O Signore, nostro Dio, sorgi, disperdi i suoi nemici e falli cadere
Confondi i loro intrighi, frustra le loro manovre disoneste
“God Save the Queen”, inno nazionale britannico
◇ Il campione olimpico di Tokyo nel 2021 ha migliorato il suo tempo del 2.97%: nessuno dei primatisti del mondo c’è mai riuscito nel giro di un anno, così come nessuno degli otto centometristi più veloci di sempre. Un progresso speciale non merita una curiosità speciale?
▻ Due giornalisti del Sunday Times si sono mossi da Londra nei giorni scorsi e sono venuti a Roma nel tentativo di parlare con Marcell Jacobs. La loro richiesta ufficiale di un’intervista era stata più volte respinta da un addetto stampa, secondo le moderne vie della comunicazione. Matt Lawton e Mark Palmer hanno fatto il mestiere come si faceva una volta. Hanno messo le scarpe più comode, hanno preso un aereo e si sono presentati lo stesso al campo. Hanno fatto quello per cui nasce un giornalista: porre domande. Il tentativo è andato così così, non hanno avuto risposte e domenica hanno pubblicato il loro pezzo, nel quale hanno messo in fila tutto ciò che è emerso finora su “il mistero di Marcell Jacobs, il campione olimpico emerso senza lasciare tracce e che poi ha smesso di correre. Il velocista italiano ha sbalordito Tokyo con l’oro nei 100 metri, ma nessuno dà una risposta diretta su come ci sia riuscito”.
Un pezzo con il quale tornano sullo stupore per “la vittoria shock di un outsider, un poliziotto italiano di 26 anni entrato tra gli oltre 150 velocisti che dal 1968 hanno infranto la barriera dei dieci secondi. Era così lontano dai radar che si trattava dell’unico partecipante alla finale olimpica escluso dal pool d’élite dei test antidoping dell’Unità di integrità dell’atletica”.
Il Sunday Times ricorda le evidenze. Dopo l’oro in Giappone, Jacobs ha saltato tutti i cinque eventi della Diamond League, dove si possono guadagnare 30 mila dollari. Ricorda il coinvolgimento del suo nutrizionista Giacomo Spazzini in una inchiesta della Procura di Milano per traffico di steroidi anabolizzanti, e a proposito della fine della loro collaborazione fa notare che il 2 agosto, il giorno dopo l’oro di Tokyo, “in un post sui social media la descrizione di Spazzini del suo rapporto professionale con Jacobs non lasciava intravedere una separazione”.
Un ex socio in affari di Spazzini, conosciuto nel mondo delle palestre come Mr Beef, ha finito da poco di scontare una squalifica per doping di quattro anni. I due giornalisti sono stati anche da Spazzini per qualche rapida domanda e sostengono che un suo viaggio a Dubai di qualche settimana fa si sia sovrapposto a quello di Jacobs nello stesso posto per un evento con Giorgio Armani. Spazzini dice di no. Segue ricostruzione dell’Operazione Muscle Bound.
Il Corriere della sera ha replicato già ieri con Marco Bonarrigo, la sua firma più competente in materia di doping, usando il termine “imboscata”, parlando di “velenosa doppia pagina” e di “reportage che spazia ampiamente con la fantasia”. Il titolo nella versione online diceva che “ la stampa inglese «rosica» ancora: un nuovo reportage del Times per denigrarlo”. Sport Mediaset ha ripreso l’inchiesta sul suo sito scrivendo che “in Inghilterra ancora non mandano giù la disfatta olimpica nei 100 metri”. Marco Gentile sul Giornale dice che gli inglesi non hanno “proprio accettato una vittoria netta, schiacciante, alla luce del sole, insomma onesta”. Oscar Eleni è intervenuto su Indiscreto parlando di “inchiesta inglese subito ripresa dagli amici di chi, forse, questi inglesi li ha pure chiamati a spiare nell’inadeguato campo Rosi”, mentre Gabriele Gerbotto su Oa Sport parla di “accuse infondate”, “ennesima provocazione” e di “un accanimento ridondante e insopportabile”. Ancora stamattina Libero titola che “gli inglesi rosicano ancora e vanno a caccia del doping di Jacobs” e per Federico Danesi, addirittura, il Times “di prestigioso ha certamente la storia ma questa volta sta diventando anche stucchevole”. Avvenire parla di “nuovi veleni”.
