Quanto piacerebbe a Pep avere Rodri come genero. L’attacco di Casagrande ai campioni assenti al funerale di Pelé

MONDOGOL

 

  E così vi beccate la finale di Coppa dei Campioni 2021 per due volte di fila in quattro giorni, stasera in Premier a Londra, domenica in Coppa d’Inghilterra a Manchester. Rispetto alla sera di Oporto in cui Guardiola baciò la medaglia dei battuti, sulla panchina dei Blues siede Graham Potter e non più Thomas Tuchel, Raheem Sterling è passato dall’altra parte.

Il Chelsea ci arriva galleggiando a metà classifica, il piazzamento più basso dopo 16 giornate da sei anni a questa parte: allora era 16esimo, avrebbe rimontato sei posizioni, per quella che è rimasta la peggiore stagione dal 1996 a oggi. Un discreto motivo di pressione su Potter, tre vittorie nelle sue prime tre presenze in panchina e solo una nelle successive sette. Se l’allenatore che si chiama come il maghetto siede dove si siede è anche perché Pep ha parlato spesso di lui quando allenava il Brighton e lo faceva giocare wow – mica come quelli dell’Everton che mettono otto uomini in difesa. 

Otto sono pure i punti di distacco del City dall’Arsenal capolista che ha una partita in più e s’è arenato l’altra sera [0-0] davanti al Newcastle. 

 

CHI GUARDARE Rodri

Domingo Lores per Panenka ha scritto una specie di ode a Rodri, l’estensione in campo di Guardiola, come Busquets lo fu per Del Bosque e Ferrán Torres per Luis Enrique. 

Uno squisito costruttore di giocate che offre, allo stesso tempo, la grande capacità di coprire un ampio spazio di campo con compiti difensivi. Per questo, da quando è arrivato nella lugubre città del nord dell’Inghilterra, nessuno ha giocato più partite di lui. 

A Rodri non importa cosa succede fuori dal campo. Lo spettacolo mediatico lo annoia, non ha i social, in un periodo in cui anche le nonne hanno aperto un profilo su TikTok, né tatuaggi. Preferisce astenersi dalla celebrità. È un’altra delle cose che ama Pep, che forse lo vorrebbe come genero. La fama non lo riempie, né la cerca. Preferisce leggere o guardare documentari anziché giocare alla Play Station. Rodri è il giocatore preferito dai romantici. Uno dei pochi che continuano a giocare con la maglia dentro il pantaloncino. Uno di quei calciatori che evitano lo spettacolo e finiscono per essere spettacolari. Quello non appariscente.  Difficilmente lo vedrete su una copertina, nominato per un premio, o le lettere del suo cognome stampate dietro la maglia di un tifoso. Rodri è come un sigaro per un fumatore o un bicchiere d’acqua in un giorno di sbornia. Come il primo caffè della giornata, come gli amici e la pizza il sabato sera, una doccia calda d’inverno o fredda d’estate. Qualcosa di semplice e di sottovalutato, ma tremendamente piacevole

 

Quando Frank Lampard è stato annunciato come nuovo allenatore dell’Everton quasi un anno fa, si è affrettato a sottolineare che si sente la passione che i tifosi hanno per il loro club. Se negli 11 mesi successivi, a Lampard era capitato di dimenticarlo, l’altra notte gli è stato consegnato un duro promemoria in diversi punti della partita. Forse è perché hanno fatto così tanta pratica negli ultimi anni, ma i tifosi hanno perfezionato l’arte dei fischi sulle vecchie tribune traballanti di Goodison Park. Dopo aver sopportato l’ennesima sconfitta in campionato, nella quale la prestazione dell’Everton è stata eroicamente inetta, coloro che non se n’erano già andati si sono affrettati a sfogare la loro furia con un coro gutturale, sostenuto da una sonora fischiatadi barry glendenning, Guardian.

 

 L’attacco di Casagrande ai campioni assenti al funerale

“Prigionieri del rancore verso Pelé che li aveva criticati

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È con un pezzo di una durezza rara che Walter Casagrande ha commentato l’assenza dei campioni del mondo 1994 e 2002 dal funerale di Pelé. Fa nomi e cognomi, parla di rancore nei confronti di O Rei, invita la federazione brasiliana a fare piazza pulita e sbarazzarsi di ogni tipo di relazione con loro. Ne ha scritto su Uol [Universo Online], portale che appartiene al gruppo editoriale di Folha. In chiusura di pezzo, con un asterisco, c’è scritto che l’opinione di Casagrande non riflette necessariamente quella della testata. 

