chimico a Gedda: «Sta là dal 2018, all’inizio doveva girare tutta coperta, ora meno. Vorrei andare a trovarla, ma non so. Ho dei dubbi»”.

Stefano Arcobelli sulla Gazzetta dello sport considera: “Se è vero che il secondo posto è essere la prima delle battute, Simona ormai è avvezza a vivere la condizione di prima delle umane: come si fa a battere nelle trenta vasche una come la statunitense Katie Ledecky che ha vinto la specialità 5 volte su 6?”

 

  LE STELLINE DELL’ATTESA

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★★★★★  La semifinale del Setterosa

Per arrivare in semifinale, l’Italia ha fatto un’impresa contro le Usa, campionesse mondiali in carica e oro olimpico. L’Olanda ha invece eliminato il Canada segnando 11 gol nei primi due periodi, “positiva anche la prestazione di Aarts tra i pali – nel racconto di Waterpolo Development – 11 gli interventi positivi della numero 1 delle arancioni che dunque torneranno ad affrontare il Setterosa in una gara da dentro o fuori dopo i due confronti della scorsa stagione. Nel 2022 l’Italia perse a luglio la finale per il 3° posto ai Mondiali di Budapest (7-5) per poi riscattarsi a settembre conquistando il bronzo agli Europei di Spalato proprio contro le Oranje (16-13). Fisica, veloce, imprevedibile: l’Olanda è ormai da anni una squadra potenzialmente da oro olimpico, spesso fermata solo dai suoi limiti di concentrazione e di lettura del gioco”. 

Australia-Spagna è la seconda semifinale e si gioca alle 11.30. 

  quando |  oggi ore 10  in tv su Rai 2 e Sky

 

★★★★☆  Gregorio Paltrinieri negli 800

Stefano Arcobelli sulla Gazzetta racconta che “Gregorio Paltrinieri in tutta la sua enorme collezione di medaglie vanta pure un oro mondiale negli 800 (nel 2019). Ogni tanto gli vengono bene, altre no. Ad esempio ai Giochi di Tokyo sorprese tutti con un favoloso argento per poi rimanere di legno un anno fa a Budapest, nella sua prima gara. La finale di oggi raggiunta col 7° tempo (7’44”89) è invece la sua quarta gara dei suoi Mondiali giapponesi, e soprattutto è il momento di cambiare approccio dopo aver fatto il fondista, arrivato in piscina forte di un argento nella 5 km, di un oro nella staffetta e di un’incompiuta nella 10 km vinta da Florian Wellbrock, rimasto fuori dalla finale. Almeno in questo, e con una gara in più, Greg è più avanti del tedesco. Anche più stanco, certo. Ma carico”

  quando |  oggi ore 13.02 

 

★★★☆☆ Il record di Federica Pellegrini può cadere

Nei 400 stile libero doveva essere un triello. È stato un assolo. Ariarne Titmus ha spaccato la gara più veloce della storia, lei con il record mondiale [3:55.38] e prima donna di sempre sotto 3:56. Le tre avversarie alle sue spalle tutte sotto i 4 minuti, Ledecky staccata, McIntosh privata del primato [3:56.08] e fuori dal podio. Titmus ha nuotato un’ultima vasca definita mostruosa da Luca Sacchi in diretta Rai, in 28.87. Ledecky era indietro di un metro dopo i primi 100, strano per chi imposta la gara facendo il ritmo in testa. Titmus è uscita con la sua bracciata lunga, potente, continua, in propulsione. «Mai visto nuotare un 400 così bene – ancora parole di Sacchi – sul piano tecnico e come distribuzione». 

Nel 2019 Ariarne Titmus annunciava quello che stava per combinare, senza ancora saperlo. «Vediamo cosa succede a Tokyo. Se Ledecky è al suo meglio – disse – non posso batterla. Ma forse quel giorno sarà una tabula rasa. Non la affronto mai spaventata. È una persona normale».  E adesso siamo qua. Tabula rasa, sì.