Perché gli inglesi sono così sospettosi? Sul serio rosicano? Nella finale dei 100 metri il britannico Zharnel Hughes non è nemmeno arrivato al traguardo, squalificato per falsa partenza. Pur volendo attribuire agli eredi della leggendaria tradizione di Fleet Street un clima da anni Quaranta, diventa complicato sostenere che a Londra possano recriminare per nazionalismo su uno sprint senza nessuno dei loro. Dite che è per la staffetta? Ma quella staffetta è più vicina a perdere l’argento per squalifica che alla condizione di reclamare un oro. Non possono i sospetti essere allora sinceri, diciamo: disinteressati? Sono davvero così fuori dal mondo e sorprendenti, gli inglesi, nella loro sorpresa?
Per capirlo bisogna provare a stabilire quanto il miglioramento di Jacobs sia oggettivamente strabiliante e fuori dal comune. Proviamo a farlo dimenticando per un attimo che sia italiano e chiedendo per la durata di queste righe a Mameli di non ruggirci dentro. Restiamo ai numeri. Marcell Jacobs ha vinto l’oro a Tokyo correndo il suo primato personale in 9”80. L’argomento principale su cui ragionano scettici e perplessi è il suo miglioramento improvviso. Nel giro di un anno – un anno che ha compreso il lockdown e allenamenti in situazioni più disagevoli – Jacobs ha tolto 30 centesimi al tempo di 10”10 del 2020. Significa che è migliorato in 12 mesi del 2.97% e del 2.29% rispetto al 10”03 corso nel 2019.
È tanto? È poco. Vediamo. Lasciamo per il momento da parte Usain Bolt e vediamo cosa è successo ai più grandi sprinter della storia.
Il secondo più veloce di tutti i tempi, Tyson Gay, ha corso il suo personale in 9″69 nel 2009. Si tratta peraltro di un tempo ottenuto con un vento di 2 metri al secondo alle spalle, giusto giusto entro il limite. Ebbene, a quel crono sensazionale Gay arrivò togliendo lo 0.81% rispetto all’anno prima (9″77) e migliorandosi dell’1.52% in tre anni (9”84 nel 2007). Una quota di centesimi paragonabile al balzo del 3% di Jacobs, l’ha limata in cinque anni (10″08 nel 2005). Yohan Blake, che nel 2012 ha ripetuto il 9″69 di Gay, ha tolto in un anno l’1.32% dal suo miglior tempo (9″82 del 2011) e la soglia-Jacobs in non meno di tre anni (10″07 nel 2009). Il quarto centometrista più veloce di sempre è stato Asafa Powell con il 9″72 del 2008. Powell si migliorò rispetto all’anno prima dello 0.2% (9″74) e per togliere il 3% da un suo precedente personale ha impiegato cinque anni (10″02 nel 2003). Il quinto nella classifica di tutti i tempi è Justin Gatlin con il 9″74 del 2015, raggiunto limando in un anno solo lo 0.3%. Per arrivare fin là scendendo del 3% ha impiegato cinque stagioni (10″09 nel 2010). Gli standard dei più grandi sprinter della storia sono in media questi.
Proseguo per chi ancora non si fida. Christian Coleman è arrivato al suo 9″76 del 2019 migliorandosi in un anno dello 0.3% (9″79); il 3% l’ha tolto in non meno di quattro anni (10″18 nel 2015). Trayvon Bromell ha fatto 9″76 nel 2021 migliorando di 1.4% in un anno. La sua è una parabola anomala: perché nel 2019 era crollato a 10″54, ma i 100 metri li aveva corsi solo una volta. Per arrivare al suo personale con un taglio del 3% bisogna andare a ritroso fino al 2013 (10″14), otto anni prima. Nesta Carter, il nono velocista di sempre con 9″78 nel 2010, tolse in un anno l’1.31% (9″91) mentre per sottrarre la quota di Jacobs ne ha impiegati tre. Maurice Greene, decimo di sempre con il 9″79 che nel 1999 fu record mondiale, calò in un anno dell’1.11% e per vedergli sottrarre la soglia del 3% si deve andare nel passato di quattro stagioni.
