Il nuovo parcheggio del Milan: dagli USA al Medio Oriente

Il nuovo parcheggio del Milan: dagli USA al Medio Oriente

 

     Investcorp? Valerio Felletti su Libero quasi sobbalza. Il nome del fondo mediorientale che avrebbe manifestato un interesse verso il Milan, spuntato ieri sulle pagine del quotidiano sportivo francese L’Equipe, si trovava all’interno tuttavia di un articolo in cui si parlava di tutt’altro”

Oddio, e di cosa?

Eh, di cosa, di cosa. 

Di una irregolarità. Del controllo da parte del fondo Elliott sia del Milan sia del Lille, che fanno affari di mercato tra loro e hanno pure giocato uno contro l’altra nelle Coppe. Una influenza – ricorda stamattina Libero – esercitata attraverso holding lussemburghesi, su cui anche l’Uefa avrebbe acceso un faro

Nei divieti europei, ipotizza Libero, potrebbero cadere anche gli azionisti dell’Atalanta, se Stephen Pagliuca e la sua cordata americana dovessero essere scelti come nuovi proprietari del Chelsea. Finora l’Uefa si è espressa solo sul mondo Red Bull, sui legami tra Lipsia e Salisburgo, entrambe nel 2017 qualificate alla Champions. All’azienda delle lattine – ricorda Felletti – bastò togliere i suoi uomini dal CdA del Salisburgo, dichiarare chiusa la collaborazione tra i due club e ridurre il suo rapporto con il club austriaco a una semplice sponsorizzazione per ottenere l’ok dall’Uefa, con tanto di derby in E-League nella stagione 2018/19

È un aspetto finito stamattina in secondo piano, pazienza, delle inchieste sulle multiproprietà parleremo un’altra volta. Magari se il Bari viene in serie A. 

Se ne occupa invece Arianna Ravelli sul Corriere della sera, quando chiarisce che secondo un’interpretazione dei fatti, l’accelerazione per la cessione del Milan sarebbe una conseguenza per togliersi da quest’impiccio. Più probabilmente, può essere un’occasione ghiotta per molti.

Investcorp, allora. L’indiscrezione de L’Équipe ha trovato conferme nel lavoro di Reuters e Bloomberg, ambienti nei quali si parla di trattativa esclusiva sulla base di un miliardo di euro. L’attuale presidente operativo di Investcorp è Mohammed Mahfoodh Al Ardhi, un ex militare. Faceva il pilota dei caccia per la Royal Air Force dell’Oman. 

Carlo Festa sul Sole 24 Ore spiega che esso ha una strategia globale e in Italia è famoso soprattutto per aver realizzato alla fine degli anni ’80 uno dei più brillanti investimenti di private equity, quello in Gucci, che era stata rilanciata, poi quotata e infine era finita al magnate francese del lusso François Pinault. In Italia Investcorp è un fondo molto attivo, soprattutto su tre filoni: settore industriale, brand e marchi (anche nel lusso) e infine tecnologia. Di recente. ha venduto il marchio delle giacche da moto Dainese al private equity Carlyle, nel settore industriale ha invece ceduto il gruppo Ceme alla Investindustrial di Andrea Bonomi. Nel settore della tecnologia ha comprato Hwg, società italiana attiva nel settore della cybersicurezza. In Italia Investcorp si è invece trovato in difficoltà sul gruppo della moda Corneliani, per il rilancio del quale ha dovuto ricapitalizzare l’azienda. Da notare che Investcorp ha un ramo attivo nel real estate, che potrebbe tornare utile per la costruzione del possibile nuovo stadio.  che Elliott e il Milan non sono riusciti ancora a garantire, malgrado le discussioni ripetute con il Comune di Milano. Da parte sua il fondo Elliott, dopo 4 anni dall’ingresso come azionista della società e oltre 700 milioni investiti nel club, potrebbe alla fine riuscire nel suo disegno finanziario: cioè ottenere una plusvalenza dalla vendita del club rossonero, se davvero il valore di cessione si attesterà a un miliardo di euro

La Gazzetta esulta e titola: Un miliardo per il Milan. Progetto da top. Sarebbe la squadra più pagata di sempre. Investcorp col Milan pensa in grande

Ma cedere da un fondo a un altro fondo, significa davvero vendere? È questa la stabilità definitiva per il Milan? Oppure il Milan deve essere condannato a restare parcheggiato ancora, in un altro portfolio, in attesa che la sua valutazione cresca ancora? 

Alessandro F. Giudice, firma economica del Corriere dello sport-stadio analizza: Che prima dell’arrivo di Elliott il Milan fosse gestito male è fuori discussione: lo dicono i risultati economici (disastrosi) e quelli sportivi. Che abbia imboccato una strada di creazione di valore appare evidente: la squadra è tornata a lottare per il primato in Serie A dopo anni di stenti e ritrovato un posto in Champions mentre, sul piano finanziario, il club non assorbe cassa ormai da un anno (la posizione finanziaria netta è in deciso miglioramento) e ha invertito la tendenza all’erosione del fatturato presentando perfino una semestrale in utile (seppure grazie al ricavo straordinario realizzato dalla cessione di Casa Milan). Che lo abbia fatto con marcata discontinuità gestionale è pure evidente: il contenimento dei costi, la rinuncia ad assecondare pretese eccessive di alcuni giocatori fino al punto di perderli a zero, la valorizzazione dello scouting, l’uso dei dati nella selezione degli acquisti, l’indisponibilità ad alimentare aste sono scelte gestionali che stanno già facendo scuola in altri club. Stupisce semmai il timing”.