Può farla anche nei 200, togliendo il primato del mondo a Federica Pellegrini, uno di quelli stabiliti con il costumone nel 2009 e che ancora resiste, il più longevo tra le donne. L’australiana è arrivata a 11 centesimi di distanza, due anni fa. Stamattina ne parla Federica Pellegrini a Repubblica, con Alessandra Retico. 

 

 ➣  Preoccupata?

«Me lo aspetto. Nei 400 mi ha stupito al livello di nuotata, quando ha toccato il muro e ho visto il tempo mi sono detta: è andata».

 ➣  Si è mai pronti a un appuntamento così?

«È normale, tanto più dopo 14 anni. Poi se succederà o non succederà di pochissimo, io sono preparata».

 ➣  Quanto le dispiace?

«A livello romantico mi piace che cada nello stesso momento in cui è caduto per mano di Marchand l’ultimo di Phelps, nei 400 misti, potrebbe anche starci. Dispiace sempre, ma ci sta. Se riesce a farlo come penso, chapeau. A questo punto credo sia anche giusto».

 ➣  Phelps ha premiato il francese.

«Bellissimo, un bel momento, molto emozionante. Era già un po’ chiamato, Marchand era già due volte che lo sfiorava, ha fatto una frazione a rana incredibile».

 ➣  Non le sarebbe piaciuto essere in Giappone?

«Sì, sono triste di non essere venuta, se Matteo (Giunta, marito e ex allenatore) fosse stato convocato un salto lo avrei fatto. A me il Giappone piace tantissimo. Ma così non avrebbe avuto senso».  – di alessandra retico, la Repubblica

  quando |  oggi ore 13.17

 

★★☆☆☆  La finale di Niccolò Martinenghi nei 50 rana

➣  Fa anche lei l’underdog?

«Mano ai tempi stagionali, sì: sono 5° e 6°. Non sono il favorito e non sento la pressione. Non devo per forza vincere sennò è un casino. Fukuoka è solo una tappa, anche se fondamentale verso Parigi 2024. Vengo da due settimane in altura a Livigno, mai fatto prima, mi serviva al livello fisico e mentale. Soltanto io, il mio allenatore Marco Pedoja e il fisioterapista, zen totale».

 ➣  Pronti, via. Chi ci sarà a sfidarla?

«Chi non ci sarà. Cinesi e americani forti, ma anche noi italiani. È il mio 4° Mondiale: al primo a Budapest 2017, al di là del fatto che avessi la febbre, con 59’0 sarei arrivato 3°, qui si rischia di non entrare in finale».

 ➣  Le manca Peaty?

«Sì, e lo dico anche egoisticamente. A volte mi sono sentito vincente a metà senza di lui, anche se vincere significa essere al posto giusto al momento giusto. Eravamo in tanti a giocarci l’oro e l’ho vinto io. Sì, mi manca Adam, non è vero che non è venuto agli Europei a Roma perché aveva paura. Io lo rispetto, ha sconvolto il mondo del nuoto per 8 anni, un Ronaldo in corsia».

 ➣  Lei cosa vuole?

«Sono contento di me. Ho lasciato la polizia, ero diventato fuori contesto anche se non sputo nel piatto dove ho mangiato, ma andare all’Aniene è stata una scelta per il futuro. Mi interessa la moda. Vorrei fare un’esperienza all’estero. Vivo con i miei, sono fidanzato con Adelaide, laureata in economia alla Bicocca. Ho un gatto, Dolly, non amo leggere anche se dovrei. Burdisso mi ha dato Le armi della persuasione , maa me piace stare tra la gente. Magari lavorerò nella pasticceria fondata da nonno Piero Pirola, padre di mia madre Alessandra, celebre per il cocktail rosa Apollo 11 in onore dello sbarco sulla luna». – di alessandra retico, la Repubblica

  quando |  oggi ore 14.01

 

★☆☆☆☆ Il resto del programma in vasca oggi

ore 13.26 100 metri stile libero maschili, semifinali con Alessandro Miressi

ore 13.36  50 metri dorso femminili, semifinali

ore 13.53 200 metri farfalla maschili, finale

ore 14.16 200 metri farfalla femminili, semifinali

ore 14.29 200 metri misti maschili, semifinali

ore 14.48 staffetta 4×100 metri misti mista, finale 

 