Adesso parliamo pure di Bolt. Usain ha corso il suo personale di 9″58 nel 2009, migliorando il precedente limite dell’anno prima (9”69) dell’1.13%. Per togliere una quota pari o superiore al 3% di Jacobs, ha impiegato meno degli altri grandi sprinter della storia: due anni (10″03 nel 2007). L’unico nella storia a fare il balzo sotto di tre anni. Era Bolt.
Jacobs dunque è stato più fulmine di lui. Si è migliorato del 3% in un arco di tempo inferiore a quello impiegato dai più grandi di sempre. Tutti tranne uno, il kenyano Ferdinand Omanyala, che ha corso in 9″77 nel settembre 2021 sulla pista di casa a Nairobi, scendendo rispetto a 12 mesi prima (10″32) addirittura del 5.32%. Due mesi fa l’Équipe gli dedicò una pagina con una lunga analisi del suo progresso, definendolo stupefacente.
Abbiamo applicato lo stesso metodo ai primatisti del mondo della storia con cronometraggio elettrico, compreso il 9”79 di Ben Johnson cancellato per doping a Seul. In più abbiamo aggiunto un paio di grossi nomi. Ora leggete tutto attraverso questa tabella:
A voler sintetizzare con qualche slogan imparabile e malizioso, si potrebbe dire che in questo 2021 Jacobs è progredito nell’arco di 12 mesi (e nell’arco di due anni rispetto al 10”03 del 2019) come nessuno dei migliori 10 velocisti di sempre tranne il famoso kenyano, come nessuno dei primatisti del mondo nella storia dei 100 metri – compreso il cancellato Ben Johnson – e che ha fatto un balzo del 3% nelle sue prestazioni impiegando la metà del tempo di Bolt e 10 anni in meno di Carl Lewis.
Ebbene. Anche detta così, non è la prova di nulla di illecito. Se non della straordinarietà della prestazione di Jacobs. La prova della sua eccezione. Ma a noi questo interessa. I dati qui sopra non dicono che ha barato, dicono che è lecito trovare il suo miglioramento molto fuori dai canoni della storia dei 100 metri. Dicono che non è così bizzarro se due giornalisti hanno voglia di saperne di più, due giornalisti dello stesso quotidiano che si insospettì sulle prestazioni extra norma di Lance Armstrong, indagò e lo fece cadere, mentre in Italia Filippo Simeoni viveva in solitudine le sue testimonianze in tribunale e le sue denunce. Gli inglesi (e gli americani, e i francesi) non ce l’hanno con Jacobs. Si stanno facendo delle domande e vorrebbero porne. Chi ha risposte solide, non vede l’ora di offrirne. Soprattutto se con le risposte si poteva aprire lo spazio per un ragionamento sull’incidenza delle scarpe e della pista (tecnologia o doping tecnologico?) – due elementi che di sicuro hanno inciso, anche se tutti gli atleti tendono a sminuirne la portata.
Di certo la stampa anglo-sassone indaga anche sui campioni dentro casa sua. Slalom se ne occupò il 14 agosto. È stato il Daily Mail a scoprire nel luglio del 2020 di alcuni test tenuti su atleti olimpici britannici con una sostanza segreta: fu l’apertura di Slalom del 13 luglio 2020. Daily Mail, Guardian, Telegraph e Times hanno tutti usato toni di condanna molto fermi nel caso dell’uso del testosterone nel team britannico di ciclismo Sky, adesso Ineos, parlando di insabbiamenti, bugie, reputazione in frantumi: fu l’apertura di Slalom del 13 marzo e del 14 marzo 2021. Sono stati il Mail on Sunday e il Times a svelare due settimane dopo che l’agenzia antidoping britannica era sotto inchiesta della WADA per aver nascosto la presenza di nandrolone nelle urine di uno dei ciclisti d’élite e per aver autorizzato la federazione britannica a tenere dei controlli privati fuori dai laboratori ufficiali. Parlarono di ombre sull’età dell’oro: fu l’apertura di Slalom del 29 marzo 2021.