Così come stupisce l’osservatore del Corriere dello sport-stadio, l’identità del potenziale acquirente. Investcorp potrebbe rappresentare un veicolo attraverso cui il governo di Abu Dhabi e le sue diramazioni entrerebbero nel calcio italiano (Investcorp è basato nel Bahrein e il Milan sarebbe il primo club italiano acquistato da un investitore arabo) cercando di evitare sospetti di doppia proprietà.

Bene, no?

Gli anticipi nella corsa scudetto

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    Fra le sette e mezzo del pomeriggio e le nove e dieci della sera, prima dei gol di Leao e Messias a San Siro, l’Inter si era ripresa il primo posto in classifica non solo virtualmente, con l’asterisco, andando a vincere in casa del suo ex cavaliere del triplete Thiago Motta

Per Franco Vanni di Repubblica, Inzaghi ha ritrovato la regia di Brozovic, ora l’Inter può davvero incendiare il campionato. L’atteso turnover non c’è stato, segno che Inzaghi punta con decisione al bis tricolore. Nel primo tempo, Brozovic ha deciso di fare tutto da solo. Non gli bastava correre più di chiunque altro, toccare un centinaio di palloni a partita e avviare ogni azione pericolosa dell’Inter o quasi. Il regista croato ha fatto anche il gol del vantaggio

Mario Sconcerti sul Corriere della sera dice che se niente cambia, le carte restano nella mano dell’Inter che ha il suo punto virtuale di vantaggio. Ha mostrato qualcosa in più, sempre in controllo e predisposta ad arrivare al tiro con buona facilità. Il Milan ha fatto in fretta il gol che gli mancava, l’ha fatto anzi l’uomo che era mancato in questi ultimi turni, Leao. Il problema resta aperto, ma era importante per un giorno dimenticare l’ostacolo. Il gol di Messias ha completato l’argomento. Tutta Milano ora si mette a guardare Napoli. Credo sia il momento decisivo. Tra adesso e il prossimo turno (Inter-Roma, Lazio-Milan) avremo una risposta forse definitiva.

 

Vincere lo scudetto farà arrivare sull’IBAN 25 milioni e mezzo di euro. Lo ha calcolato Marco Sacchi per il Foglio sportivo, tenendo insieme i guadagni base per la successiva partecipazione alla Champions con quelli della serie A. 

Il club che concluderà la stagione al primo posto in classifica in questa stagione – dice – incasserà 17,6 milioni di euro, contro i 14,8 milioni di chi arriverà secondo o i 12,7 e 10,6 milioni di chi si classificherà rispettivamente terzo e quarto. Soldi che provengono dal totale incassato dalla Serie A per la vendita dei diritti televisivi e che – per quanto riguarda il piazzamento in classifica – rappresentano il 12% dell’ammontare complessivo: 113 milioni di euro. Per dare un’idea del rapporto tra prima e ultima della classe, la squadra che si classifica al ventesimo posto porta a casa circa 400 mila euro

 

la classifica Milan 71, Inter 69, Napoli 66, Juventus 62, Roma 57, Lazio 55, Fiorentina 53, Atalanta 51, Sassuolo 46, Verona 45, Torino 39, Bologna 37, Udinese 36, Empoli 34, Spezia 33, Sampdoria 29, Cagliari 25, Genoa e Venezia 22, Salernitana 16

 

  LUNEDÍ | Nel triello scudetto, tocca al Napoli questa settimana giocare dopo le altre. Nei giorni scorsi, Mario Sconcerti sul Corriere della sera e Alberto Dalla Palma sul Corriere dello sport-stadio hanno firmato un paio di editoriali per chiedere la contemporaneità. Dell’argomento scrive stamattina Giuseppe Pastore sul Foglio sportivo, in un pezzo dal titolo: Lunga vita allo spezzatino in Serie A. Il Foglio fa notare che non c’è campionato dove si pratichi la contemporaneità e si domanda: Ma è un vantaggio o no giocare prima? Giocare tutte insieme per un senso di giustizia, per scendere in campo ad armi pari? A parte che non s’è mai capito – si risponde Pastore –  chi sia più o meno favorito nel giocare prima o dopo (di solito ci si lamenta di essere sfavoriti quando si è appena perso), Inter, Milan e Napoli quest’anno hanno perso punti sia giocando prima che dopo le altre. Ma anche se fosse, perché non estendere questo senso di giustizia alla lotta per la Champions, per l’Europa League e soprattutto per la salvezza, dove la nostra storia del calcio insegna che c’è molto più rischio di partite aggiustate per convenienza sulla base dei risultati precedenti? E a quel punto chi andrebbe a spiegare ai broadcaster italiani e stranieri, che hanno investito sulla serie A anche sulla base di quello “spezzatino” inventato per aumentare i ricavi televisivi, che da adesso – proprio sul più bello – otto-nove partite verrebbero giocate allo stesso giorno e alla stessa ora?

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