  Scusate il ritardo

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  Il bronzo nei tuffi

Giulia Zonca su La Stampa ha scritto giorni fa della medaglia arrivata nei tuffi, giudicando che le gare in sincro di Chiara Pellacani e Matteo Santoro “andrebbero viste per un corso accelerato di effettiva parità, forse funzionerebbero pure per qualche esercizio di affiatamento in una terapia di coppia anche se loro sono amici, ma va bene lo stesso. Il modo in cui si tuffano insieme, in perfetto allineamento a partire da caratteristiche diverse, è ideale per qualsiasi intesa”.

Hanno vinto il bronzo nel sincro misto alle spalle delle coppie di Cina e Australia. Un anno fa erano stati d’argento a Budapest: “Lui deve ancora compiere 17 anni – leggiamo su la Stampa – lei ne ha 20 e la capacità di acchiappare medaglie non dipende solo dal fatto che questi due si divertono insieme, ma da un lavoro preciso che va avanti da diverse stagioni e diventa sempre più dettagliato, attento, perché non è vero che queste gare miste sono soltanto propaganda per l’uguaglianza, alcune funzionano e altre hanno format troppo assurdi per avere senso (come la mista a stile libero del nuoto). Nei tuffi c’è il team event che è una prova di squadra, però ognuno va sul trampolino o sulla piattaforma per conto proprio e il sincro misto da 3 metri che si pensava troppo squilibrato e invece porta un alto coefficiente di armonia. E non te la trovi in casa, la devi costruire”.

 

  L’oro della staffetta

La staffetta mista aveva chiuso il programma del Seaside Momochi beach di Fukuoka, il mare agitato e sporco, colpa di un monsone che aveva reso il percorso più difficile. In mezzo a tutta quella schiuma, l’Italia aveva preso il primo oro dei Mondiali, anzi “schiuma, sporco, tronchi e meduse”, come ha scritto Arianna Ravelli sul Corriere della sera. Leonie Beck, la tedesca dei due ori individuali, ha messo sui social un video in cui ne tiene una di dimensione medie nel palmo della mano. Insomma, in mezzo a cotanta natura indifferente a noi, il pesce Greg Paltrinieri aveva chiuso la rimonta sull’Ungheria e sull’Australia, mentre la Germania senza Florian Wellbrock s’era accucciata al quarto posto, e amen. 

Giulia Zonca aveva raccontato su La Stampa: “Gli italiani sono fatti così, non dormono: la sera prima delle gare importanti i tecnici smontano, contano, calibrano e poi si ritrovano all’alba della colazione con i fogli colorati pieni di percentuali e i passi gara e le analisi”. Stefano Arcobelli sulla Gazzetta parlava di staffetta pazzesca, in mezzo alle “onde alte e fastidiose, un mare increspato ed insidioso”. Alessandra Retico su Repubblica, in una sintesi calcistica: “A Paltrinieri l’onore e l’onere di fare il numero 10 e fare gol”. 

 

 

La categoria Open per le atlete transgender

“Dal congresso della federazione internazionale è uscita la volontà di creare una corsia dedicata, come hanno fatto le grandi maratone, come medita di fare l’atletica, come in molti sostengono sarebbe più facile gestire un problema senza risposte corrette per tutti. L’inclusività totale priva le donne della certezza di un campo equo. Gli studi in materia sono ancora troppo recenti e parziali, il dibattito sui vantaggi a lungo termine ha bisogno di tempo per radicarsi nella scienza e nel mentre ognuno difende le proprie necessità. Capita che negli Usa, Lia Thomas vinca ogni prova del campionato di nuoto femminile Nca, dopo essere stata un nuotatore nella Ivy League e non è certo colpa sua, che segue le regole esistenti a livello universitario, però è legittimo che le rivali si sentano vittime del sistema. Il problema è gigante e così non si risolve. La categoria in più sa un po’ di ghetto, ma da qualche parte bisogna passare in attesa di capire quel che serve” – di giulia zonca, La Stampa

 

Tutte le cose scritte da Slalom su Lia Thomas sono qui

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