La rivolta degli All-Blacks contro i fondi
Si può comprare la haka? Silver Lake pensa di sì. Vuole il 15% dei diritti commerciali della federazione neozelandese e offre 276 milioni di euro. Una goccia per il fondo californiano che ha già investito in Airbnb o in IT Dell. Gli All-Blacks dicono di no. Con una lettera lunga otto pagine, i leader della squadra Sam Cane, che è il capitano, Aaron Smith, Dane Coles e Sam Whitelock, hanno espresso la loro contrarietà, sostenendo che l’intesa danneggerebbe il tessuto del loro sport e che “i legami del rugby con la cultura Maori e Pasifika non sono in vendita a nessun prezzo”. Parlano di “indebita appropriazione culturale” e affermano di temere che la federazione avrebbe poi ceduto “un controllo superiore a quello che la partecipazione implica”.
La lettera confidenziale è stata rivelata dal New Zealand Herald e Liam Napier scrive che la squadra teme che un giorno o l’altro ci sarà una divergenza negli interessi tra la Federazione e il fondo. Ne scrive stamattina anche Karim Ben Ismail su l’Équipe ricordando che per legge i giocatori possono opporsi. Hanno diritto di veto. John Kirwan, campione del mondo nel 1987, ha detto alla radio che «i giocatori devono fidarsi dei loro dirigenti. Abbiamo bisogno di soldi per il movimento di base. Spero che prevalga il buon senso. Cedere il 15% non è un’espropriazione. I fondi di investimento nello sport sono inevitabili».
“E la storia non ha un significato?” domanda l’Équipe. Mike Bongiorno avrebbe detto: facciamo partire il cronometro. E Mike ne capiva, sia di domande sia di soldi.