La stampa inglese non ha certo bisogno che sia Slalom a ricordare che con il suo lavoro non rosica. Segue una curiosità. Nel nome di quella meravigliosa attività che chiamiamo giornalismo indipendente, lascia alla sua controparte tutti gli strumenti per replicare (dare risposte a delle domande) e per difendersi, compresa la querela. Ma della stampa inglese non si può ignorare che indaghi perfino quando potrebbe limitarsi a celebrare e cantare con la mano sul cuore God Save the Queen.
che cosa dice Jacobs
Le risposte che non ha voluto dare agli inviati del Sunday Times sono state offerte a Franco Fava, ex mezzofondista della Nazionale, oggi firma del Corriere dello sport-stadio, che parla a sua volta di “reiterati e vaghi sospetti” degli inglesi. Fava è stato al campo d’allenamento di Jacobs come gli inglesi e dice di aver incontrato anche l’inviato de L’Equipe, Nicolas Herbelot, con fotografo al seguito. “L’autorevole quotidiano sportivo francese sta approntando una edizione speciale in lingua italiana, in cui vengono celebrati tutti i successi sportivi azzurri della ricca estate. Il suo reportage romano su Marcell vuole essere anche una risposta alla stampa anglosassone, malignamente sorpresa dai trionfi olimpici perché poco informata sui precedenti agonistici di Marcell”. Lo leggeremo.
Jacobs nel frattempo dice: «In tanti hanno fatto finta di non sapere nulla di me, soprattutto i miei amici-rivali» spiega Marcell mostrando a Fava un whatsapp ricevuto più di due mesi prima di Tokyo da Fred Kerley, lo statunitense argento nei 100.
«Siamo amici da tempo sui social e quando gli ho inviato un video dell’uscita dai blocchi in allenamento a Rieti, ecco cosa mi ha risposto: “9”80 clean”. Esattamente il tempo che poi ho fatto in finale. Dubbi lui? E cosa dovrei pensare io di uno specialista dei 400 che da una stagione all’altra passa da 10”30 a 9”84?».
Jacobs replica anche al canadese De Grasse, bronzo sui 100 e oro nei 200 a Tokyo: «Mi conosceva, eccome se mi conosceva: a Montecarlo il 9 luglio mi era arrivato dietro quando avevo corso in 9”99. A Tokyo sono stato testato otto volte in dieci giorni, così come in tutte le mie gare della stagione (undici, esclusi i Giochi; ndr). Questi sospetti mi hanno un po’ amareggiato, ma non mi toccano più di tanto. Tutto nasce dal fatto che in molti pensavano che i 100 a Tokyo dovesse vincerli un americano e invece sono spuntato io… Il rinvio dei Giochi di un anno certamente mi ha aiutato, perché il 2020 è stato di transizione. Già nel 2019 facevo 10”03, pur correndo ancora con lo stile del lunghista».
«C’era una parte di me che tenevo nascosta, non esiste la parola magica per farla emergere ma con l’aiuto della mental coach sono riuscito ad abbattere anche questo muro. Sono un uomo fortunato, io. Non potrei fare a meno della mia famiglia, della mia compagna e dei due piccoli. Senza di loro, da single, mi perderei in mille distrazioni. Per questo cerco di passare più tempo possibile con loro in casa. Sono la mia forza».
Fava riferisce che l’allenatore Paolo Camossi ha già fissato la data e il luogo dell’esordio sui 200. Non rivela quali siano. Sulla distanza doppia, secondo Camossi, Jacobs vale 19”80-19”85.
«Può correre la curva a occhi chiusi in 10”35 e poi chiudere in 9”40».
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