 

Non generalizzerò, ma la stragrande maggioranza di loro è risentita con O Rei. Perché quando faceva il commentatore per Globo, spesso è stato critico. È da molto tempo che i giocatori brasiliani non accettano obiezioni. Indicano come pessimi commentatori quelli che non passano il tempo a fargli carezze e coccole, com’è capitato anche a me. Non hanno mai accettato le critiche di Pelé. Lo hanno chiamato antiquato. Hanno detto che non capiva niente di calcio. Romário ha detto che Pelé era un poeta quando taceva. Ha parlato male di Pelé e di me, guarda caso i due che a un certo punto lo hanno criticato. Nel 1994 la Nazionale che vinse il titolo in Brasile fu criticata dalla stragrande maggioranza dei giornalisti, per il calcio truculento che presentava. Ci è voluto un po’ di tempo per capire che Parreira si preoccupava solo di vincere il titolo, di far uscire il Brasile dal digiuno di 24 anni senza un Mondiale. Oggi gli viene riconosciuto quello che hanno fatto. Giustamente. Ma loro non hanno mai digerito le critiche, nemmeno quelle di Pelé. Anche nel 2002 era stato aspro verso il calcio della Nazionale durante la Coppa. Non faceva più il commentatore, ma c’era. Nelle interviste dava la sua opinione, a pieno titolo. Ma anche quei giocatori si sono risentiti. Cafu rifiutò di ricevere la Coppa alle sue mani. Diede un colpetto alla pedana su cui era salito per sollevarla, mostrò dove voleva che l’Atleta del Secolo la posasse. Ha perso un’occasione unica per ricevere la coppa dalle mani del più grande della storia, l’unico tre volte campione. Cafu ha spiegato che non era in grado di volare e di venire alla veglia, lo ha fatto solo dopo molte critiche. Perché non hai parlato prima? Il tempo è passato, il rancore di questi viziati no.

Non hanno mai dedicato una parola a O Rei. Nessun discorso, nessun omaggio, hanno semplicemente ignorato la sua esistenza. Non avere nessun rappresentante dei due titoli alla veglia di Pelé è stato vergognoso per la storia del calcio brasiliano. Mauro Silva è stato un’eccezione. Oggi è il vicepresidente della federazione di San Paolo. Romário almeno ha inviato una ghirlanda, anche Ronaldo, e hanno scritto un post. Ma il mondo ha notato la mancanza di rispetto e considerazione. Dov’era Kaká, quello che dice che i brasiliani non riconoscono i loro idoli? Ora è chiaro che è lui, Kaká, a non riconoscere gli idoli.

Tutte le critiche che stanno ricevendo oggi questi ex giocatori, le avevo mosse durante i Mondiali in Qatar. Sono stato attaccato, la gente li difendeva, ora le cose sono chiare. Avevo solo richiamato l’attenzione sulla differenza di comportamento tra gli ex campioni brasiliani e gli ex argentini. Da una parte sembravano fratelli, esultavano come tifosi, i nostri si facevano pagare come dei manager. Molti di questi ex giocatori pensano che il calcio sia iniziato con loro. Molti giovani si rifiutano di studiare il passato, succede anche nei media. Dopo l’eliminazione in Qatar, ho detto che la federazione deve tagliare una volta per tutte con questa cricca, formata da persone che influenzano alcune scelte. Lo ripeto. Nessun membro della Nazionale è venuto da Pelé. Neymar era rappresentato da suo padre, ma all’alba era a una festa a godersi un samba: è questo tutto il dolore che prova per la morte di Pelé. E gli altri?.

Dani Alves pensa di essere il più grande giocatore di sempre perché ha il record di titoli. Non ha postato nemmeno un pensiero. Ci sono tanti dettagli che sono passati inosservati a molte persone, non a me né a molti altri. I giocatori brasiliani devono tutto all’esistenza di Pelé. È stato lui a mettere il giocatore brasiliano sulla mappa del calcio mondiale. Siamo rispettati perché siamo nati nella terra di O Rei. Ma Pelé era un cittadino del mondo e il suo passaporto è universale” – di walter casagrande, Uol

 

 

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